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DIZIONARIO

DI Er.UDlZIO>'E

STOrxICO-ECCLESIASTICA

DA S. PIETRO SINO Al NOSTRI GIORNI

SPECIALMENTE INTORNO

AI rRnVCtl'ALI SAM-r, BEATI, MARTIRI, PADRI_, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII , ALLE FESTE PIÙ SOLENNI, Al RITI, ALLE CEREMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.

COMPILAZIONE

DI GAETANO MORONI ROMANO

PRIMO AIUTANTE DI CAMERA DI SUA SANTITÀ

G r». E G O Pv I O XVI.

A OL. III.

IN VENEZIA

DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA 31 D C C C X L.

DIZIONARIO

DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA

e:-S;S.

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A.]

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.RCIPRETE delle chiese e ba- sìliche di Roma. Era la dignità, clic soprastava agli altri canonici nelle ventisei Chiese collegiate, o titoli pres- biterali Cardinalizii, eh' esistevano in Roma, sino dal tempo di s. Gelasio I eletto l'anno 49^- ^on sia discaro averne qui come semplice erudizione 1' elenco: i. s. Clemente nel monte Celio; 2. ss. Vitale, Gervasio ePro- tasio nel titolo di Vestina; 3. santi Pudente e Pudenziana nel titolo di Pastore; 4- s- Grisogono in Tras- tevere; 5. ss. Giovanni e Paolo nel titolo di Pammachio; 6. s. Ciriaco nelle Terme diocleziane; 7. s. Ca- listo e Giulio in Trastevere ; 8. s. Crescenziana. Questa chiesa più non esiste; 9. s. Sabina sopra il monte Aventino; io. ss. Gabiuo e Susan- na, titolo appellalo ad duas laurosj II. s. Silvestro sul monte Esqui- lino, nel titolo di Eqviizio; 12. s. Eusebio nell'Esquilino ; i3. s. Ni- comede, insigne basilica ricordata nei martirologi di Reda, Usuardo ed Adone, ora distrulla; 14. s. Emi-

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liana, di cui non v'ha più alcun vestigio; i5i. ss. Nereo ed Achilleo nel titolo di Fasciola; 16. s. Caio, ristaurata da Urbano Vili ; 17. ss. Apostoli; 18. s. Sisto nel titolo di Tigride ; 1 9. s. Anastasia, detta sub palatioj 20. s. Ceciha in Traste- vere; 21. s. Prassede ; 22. s. Mar- cello; 23. s. Lorenzo nel titolo di Lucina; 24. s. Marco; 25. s. A- gnese in piazza Navona; 26. s. Teo- doro. F'. Piazza, Gerarchia ec.

Le facoltà estesissime, che aveva- no gli Arcipreti delle accennate chie- se, vennero tolte da Innocenzo XII, nel 1692, colla riforma ch'egli fece de' tribunali, cosicché non altro ebbe- ro che una paterna economica au- torità nelle cose appartenenti al ser- vigio della Chiesa , alla disciplina ed ai costumi: anzi la stessa di- gnità di Arciprete col decorrer del tempo in esse chiese pienamente si estinse.

Presentemente non hanno in Ro- ma la dignità di Arciprete che le tre patriarcali basiliche Lateranese,

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Vaticana e Liberiana. Tal dignità è coperta sempre da un Cardinale di S. R. Chiesa, e la istituzione di essa rimonta a tempi assai antichi. Infatti nella basilica lateranese, sotto il Pontificato di Bonifacio Vili, il primo Arciprete Cardinale fu Ge- rardo Bianchi di Parma vesco- vo di Sabina, sepolto nel Latera- no , quantunque non manchi chi opini contarsi prima di quel tem- po una tal dignità nel Laterano, argomentando ciò da vuia lettera di s. Pier Damiani diretta a Pietro Cardinale della S. R. C. ed Arci- prete della canonica lateranese. Nel- la basilica vaticana si crede essere stata istituita la dignità arcipretale nell'anno io35 da Benedetto IX, e viene indicato da Grimaldo chierico beneficiato e cronista della basilica medesima il Cardinal Orso come il primo che assunse tal dignità. Nella basilica liberiana s indica come il primo Arciprete il Cardinale Matteo, sotto Eugenio III nell'anno 11)3, e ne' tempi consecutivi vi si con- tano tra gli altri distinti Porporati di S. R. C, il b. Nicola Albergati e s. Carlo Bori'omeo. La serie poi degli Arcipreti delle suddette tre ba- siliche si riporta ai rispettivi articoli delle basiliche stesse. I predetti Arci- preti delle basiliche lateranese e va- ticana avevano la giudicatura fo- rense per gli alFari relativi alle re- spettive basiliche, ed alle persone ad esse addette.

Questa giurisdizione venne tolta aU'.Arciprete della vaticana dal pre- lodalo Iniìocenzo Mi, ed all'Arci- prete lateranese da Pio VII con la noia costituzione Post diiUurnas.

K da osservarsi, che l'Aiciprctc della basilica vaticana presiede alla fdihrica, esercita nella basilica me- desima il potere ordinario, e «piasi

ARC episcopale sopra i canonici, sul cle- ro, e sui ministii addetti al servi- zio di essa. Vi sono alcuni che o- pinano essere derivata l'autorità de- gli Arcipreti vaticani dai poteri, che avevano su di essa i vescovi por- tuensi dopo l'unione fatta del ve- scovato di Selva Candida alla dio- cesi di Porto.

Gli Arcipreti esercitano alternati- vamente coi capitoli il diritto di conferire i benefizii vacanti nelle re- spetti ve patriarcali e chiese unite, o ad esse soggette, eccettuali i ca- nonicati ed i benefizii maggiori , e gli alleiti al Papa, secondo le re- gole di cancelleria. Gli Arcipreti del- la basilica lateranese e della basili- ca vaticana esercitano questo dirit- to alla pari coi respettivi capitoli , cioè una settimana per ciascuno. Niel- la settimana spettante al capitolo, viene esercitato tal diritto dai sin- goli canonici per turno di anzia- nità.

L'Arciprete poi della basilica li- beriana esercita tal diritto col ca- pitolo nel modo sopraindicato, ma però con la dilferenza che l'Arci- prete ha due settimane in suo fa- vore, ed una ne ha il capitolo.

L'Arciprete lateranese esercita al- la pari coi canonici il diritto cos\ detto di Difesa delle aeque Mariane, volgarmente detta Marrana, posta fuori di porta s. Giovanni.

I predelli Arcipreti sono tenuti, in forza della costituzione 33, Pn- storalis q/Jìcii, di Alessandro VII, ad eleggersi distinti prelati, che li rappresentino con la qualità di vi- carii, in lìivore ilei ([uali , in (or/a della citata costituzione, debbono ri- lasciare una porzione non minore della mela della prebenda arcipre- tale, che essi godono nelle rispclti- vc basiliche.

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Non mancano esempli di destina- zioni fatte (lei prcdelli \icarii per mo- tii proprio dei Sommi Ponleliei con lettere in forma di breve.

I predelti viearii hanno in co- ro il primo posto fra i canonici, e la precedenza nelle processioni, an- corché i canonici fossero insigniti della dignità arcivescovile o patriar- cale.

Allorché gli Arcipreti invitano il sacro Collegio per assistere alle sa- cre funzioni nelle respetti ve basili- che, essi senza riguardo all'anziani- tà prendono l'ultimo posto fra i Cardinali, quindi nello stesso ordine di staUi seggono il prelato vicario ed i canonici. P^. Andrea Girolamo Andreucci, lyaclatus canonìco-theo- logicus j De vicariis basilicaruni ur- bis, Rom;c i744-

Gli stessi Arcipreti delle menzio- nate principali basiliche nella ri("or- renza del Giubileo vengono desi- gnati legati a Intere per aprire e chiudere le Porte sante che in es- se esistono, meno quella della Va- ticana che viene aperta e chiusa dal Papa. V. A-^xo SANTO e Porta

SANTA.

ARCIPRETI (degli) Alessio, Car- dinale. Nacque nell'Umbria dalla fa- miglia degli Arcipreti, delta poi di Pietra, che il Torrigio dice parente di Anastasio IV, e il \incioli sup- pone essere della nobile famiglia pe- rugina della Penna. Fu ordinato suddiacono della Chiesa romana, e poscia venne inviato da Alessandro III nella Scozia in qualità di legato apostolico, afllnchè componesse le con- troversie insorte tra il capitolo del- la metropolitana eli s. Andrea ed il re Guglielmo, a motivo della elezio- ne del nuovo arcivescovo ; e quin- di fu da Clemente- HI, a' ventuno marzo ii88, creato diacono Cardi-

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naie di s. Nicolò in carcere, donde passò al titolo Y'i'csbiterale di s. Su- sanna. Poco godette il nostro Ales- sio della sua dignità, imperciocché dopo alciuii mesi di Cardinalato, ter- minò la sua mortai carriera nel 1189.

ÀRCIPRIORE. Titolo che fu dato talvolta al maestro dei tem- plari.

ARCIPRIORESSA. Cosi chiama- vasi la superiora delle religiose di Lancarro in Borgogna.

ARCISUDDIACÒNO ( Jrchi.mb- (liaconus). Capo de' suddiaconi, of- ficio antico della Chiesa romana, di cui si fa spesso menzione nell' Ordi- ne romano. L' Arcisuddiacono si tro- va anche in altre chiese, come ad esempio in quella di Capua, dove egli ci era, dice IMichele IMonaco, nel Santuario Capuano, citalo da Du- cangc. Il Borgia, nel tomo II. pag. 174 delle sue Memorie, parla del- l' Arcisuddiacono nella chiesa Bene- ventana, e ne porta vm documento del 971, in cui evvi la sottoscrizio- ne d' un Arcisuddiacono capo dei suddiaconi della detta metropoli- tana.

ARCIVESCOVATO. Provincia, o diocesi posta sotto la giurisdizione spirituale di un prelato, al quale so- no soggetti dei sulfraganei. Tuttavia ve ne hanno senza vescovati dipen- denti, come sono gli arcivescovati di Amalfi, Chieli, Cosenza, Cran^ ganor, Leopoli, Lucca, Naxivan, Rossano, Scopia, Smirne, SpoletOy ce. Le chiese arcivescovili in pnrti~ bus, che egualmente sono prive di sulfraganei, sono le seguenti: AlcppOy Adana, Anchiala, Acrida, Arcadio- poli, Baruto, Calccdonia , Cona ^ Corona, Emessa. , E Ho poli , Farfa: o Farsalia , Irenopoli , Marcui- nopoli , Naziaazo f Nicca , ISico-

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sia, Nisibij Palmira, P'irgi, Sa- talia. Siila, Sdivrea, Sion, Sergio- poli , Sinopoli , Teodosia , Trabi- sonda, Teflis.

ARCIVESCOVO. Prelato, detto eziandio metropolitano, che ha pa- •recchi vescovi per suffraganei , dei quali egU è capo. E desso il primo vescovo di una ecclesiastica provin- cia. Renchè Arcivescovo e metropo- litano suonino al medesimo, non tutti gli Arcivescovi dir si possono indifferentemente metropolitani: dac- ché in ItaUa, ed anco nelle parti degl' infedeli , trovansi Arcivescovi , che non hanno vescovi suffraganei. J^. Arcivfscovato.

L' origine degli Arcivescovi o metropolitani si fa risalire fino ai tempi apostolici. Leggiamo che l'A- postolo aveva data la soprainten- denza di tutte le chiese di Creta al suo discepolo Tito, e quella della provincia dell'Asia a Timoteo [S.Jo. Chrys. sten. I. in Tit. et I. in Tinioth. ). Nel concilio di Antiochia del 264 troviamo chiaramente no- minati i metropoliti, come anche la loro autorità. Eccone il decreto : Episcopos, qui sunt in unaqiiaque provincia, scire oportet, episcopuni qui priecst metropoli , etiani curani suscipere totius provincice , co quod in melropolim nndequaque concur- runt omnes , qui liahent negotia. (Cfl!«. f) apud Labhceum, tomo II.).

Sulla origine degli Arcivescovi e inclropnlitani si possono vedere 1 Us- serio [De orig. episcnp. et metrop.)j De Marca ( Concord, sacerdot. et iniper. lih. VI cap. i n. 3); Ma- macchio {Orig. et antiq. Christian. lih. IV, cap. 4 § '>» num. 4)> Da principio qualcuno degli Arcivescovi dava anche il tilolo di univer- sale j ma IVlagio II, del ^78, ne fece espressa proibizione. L' nppel-

ARC lazione poi di Papa era comune ad ognuno di essi. Ciò fu rigorosa- mente vietato da Gregorio VII nel 1076. Gli Arcivescovi, oltre la giu- risdizione che tengono sulla propria diocesi, come gli altri vescDvi, ebbero sempre una giurisdizione sopra dei vescovi suifraganei, cioè non esenti, della loro provincia. Tale potestà da principio era vasta per modo, ch'essi nelle cose di grande impor- tanza nulla potevano decidere senza il loro assenso; anzi 1' Arcivescovo aveva tanta autorità nella elezione dei vescovi , che nessuno poteva esservi instituito, se prima egli non lo decretava. Era proprio cjuindi dell'Arcivescovo l'esaminare gli e- letti in vescovi, conseci-arli , istruir- li , e vegliare sui loro costiuni. Da qui l'Arcivescovo era chiamato pa- dre, maestro, giudice dei vescovi; da qui il giuramento di fedeltà che il suffragaueo deve al metropolita. P^. Thomass. de vet. et iiov. Eccl. disc. 1. I e. 4*^-> Van-Espen Sur. Eccl. p. I, tit. 19, e. 2.

Tanta giurisdizione venne poi regolata e circoscritta dai Sommi Ponlelici. Tra gli altri privilegi venne tolto quello di eleggere, con- fermare , esaminare e consecrare i vescovi suifraganei ( Thomass. loc. cit. e. 48)- Clemente V riservò alla Sede Apostolica le chiese, i vescovi delle quali morivano in curia ( Extr. Etsi in temporaliuni de Prcvben.) j Benedetto XII aggiunse altre riser- ve [Extrav. ad regimen. de pnrb. ) ; e finalmente dopo la pubblicazione delle regole della cancelleria, fu in generale riservata al Romano Pon- tefice la elezione e la collazione di tutte le chiese cattedrali. Sopra di ciò per altro si debbono attendere i concordati. Ma essendo rimasta c- gualmenlc di troppo estesa la giù-

ARC ri'jdizione de' metropolitani , venne diminuita dal concilio di Trento ; tuttavia in forza del diritto nx-tro- politico, l'Arcivescovo può invigilare i sulfraganci, e se fossero negligenti, riclùamarli al dovere e supplire alla loro negligenza nei casi permessi dai sacri canoni ; giudica in caso di appello dalle sentenze degli Or- dinarii ; secondo il Earbosa , ed altri autori, è giudice ordinario dei suffi'aganei nelle cause civili a forma degli antichi canoni ; ma a sentimento del Lottario e del Petra, non può esercitare tale facoltà nei sufl'raganei , che non vi acconsento- no , se non nei casi permessi dal diritto. Attribuiscono ancora i cano- nisti all'Arcivescovo l'esercizio della sua giurisdizione fuori della dio- cesi , ma nei limiti della provincia, nei seguenti casi: i.° IS'ell' obbligare i vescovi suffraganei ad osservar nella celebrazione degli oflìcii divini il medesimo rito, che si pratica dal- la chiesa metropolitana ; 2." nel costringere i vescovi suffraganei a cx'ìehrare i sinodi diocesani ; 3.° nel- l'obbligarli ad osservare i sacri ca- noni in materia di simonia; wel- r impor loro, che edifichino il se- minario ; 5." nel comandare che istituiscano degli arcipreti di cam- pagna.

Oltre a ciò 1' Arcivescovo pviò anche convocare i suoi vescovi sul- fraganei ad un concilio provinciale ( Conc. Trid. sess. 24 e. 2 de refor.); può obbligarli alla residenza nelle rispettive diocesi ( Trid. sess. 2 3 e. I de reform. ) ; ed in caso che essi non vogliano risiedere , senza una giusta ragione, può ascrivere i frutti del loro benefìzio alla fabbri- ca della cliiesa , ovvero ai poveri ; e nel caso di maggior resistenza , può anche denunziarli al Sommo

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Pontefice (Trid. ibid.). L'Arcivesco- vo può eziandio stabilire dei vicarii capitolari, pel governo delle diocesi vacanti delle loro provincie, se en- tro otto giorni di sede vacante, non ne nomina alcuno il capitolo della chiesa ( Trid. sess. 24 cap. 1 6 de reform. ) ; può obbligare i suffraga- nei alla consecrazione di un altro sulfraganeo, può giudicare della in- giustizia della sentenza di scomunica fulminata da un suffiaganeo.

Esistendo un forte motivo, l'Ar- civescovo può sospendere i suoi suf- fraganei , interdirli , scomunicarli ; ciocché ha facoltà di /'ar egual- mente il vicario dell'Arcivescovo, se questi fosse lontano, o mancasse.

Ma benché l'Arcivescovo, secondo il diritto comune, abbia autorità di infliggere le censure contro a' suf- fraganei, pure deve procedere con gran cautela, perchè le censure non si possono infliggere senza colpa; e la cognizione delle colpe dei vescovi non è soggetta al metropolitano. Quin- di o la può esercitare soltanto nel sinodo provinciale, o nel dichiarare una censura inflitta dal diritto co- mune, o tutto al piìi, se il suffira- ganeo manca in officio, in im at- to relativo al diritto metropolitico. Parimenti per giusto motivo può scomunicare il vicario o l'officiale di un vescovo suffiaganeo. Le giuste cause per cui può scomunicare il vicario di un suffraganeo, son le seguenti: i. se il vicario impedisce r appello della causa al vescovo; 2. se manca nell' addossatogli offi- cio; 3. se abusasse della propria giu- risdizione; 4- s^ "SÌ della giurisdi- zione datagli dal vescovo scomuni- cato; 5. se non osserva i privilegi della sede A postofica; 6. finalmente se sia di mal costume, ovvero incor- reggibile. Da questi casi però si

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ercellnn, 5P il vicario mancasse fuori ilt'l suo ()iìi(Mo : nllora non è sog- gollo alla i;iuiis{lizio)ic del metro- politano, se non nei casi espressi nel diritto ; ma l'esame ed il gastigo della colpa appartiene al suo vesco- vo , il quale , siccome qualunque altro magistrato, ha la (iicoltà a ju- re di punire un suo olliciale.

L' Arcivescovo può assolvere il suddito di ini sulTraganeo, che egli, senza legittima causa non vuol as- solvere, osservando però il modo prescritto dai sacri canoni special- mente nel capo Ad reprimcìulum etc. de qfficiis judicis oidiiiarii. Quando una qualche dispensa di- venta necessaria, ed il vescovo la nega, può l'Arcivescovo concederla. IV'ondinieno tale facoltà da molti gravi canonisti gli vien negata, an- corché si trattasse della sola dispen- sa dai voti. Veggasi Suarez tom.ll, lib. VI, de Volo. Sauchez lib. IX, in Decalog. cap. 38, num. ii-ic> Da altri però è limitata al solo caso in cui può esservi appello. Se i benefizii soggetti ad mi vescovo sudraganeo restano vacanti per ne- gligenza di lui, l'Arcivescovo può allora supplirvi] anzi quando tale vacanza prolungata fosse ad un se- mestie, la collazione, per diritto, sj)ctta all'Arcivescovo. Se il vescovo suIlVaganeo per negligenza non con- ferisce il benefìzio ad una persona presentala dal giuspatrono, e se fo.sseio scorsi due mesi l' Arcivesco- vo , cui il giuspatrono può fare incorso, ha il diritto d" istituirlo. {Plus V. Const. in Confi rendis i6 mail 1 5Q'j ). Se il vescovo è negli- gente nellobbligare un suo suddito ad esibire un (jualche testimonio , l'Arcivescovo j)uò obbligare il ve- scovo .stesso ed anche il suddito a produnu la Icslimouianza. Se il vc-

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scovo fosse negligente ncU' eseguire r ultima volontà ad cnsus ])ius dei suoi sudditi , può r Arcivc.NCOvo a- dempierla. Per supplire noudinuino a tale mancanza sono state concedu- te speciali facoltà alla con giega /.ione Cardinalizia della reverenda fabbrica di s. Pietro.

iSe' voti e nei giuramenti dei ve- scovi sullraganei, l'Arcivescovo può dispensare. Se i sudditi di un suf- Iraganeo hanno poderi nella diocesi dell' A rei vescovo, questi, nel caso che a lui si dirigano , può giudicare le loro eause. Un tempo TArcivescovo poteva a suo piacimento visitare le diocesi dei sullraganei ; oggi lo può soltanto dopo che nel sinodo pro- vinciale si è conosciuta ed approva- ta la ragione ( Trid. Se.ss. 24 de rcforrn. ). Mentre egli visita la sua provincia , può ascoltai'e le confes- sioni dei sudditi dei sullraganei, as- solverli, ed impor loro salutevoli pe- nitenze: questo stesso può far an- che per mezzo di un suo rappresen- tante ; dall'assoluzione sono esclu- si i casi riservati ai sullraganei, per- chè quando l'Arcivescovo visita una diocesi sullraganea , dessa viene ri- guardata come sua, ed egli siccome il .superiore di essa. La giurisdizione dell'Arcivescovo si estendeancctra, giu- .sta i canonisti, ad altri casi. Gli è le- cito istituire processo contro i cano- nici di un sullraganeo, quando non osservino le censure date dal loro vescovo. Ha l'autorità di so.speiidere qualcuno dalla predicazione in tutta la provincia, quando ne sia imme- ritevole. Può esiliare da tutta la provincia quegli, che ha commesso un delitto nella diocesi di lui. Nei casi spettanti alla sua giuri.sdizione ha diritto di mandare editti per tut- ta la provincia. Come deN'g.ilo «Iel- la Selle Aposlolia», ha il [>oterc di

ARC obbligare gli abbati ed i prelati re- golari negligenti, affincbè sia fatta la spiegazione del vangelo nelle par- rocchie, che dipendono dai moniste- ri nullius dioecesisj ma però esisten- ti nella sua provincia : cos'i pure ha il gius di portare la croce inalbera- ta in tutta la estensione della sua pi'ovincia ecclesiastica, ed anclic nei luoghi esenti, qualora non siavi il legato Pontifìcio, o un Cardinale, o un nunzio colla potestà di legato a Intere [sacr. Rie. Coiigr. in Taiirin. t) niarlii i5c)3, et i octohr. iGoi^. Ha la giurisdizione di benedire il popolo nella sua provincia, tanto so- lennemente che privatamente , ed anche nei luoglii esenti (Bened. XIV, t. 2 const. l\.o). Che se poi vi è il legato, o il nunzio apostolico, l'Ar- civescovo benedirà soltanto, avutane la licenza da lui (S. R. C. vit supra). Può usare del rocchetto, della moz- 7.etta e del pallio in tutta la pro- vincia, anche nei luoghi esenti (S. E.. C. ut supra). In quali funzioni debba egli usare del pallio, V. Pallto. Tutte le accennate attribuzioni non sono presentemente in piena os- servanza, se si eccettuino gli appelli, e rari son divenuti ancora i sinodi provinciali. Peraltro nell'America set- tentrionale [Vedi) gh Arcivescovi, per ispeciale annuenza della Santa Sede, hanno delle ingerenze particolari nel formare la terna dei soggetti da pre- sentarsi al Sommo Pontefice per la deputazione de' vescovi e dei loi'O coadiutori. Tali ingerenze si eserci- tano ancora da2;li Arcivescovi dell' Ir- landa [Vedi). I principali casi però, in cui l'Arcivescovo ha ristretta la sua giurisdizione, sono i seguenti: A te- nore della sess. 24 del Trid. e. 20 de refovin. , non può ingerirsi nel- le cause, che sono ventilate in prima istanza innanzi il vescovo, ed anche voL. m.

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dopo aver pronunciato in appello non può ingerirsi per la esecuzione delle sentenze; non può scomunica- re i sudditi del .sulB-aganeo, as- solvere quelli, che da esso furono scomunicati, fuori che in caso di ap- pello, il quale di regola deve avere una causa sufficiente e legittima; in questo caso deve prima rimetterlo al suo Ordinario, affinchè da esso lui ne riporti l'assoluzione, ed osserva- re il decreto della S. C. de' vescovi e i-egolari, dato a' 16 ottobre 1600, approvato da Clemente Vili , non- ché la costituzione di Benedetto XIV, Ad militantis Ecclesiae etc. Non può concedere ai sudditi dei suffi'aganei in prima istanza alcuna esenzione, non prendere ingerenza nelle mate- rie che concernono osservanza di fe- ste; non può scomunicare il popolo del suffi-aganeo, ricevere denaro o doni dai sudditi ; anzi se ne riceve è tenuto a restituire il dop- pio . Non gli è permesso 1' ob- bligare i sudditi di un suffi-aganeo a ricevere la sua legazione, ovvero ad eseguire le sue sentenze; non ha il potere di esser giudice com- petente dello stipendio dovuto agli avvocati del suo foro dai sudditi del suffi-aganeo; non ha fiicoltà d'in- fliggere le censure agli officiali del diocesano se l'icusano di comparire, chiamati essendo da lui; non può scegliei'si officiali nelle diocesi sutìra- ganee per le cause future (S. C. e- pisc. in una Vulturan. 1 3 maii i6o3); non può permettere che le cause di appellazione spettanti a lui, ven- gano trattate fuori della sua città o diocesi; gli è pi'oibito richiamar le censnre inflitte dall'Ordinario sull'ap- pellante (S. C. epis. in una Montis regalis 2 die. 1 609) ; non deve in- gerirsi nelle cause d'immunità ec- clesiastica spettanti ai suffi'aganei, ma 2

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bensì rimettere alla Santa Sede quel- li che ricorrono a lui (S. C. episc. in una anglon. 23 sept. 1624); co- sì pure non ha da mandar conunis- sarii contro i suoi suirraganoi, sen- za licenza della sacra Congregazione ( S. C. episc. in una umbriat. 2 5 maji 1629); gli è illecito ammini- strare gli ordini, la cresima, degra- dare ec. od eseguir altro esercizio di giurisdizione nella diocesi suffraganea, senza l'assenso dell'Ordinario di essa, eccettuati i casi espressi a jure; e- gualmente non può concedere di- missorie ai sudditi dei sulfraganei mentre visita le loro diocesi , così neppur celebrare i pontificali senza averne avuto il loro permesso (S. C. episc. et regul. 18 apr. i^gg); Non può giudicare le maggiori cau- se criminali dei sufTraganei ; con- ciossiachè , ove trattisi di forma- re intorno ad esse giudizio, que- sto si appartiene al romano Pon- tefice , così egualmente le mino- ri , poiché ciò spetta solo al con- cilio provinciale ( Trid. sess. 24 de refonn. e. 5.); non può richie- dere al sulTraganeo della causa, per cui non vuole promuovere agli or- dini un suo suddito , ma deve ri- mandare la cosa al Sommo Ponte- fice od alla sacra Congregazione del concilio (S. C. Conc. in llhem. 2 i apr. 1 668). Finalmente gli manca la fa- coltà di assegnare al sulìiaganeo un termine per delìnire una causa. Sul- la croce che portano gli Arcive- scovi dinanzi a sé. V. Croce A-

STATA.

ARCIVESCOVO in partihus. Co- sì si appella quell' Arcivescovo (;he tiene soltanto il litfjjo della chie- sa di quella città in cui domi- nava la religione cattolica, ed a- veva Arcivescovo. Ora però mol- le di quelle città lulte dogli iii-

A R C fedeli, ed abolita la religione, per conservarne memoria delle sedi , vengono egualmente ordinati de- gli Arcivescovi e vescovi, i quali però non hanno alcuna giurisdi- zione. Di essi troviamo una memo- ria nel concilio Trullano del 680, in cui vi erano alcuni prelati , che non avevano potuto andare al pos- sesso delle loro chiese, perchè erano queste sotto la dominazione degli infedeli. Ad essi venne dal concilio conservato il grado, colla facoltà di ordinare dei chierici, e spedirli in loro vece, subito che fossero cessate le ostilità. Veggasi Hieronym. Viel- mii , Luciihratio de Epìscopi s qiios Titularcs appellante Venetiis i58o. Andreas Hicronymus Andreucci, De Episcopo TiUtlarij seu in pardbiis. Roma? 1734, e la di lui Hierarchìa ecclesiastica y tom. I de Possessis pag. 490.

ARCO (Jrcan.). Città vescovile in partihus nell'Armenia minore, suffia- ganea di INlitilene, o Metelin.

ARCOLAIO. Ordine cavallere- sco. Kel i388 Margherita regina di Napoli vedova di Carlo III Duraz- zo, vedendo le rivoluzioni che agi- tavano il regno per le pretensioni di Lodovico d'Angiò, si ritirò nel- la fortezza di Gaeta col figlio La- dislao, da Urbano VI investito del reame. In questo tempo, Napoli fu assalita e combattuta dalle navi e galere della regina, all(> quali mol- ti nobili del Seggio di Porta nuova si opposero ; e perchè tal' unione a danno di Margherita restasse più vi- sibile e costante, si chiamarono Ca- valieri dell' Argo ta, per l'insegna che portavano nel lato sinistro di un Arcolaio, o ignommcralore rica- mato d'oro in campo rosso. Questi cavalieii condussero buon ninnerò di coniballenti in favore dell' An-

ARD

gioino, ma durarono quanto il bre- ve suo dominio, perchè al cader di Lodovico, i nobili, che ne seguivano le parli, furono prontamente disper- si. Stimano alcuni che la detta in- segna deW j4rcolaiOj fosse prescelta per significare, che siccome a poco a poco si toglie il filo dall' ergala, neir incannare la matassa, e resta affatto nuda, così l'acquisto del re- gno di Napoli si sarebbe successiva- mente elU'ltuato, spogliandone La- dislao e Miirgherila.

ARCONTICI. Eretici, che sorsero sul declinare del secolo secondo. Co- storo asserivano che il mondo fu creato dai Principati , coro di x4n- geli eh' essi chiamavano Archoiitcs. Dicevano inoltre che la redenzio- ne dell'uman genere consisteva nel- la dottrina, rigettavano i sacramen- ti, impugnavano la resurrezione dei corpi, e facevano autore dei sacri misteri Sabaoth, che riguardavano come uno dei principati inferiori. Si considerano come im lamo del- la setta dei valentiniani, o dei mar- cosiani. La vita di alcuni era in ap- parenza penitente ; altri la condu- cevano assai dissoluta.

ARDxl [Ardaincrii seu Herculia). Città vescovile, fino dal IX secolo, del- l'Ilhria orientale nella provincia di Macedonia, il cui prelato era suffra- ganeo del metropolitano di Tessalo- nica. Nell'anno i638 v'avea il ve- scovo Melezio, il quale sottoscrisse al concilio radunato dal patriarca di Cos tanti nopoh Cirillo di Berrea, per opporsi ai sentimenti calvinisti- ci di Lucaris suo predecessore.

ARD AG H (^j4rclacaden.). Città con residenza vescovile nell'Irlanda, detta anche Ardacliia . Questa piccola città d' Irlanda , è nella provin- cia di Leicester, capoluogo d'una baronia, edificata sopra una mon-

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tagna, presso il lago di Rye. Il Pontefice s. Celestino I spedì nel- rii'landa s. Patrizio a bandirvi la fede nel 432. Fra i vescovati, ch'e- gli quivi fondò, ci fu questo di Ar- dagli. Esso, nel 1741, era stato uni- to all'arcivescovato di Tuam , poi alla sede vescovile di Kilmore , ma quindi divenne sulTraganeo dell' ar- civescovo di Armagh, che è il me- tropolitano della provincia ecclesia- stica chiamata Ultonia. La residen- za del vescovo d'Ardagli, è in A- thlone, borgo che già fu seggio ve- scovile, rinomato per l'assedio, che sostenne nel 1691 contro il princi- pe d'Orange, conservandosi fedele al re Giacomo II ; ina nell' anno seguente, superato dal generale Gin- kle, con tutta l' Irlanda soggiacque alla dominazione del competitore del re predetto. La diocesi ha più di quaranta parrocchie e molte cappelle, con cinquanta vicarii; ha il suo capitolo, mantenendosi il Te- scovo culle oblazioni e rendite par- rocchiali , giacché il numero de' cat- tolici supera i duecento settanta mila.

ARDALEONE (s.). Eroe che incontrò coraggioso la morte per la fede di Gesù Cristo nel tempo in cui sul trono di Roma sedeva Massi- mino Galerio. Prima che si convertis- se alla verità della fede, egli eserci- tava la professione di commedian- te, e rappresentava sulla scena i misteri de' cristiani, affine di renderli segno alla derisione degh empii. II martirologio romano lo ricorda a' i4 aprile.

ARDEA. Piccqla città, ora quasi distrutta nella campagna di Roma. Ne' più riraoti tempi ella fu già splendida capitale dei rutuli, e reg- gia di Turno, il quale ebbe il co- raggio di far fronte ad Enea tro- iano. Prova della sua antichità si è

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la favola , clie Danae gittata nel mare da Argo suo padre, ne fos- se la fondatrice maritandosi col re Pilumno , arcavolo di Turno , manca chi sostiene ripetere l'origi- ne fnio da Ulisse. Fu quindi signo- reggiata dai latini, e tre secoli do- po la fondazione, Roma se ne im- padionì, e vi spedì una colonia. E- ravi un tempio di Venere, al quale accorrevano i latini, e fui'ono cele- bri le sue acque sulfuree, dette A- quae Ardeatinae, Foiites sulphurati. Ora è feudo e marchesato della ca- sa Sforza Cesarini, per compera che Giuliano Cesarini, gonfaloniere del popolo romano, ne fece l'anno 1 564, da Marcantonio Colonna.

Rinnovata la via Ardeatina con- tigua alla celebre via Appia, nei fa- sti ecclesiastici suona celebre il suo nome, perchè nobilitata dal sangue di molti martiri. Nella detta via ri- nomato fu il cimiterio di s. Ealbi- jia e di s. Marco Papa del 336, il quale vi fabbricò ima chiesa. Evvi anche quello di s. Petronilla , di Flavia, di Domitilla e de' ss. Nereo ed Achilleo, uno dei più antichi di Roma, oltre quelli che nomina Bo- sio. Ardea appartiene alla diocesi di Albano. Fra i Cardinali che fio- rirono nel Pontificato di Giovanni IX, si nomina Leone, monaco be- nedettino che trasse i natali nella villa di Priapo, territorio di Ardea, Fu eletto Pontefice nell'anno 908 col nome di Leone V. Nel Xll se- colo Ardea era luogo fortificato, giacché Papa Gelasio II, fuggendo le persecuzioni di Enrico V per la vertenza delle investiture , si ritirò col Cardinal Ugone in Ardea, e di per Ostia, passò a Gaeta sua patria, nel i 1 1 8. Nell'anno i 1 35 fu celebrato in Ardea un concilio, a causa d'una vertenza fra i canonici

ART) di s. Giovanni ed i monaci di s. Pietro di Nurcki , per alcune pos- sessioni, come dice il Mansi.

ARDEMORA. Città vescovile d'Ir- landa sino dal V secolo nella con- tea di Kerry, sufFraganea della me- tropoli di Cashel, unita neh' XI seco- lo a Lismora e T f^aterford (^Vedi).

ARDFERTA {Ardfcarl, o Arda- twn). Piccola città episcopale, fino dal VI secolo, di Monemonia o Momo- nia, situata nella contea di Kerry, sulfraganea di Cashel in Irlanda. Fu anticamente capitale della contea, e dicesi che avesse ima vniiversità; ma nella guerra del 1641 venne quasi distrutta, ed ancora si veggono ri- levanti avanzi de' suoi cditizii reli- giosi.

ARDINGHELLI Nicotò, Cardina- le. Nicolò Ardinghclli nacque in Fi- renze nel i5o2 da una delle piìi co- spicue famiglie. Segnalossi in varii ra- mi dello scibile umano, ed era bene instrutto nel diritto, nella poesia, nel- le lingue italiana greca e latina. Ad acuto intendimento accoppiava me- moria tenace, rara prudenza. I suoi meriti lo fecero annoverare tra gli accademici fioi-entini, e protetto dal Cardinale Farnese, che poscia fu su- blimalo al Pontificato col nome di Paolo III , ebbe aperto il campo di addentrarsi vie meglio nelle scien- ze, e godere l'amicizia e familiarità de' più dotti personaggi di quell' e- poca. Paolo III gli alhdò l' incarico di segretario del Cardinal Farnese suo nipote: poscia gli fu conlcrito un canonicato nella metropolitana di Firenze ed il vicarialo della Mar- ca. Dopo qualche tempo si vide l'Ardinghelli innalzato alla sede ve- scovile di Fossombrone, locchè av- venne nel i54i, «lei qual anno fu mandato dal Sommo Pontefi(-e alla corte di Francesco I, in qualità di

AKD nunzio. Lo scopo della sua missio- ne eia quello di conciliare la pace fi'B esso e Carlo V, nonché di pro- curar la celebrazione del concilio ge- neiale. Acconipag-uò poscia in Fian- cia ed in Ispagiia, e giovò coli' ope- ra sua e co' suoi consigli, il Cardi- nale Farnese, il quale erasi recato presso quella corte insignito della dignità di legato a latcre. Ritorna- to in Roma, fu onorato della cari- ca di Datario da Paolo III , che inoltre a' 19 dicembre i544? lo creò prete Cardinale del titolo di s. A- pollinare. Tanta era la sua perizia nel maneggiare gli affari più impor- tanti e difficili, che, secondo il Se- gni, governava le faccende secreta di tutta la Chiesa^ ed avea il ma- neggio dello Stato Pontificio. Ma erano appena passati tre anni dac- ché era slato promosso alla porpo- ra, quando una morte immatura troncò il filo de' suoi giorni nel I :)47, contando egli soltanto (juaran- tacinque anni di vita. Fu sepolto nel- la chiesa di s. Maria sopra Miner- va, ove leggesi un onorevole epi- ta.'fio sopra la sua tomba. Il IMaz- zucchelli ed altri fanno onorevole menzione di questo Qudinale, e ne' loro sciitti riferiscono alcuni monu- menti del suo ingegno.

ARDlZZOi^E, Cardinale. Ardiz- zone vuoisi dal Ciacconio vesco- vo di Cuma; ma l'Ughellio non ne fa parola. Venne innalzato alla di- gnità della porpora da Eugenio III nel 1 1 jo. Sottoscrisse alla concor- dia, che venne stipulata ti"a Federi- co I imperatore ed il detto Ponte- fice Eugenio III.

ARDOIjXO, Cardinale. A.rdo'mo da arcidiacono della cattedrale di Piacen- za si fece poi canonico regolare del- la congregazione di s. Frediano di Lucca. Quindi, nel 1178, iu Frasca-

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ti fu da Alessandro III creato prete Cardinale del titolo di s. Croce in Gerusalemme. L'Ardoino appose la sua sottoscrizione a varie bolle di questo Pontefice, nonché a parec- chie di Lucio III, del quale inter- venne ai comizii. Dopo aver soste- nuto per tre anni la dignità del Cardinalato, terminò i suoi giorni nel ii8c>. E autore di im opusco- lo, che si conosce col titolo de Deo inimorlali.

ARDUINO (s.), abbate di Fonte- nelle. J^. s. Vandregesilo.

ARDUINO o Amomxo (s.), vescovo di Sens, usci da ragguardevole famiglia gatincse. Ottenuto dai genitori l'as- senso di rendersi religioso, entrò neir abbazia di Ferricres ; nxa poco dopo fu obbligato alla chiesa di Sens, e fatto sacerdote da Geremia che n'era l'arcivescovo. Le sue vir- tù gli procacciarono nominanza nel- la corte cU Luigi // Buono, dal qua- le perciò fu invitato, e costituito sorvegliatore del contegno e costu- me di tutta la baronia. In progres- so fu cancelliere di Pipino re di A- quitania. Comeché ricolmo di lavo- ri, non poteva a meno il santo di sospirare il suo primiero riliramen- to, e invitato di que' giorni appun- to, in cui morì Adalberto abbate di Ferrières, ad entrai'e invece di lui, vi s'indusse senza grave difficoltà. Circa la fine dell'anno 828 fu sur- rogato a Geremia, e in forza della predicazione, a che era attissimo, fece che moltissimi si convertissero. Mori ai IO di ottobre dell' 840. Le sue reliquie furono arse a Fer- rières dagh ugonotti, nel iSGg, e non ne rimangono che piccoli avan- zi. La festa ne ricorre ai i o otto- bre, che fu il giorno della sua morte. ARDUINO, Cardinale. Arduino Cardinale diacono del titolo dei ss.

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Cosimo e Damiano, fa promosso a cotal dignità da Alessandro IT, il quale occupò la sede Pontificia dal 1061 al 1073.

AREDIO (s.), altrimenti detto Agricola, vescovo di Nevers, fioriva nel sesto secolo, ma non è noto che per l'antichità del suo culto, e per le sue soscrizioni ai concihi di Or- leans e di Parigi, l'uno dei quali si tenne nel 4^9? ^ l'altro nel 55 r. Fu successore di Rustico, uno dei Vescovi che intervennero al conci- lio di Orleans dell'anno 54 1. Po- se cura a sradicare dalla sua chie- sa o2fni seme di eresia, ed o^ni a- vanzo di culto idolatrico. Domandò d'esser sepolto in una cappella di Decize, piccola città posta lungo la Loira, e passò di vita 1' anno 558 ai 16 agosto, nel qual giorno ap- punto se ne celebra la festa.

AREDIO (s.), abbate nel Limo- sino , venuto a luce in Limoges circa l'anno 5 11, era figliuolo di Giocondo e di Pelagia , ragguarde- voli ambidue per virtù e per no- biltà di lignaggio. Allevato cristia- namente, si applicò alle scienze, con non comune profitto e fama di addottrinato. Venuto alla corte di Teodeberto , ne fu cancelliere , ma per insinuazione di s. Nicezio vesco- vo di Treveri, abbandonò gli alìàri terreni, e passò alla solitudine. La morte però, che in quell'epoca av- venne del suo genitore, fu causa ch'egli ritornò a Limoges per sol- levare in qualche modo il dolor della madre. Poco dopo fondò il monistero di Atanc nel Limosino , e vi fu primo abbate. Le i-egolc, che a tal monistero prescrisse, era- no presso a poco le istituzioni di s. Cassiano e di s. Basilio. IVima di morire fece testamento, e passò di vita intorno l'anno 591. I miracoli

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operati alla sua tomba ne attestaro- no la santità. La sua festa è in- dicata ai 2 5 di agosto.

AREHA. Città A'escovile appar- tenente alla seconda Auguslanica Da alcuni è creduta quella degli Arci. Ebbe un uomo di nome Ciro, il quale intervenne al concilio efe- sino.

AREOPAGITA. V. s. Droxicio. AREQUIPA {de Jrequipa). Città grande del Perù e capitale della pro- vincia di tal nome con residenza vesco- vile. Il suo clima è dolce che in tut- to r anno la campagna è coperta di fiori, e vi si gode una primavera continua. Viene chiamata la P^enC' zia del Perii. Il suo nome significa Ebbene restatevi, risposta che 1' In- cas, sovrano del Perù diede agli spa- gnuoli quando gli domandarono di fermarvisi. Il conquistatore Pizzaro la fondò nel i536, a nome di Car- lo V, che nel i54i le diede il tito- lo di Città. Di poi il Sommo Pon- tefice Gregorio XI II, Buoncoinpa- giio, bolognese, ad istanza del re di Spagna Filippo II , erigendo nel Perù tre vescovati con titolo di jus patronato regio, vi comprese que- sto chiamato anche Ariquiba, facen- dolo sulfraganeo di Lima. Nell'anno 1606 fu diviso da Cusco, e la sua rendita era di diecisette mila pez- ze annue . La cattedrale è dedi- cata all'Assunzione di M. V. Il ca- pitolo è composto di cinque dignitìi e di cinque canonici, ed oltre il collegio de' gesuiti, e l' ospedale dei religiosi della carità, ha sei conventi di frati, e tre di monache. 11 Chile irriga le strade di Arcquipa per mezzo di canali sotterranei, ed è at- traversato da un bel ponte. Le sue case sono fdibricale a vólto ed in pietra, ma poco alto, aflinc di garanti- re gli abitanti dai frequenti terre-

ARE tnoti , rammeiitaiulosi ancora qut 1- lo del 1725 accompagnalo dall' 0- riizione del vicino vulcano di Giia- jana Putena. Un simile disastro succe- dette anche negli anni 17 32 e 1738; ma quello del 1784 distrusse quasi interamente la città, devastando un terreno che si estendeva per quat- trocento tese e settecento ottanta metri, senza che gli alberi [)erdes- sero la loro verdura.

ARETA (s.), martire in Arabia. Colse la palma del martino verso l'anno 52 2 nella città di INagran, in un ad altri trecento quaranta se- gtiaci di Cristo. Ciò avvenne per co- mando di Dunaan re degli ome- rili, popoh che abitavano l' Arabia felice. I menologi de' greci ne fan- no menzione al di ventiquattro ot- tobre.

ARETUSA {Jretlmsin.) o For- nacusa, nome col quale vuoisi con- traddistinta a questi giorni. Città vescovile sino dal V secolo , ora in partibits della diocesi d'Antiochia nella seconda Siria, sullraganea del- la metropoli di J paini a, o A pa- nica. La religione cristiana vi fu predicata soltanto sul declinare del secolo quarto. N'era vescovo Marco, famoso per una confessione di fede in favore degli ariani, sotto glimpe- ratori Costanzo e Giuliano.

AREZZO [Arelin.). Città con re- sidenza vescovile in Toscana. Assai antica, occupa in parte 1' erta di flo- rido eolle, e si estende in parte nella soggetta pianura dell' Arno inaffiata dalla Chiana suo confluente. Eccede una lega il recinto delle sue mura, e compie l'ornato delle spaziose e ben lastricate sue vie la superba piazza singolarmente abbellita da pre- clari edifìzii, da due teatri, dalla va- ga fontana , e dalle famose loggie colle quaU volle il celebre architetto

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e di[)iutore Giorgio Vasari nel se- colo deeimosesto nobilitar la sua pa- tria.

Era Arezzo ima delle più ricche e popolose città dell' Etruria. Nel- l'anno 5o8 avanti Gcsìi Cristo, Por- senna re di Etruria nativo di Arez- zo, dichiarò guerra ai romani asse- diando la loro capitale : Orazio Co- clite, Muzio Scevola e Clelia si di- stinsero in 'quella occasione con glo- ria del nome romano. Si sa pure , che dopo che i galli discesero in Italia, tolsero all'antica Etruria i possedimenti transpennini, ed innanzi che i romani dilatassero al di del Tevere le conquiste, rimase il nome di Etruria alle regioni poste fia il detto fiume e la Macra, che si di- visero in dodici prefetture, ciascuna delle cpiali venia governata da un lucumone o capo del popolo , ed il primo fra essi avea anche sopra gli altri lucumoni potere supremo. La quarta lucomonia era degli are- tini, che da Arezzo dilatavansi nei dintorni di Fiesole , e da Firenze fino a Pistoia. Dopo la discesa in Italia del capitano cartaginese Anni- bale, cominciò Arezzo a figurare ed a mostrare la sua importanza, men- tre nella punica spedizione fornì ab- bondevoli soccorsi al general roma- no Scipione. Nella guerra sociale per essersi unita ai nemici di Siila , questi la distrusse , e ne perirono gli abitanti, indi vi dedusse ima co- lonia, che segui poi le vicende del- l' impero e delle barbaresche inva- sioni. E soggetto di dubbio se la colonia formasse stanza nell'antico Arelium , città distinta óaW Arelium Taliiim , e dall' Arctium Fidens. L' Arelium Velus fu superstite però alle altre due, essendo sfata ristorata per cura di Mecenate, che fiori nei primordii sotto Ottaviano Augusto,

i6 ARE AR]^ e che si diceva disceso dagli anticlii IV, nel iiGG, conceduto il rc^io di re di Etniria. D(ipo la caduta di Sicilia a Carlo I d'Angiò, afììnclic re- Roma Arezzo fu devastata dai goti; priuiesse l'audacia di Manfredi, figlio ma ristorata sotto Oiusliiiiano nel- naturale di Federico II, che vessava l'invasione dei longobardi, soggiacque l'Italia e la Romana Chiesa, Eu- ancora a diverse peripezie, l^ìssata guerrando capitano dell' Angioino, poscia sotto Carlo Magno ed i suoi prese Arezzo, la saccheggiò ed indi successori, vennero i vescovi di Arez- la vendette ai fiorentini. P^. Guelfi r.o costituiti conti feudali , e come e Cthibellixi.

tali governavano la città ed il suo Gli aretini fecero poco dopo guer- flistretlo in nome dell' imperatore e ra a Firenze, ma l'imasero sconntti re d' Italia. Se non che nell' imde- nella battaglia di Campaldino nel cimo secolo, seguendo Arezzo l'esem- 1289. Nel secolo seguente un ve- pio delle italiche città, ed emanci- scovo, Guido Tarlati di Pietra Ma- patasi dal giogo dell'impero, adottò la, che seguiva le parti dei ghibei- la forma del governo repubblicano; lini e che era guerriero ed uomo ma le fazioni cominciarono ad an- di stnto, si fece signore di Arezzo, gusliarla. Ampliò e munì la città, fece strade, Correndo l'anno 1078, il Pon- conquistò varie città vicine, combat- tefìces. Gregorio VII, ricevette in feu- Firenze e si mantenne sulla se- do della Chiesa la Toscana, offertagli dia vescovile, comunque deposto dal dalla contessa Matilde , che n' ei'a Papa. Sotto di lui Arezzo toccò la- sovrana, la quale rinnovò a Pasqua- pice dello splendore. Dopo la sua le II questa donazione nel 1102. morte avvenuta nel iS^S, venne se- Dipoi, continuando la grave differen- polto nella cattedrale dove tuttora 73 delle investiture ecclesiastiche tra se ne vede il monumento. Poscia il sacerdozio e l'impero, Enrico V insorsero nuove dissensioni e nuove re dei romani, nel iii5, scese in guerre con Firenze fino al iSBl, Italia, e s'impadronì degli stati la- in cui la città fu presa ed abl>an- sciati alla Chiesa dalla gran contessa donata al saccheggio da Ingelramo Matilde, onde Arezzo fu vittima ter- di Concy famoso condottiere di quei ribile del suo furore vedendo egua- tempi , il quale la vendette poscia gliate al suolo le turrite sue anti- ai fiorentini per quarantamila fio- che mura. In progresso di tempo , rini d' oro. Un secolo dopo Arezzo e nel Pontificato di Gregorio IX, si ribellò di nuovo contro Firen- per le fulminate censure sull'impe- ze ; ma fu presa nuovamente e Irat- ratorc Federico II, nel 1227, si tata con grande severità. Nel i52f), vuole r origine delle tremende fazio- aprì le porte all' esercito di Car- ni, che cotanto afllissero l' Italia, cioè lo V, che allora assediava Firenze ; dei guelfi e dei ghibellini. I primi indi, nell'anno i53i, dallo stesso sostenevano il Papa, i secondi l'im- imperatore fu donata insieme con Im- peratore. I guelfi saccheggiarono A- rcnze ad Alessandro de' Medici e da rezzo ed espulsero i ghibellini, ma quel momento fece scnijire parto venendo questi sostenuti da Fede- del ducato di Toscana. Nondimeno rico II , od avendo a capo il vesco- i suoi abitanti ritennero sempre al- vo Guglielmino libertini, i guelfi soc- quanto dell'antico loro spirito indi- couibettero. Avendo Papa Clemente pendente e guerriero. Nel 1799 al

ARE romoreggiare in Italia delle armi francesi Ai'ezzo si sollevò e muni- tasi nella fortezza che sovrasta la più elevata cima della città contro i repubblicani di Francia, l'iusci col- le sue masse assai molesta ai loro eserciti. Tuttavolta a fronte della coraggiosa ed accanita resistenza, per- duta anche la cittadella ove si erano fortificati, riuscì al general san Cyr di prenderla d' assalto nel i c) ottobre 1800. Abbandonata al saccheggio, ne seguì un'orrenda carnifìcina.

Dappoiché, reduce Gregorio X dal concilio di Lione, per evitare i funesti indugi all'elezione del Papa, avea for- mato analoghe leggi, nel 1270 si recò ad Arezzo, ove poco dopo morì a' io gennaro 1276, venendo sepolto nella cattedrale. Quindi in adempimento delle sue prescrizioni, si adunarono i Cardinali in conclave nella stessa città, e nel primo scrutinio, a' 2 i gennaio 1276, elessero Innocenzo V di Taran- tasia, che passò a coi'onarsi in Roma.

Arezzo produsse molti uomini illustri. Fra gli altri è celebre il monaco benedettino Guido della fa- miglia dei Donati, chiamato, secon- do il Baronio, a Roma da Bene- detto YIII per insegnare al clero il canto fermo, che si dice da lui inven- tato, come racconta Leone Ostiense in Chronicon Cassin. 1. II e. XLVI e LXXXIV. Mabillon però sostiene non essere stato Benedetto Vili, ma Gio- vanni XIX quegli, che abbia chia- mato quel monaco Aretino a Roma. Molti altri chiarissimi uomini die- dero celebrità ad Arezzo. Fra que- sti, Guittone uno dei piìi antichi scrit- tori italiani ; il celebre Francesco Pe- trai'ca quivi nato, benché di genitori fiorentini ; lo storico Leonardo Brimi, il satirico Pietx'o Aretino, Papa Giulio III ec. Al sacro Collegio diede pure Arezzo gl'insigni personaggi Galeotto voL. ni.

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T ariani, Antonio Ciocchi, Pietro,e Be- ne detto Accolli, Cristoforo del Monte, St efano Bonacci, Francesco Riaria Ca- sini, ed il beato Paolo Burali, sebbene nato in Uri. Questi si chiama Cai dinal Arezzo, perchè la sua famiglia era originaria Aretina. Oltre a questi, furono pur Cardinali i vescovi suoi Riario, Armellini, Bonucci Aretino, iSereo Corsini e Guadagni.

Le miu'a di Arezzo hanno ciica tre miglia di circuito ed hanno cin- que porte. Le vie sono sufficientemen- te larghe, e l'anfiteatro è l'unica sua rovina. La cattedrale dedicata al Prin- cipe degli Apostoli s. Pietro, che sor- ge suir alto della città, è però un vasto edifizio gotico del secolo XIII, eretta su grandi pietre quadrate ed avente maestosa esteriore gradinata. Nell'interno a tre navate v' hanno belli dipinti a fresco sulle volte ed altre pregevoli pitture e sculture. Racchiu- de i corpi del beato Gregorio X Pa- pa, e di s. Donato suo vescovo e patrono. La cappella innalzata per collocare decentemente la prodigiosa immagine della Beata Vergine, di cui in modo particolare gli Aretini si mostrano divotij trovasi rimpetto al- la porta laterale del tempio. com- pone il capitolo della cattedrale di quattro dignità, cioè un preposto, un arcidiacono, vm primicerio e il decano, diciotto canonici, tra i quali un teolo- go ed un penitenziere, otto mansiona- ri, con altri sacerdoti e chierici pel divin servigio. L' istituzione de' ca- nonici della cattedrale devesi ri- ferire verso l'anno 843, come con- sta dal diploma, che si conserva nel loro archivio , nu/n. XIF. Oltre la cattedrale, ev vi in Arezzo una chiesa concattedrale, che dicesi anche la vecchia pieve, la quale ti'ovasi fin dal secolo XI nei sobborghi, che vennero poco dopo rinchiusi entro 3

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li- mura nuove. È degno di parti- colare menzione il monistcro di s. Flora, di s. Lucilla e di Eugenio martiri in Arezzo. Veggansi : le File (lei i'escoi'i nredni descritte da Ja- copo Barali d'Arezzo, stampate in Arezzo nel i638. Ciò che rende per altro più ragguardevole questa città si è, che essa fli tra le prime d' Italia ad essere illuminata dal \angelo, ricevendolo da s. Romolo discepolo di s. Paolo, e da questo già ordinato vescovo di Fiesole, co- me rilèrisce la tradizione del paese.

La sede vescovile fondata, dopo l'anno 3o4 circa, fu onorata da s. Salirò primo vescovo, il quale visse ai tempi dell imperator Costanzo. Se- condo pastore di Arezzo fu il martire s. Donato , eletto nel 346, e forse morto sotto Giuliano 1' apostata , ch'era divenuto imperatore nel 36 1. A s. Donato succedettero nell' episco- jKito sei altri santi. In un sol giorno Arezzo ebbe duemila seicento mar- tiri, oltre agli altri, di cui in diverso tempo la sua chiesa fu gloriosa. Fra questi annovera i santi Laurenlino e Pergentino gli atti del cui martirio trovansi nel t. I del mese di giugno della Collezione degli atti dei santi di Henschenio e di Papebrochio.

Il vescovo di Arezzo è immedia- tamente soggetto alla Santa Sede, e nei secoli XIII e XIV, come capo dell' vmiversilà , conferiva le laure dottorali delle varie facoltà. La sua diocesi contiene cento ventisei par- rocchie, con molte insigni collegiate. ^ella città vi sono sette monisteri di monache, diciassette confraternite, sei conventi di religiosi , ospedale e seminario. Da questo vescovato furono già smembrate quattro dio- cesi mentre tre altre nel suo terri- torio finoiif) foiKlatf. In questa diocesi ri .sono tre celebri santiiani; quello cioè

ARE dcH'Alvernia, dove s. Francesco ricevè le sacre stimmate; di Camaldoli, do- ve s. Romualdo fondò la sua congre- gazione camaldolese; e quello di Chiu- si, o di Accona dove il b. Bernardo Tolommei pose i fondamenti della sua Congregazione olivetana. Questo però pel nuovo ripartimcnto della diocesi ne rimase separato. I ve- scovi di Ai'ezzo, che una volta erano cancellieri dell' impero romano nella Toscana e signori temporali di tutta la diocesi , ora lo sono sol- tanto della contea di Cesa. Clemente XII, mediante la costituzione Insi- gnes, de' 26 ottobre 1730, mentre n' era vescovo il nipote Cardinal Guadagni, concesse in perpetuo s\ a lui , che a' suoi successori , 1' uso del pallio , e il privilegio di farsi precedere nella diocesi dalla croce astata, insegne di cui godono i pa- triarchi e gli arcivescovi.

Arezzo si onora di avere a con- cittadino 1' attuale altarista della ba- silica vaticana monsignor Alberto Barbolani dei conti di Montauto, primo cameriere segreto e coppiere di Sua Santità il Pontifice Grego- rio XVI felicemente regnante.

AREZZO Tommaso , Cardinale. Tommaso Arezzo, di nobilissima fa- miglia palermitana, feconda di uo- mini illustri per pietà e scienza , nacque a' 17 dicembre 1756 in Or- betello , città della Toscana , nello stato .sanese. Recatosi a Roma fece lodevolmente i suoi stiidii nel col- legio nazareno, e quindi fu da Pio VI ammesso in pielatura , e fatto succes-sivamente vice-legato di Bolo- gna, governatore di Fermo , Peru- gia e Macerata, di cui divenne de- legato per volere di Pio VII. Que- sti gli aflidò varie missioni in tem- pi scabrosi, cioè jiresso le corti di Russia e di Dresda: e quando era-

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vi in Berlino Napoleone , fu colà chiamato per airari. All' invasione, che nel 1808, fecero i francesi del- la capitale del cristianesimo, Pio VII Jo nominò pro-governatore di Ro- ma ; ma non andò guari , che sog- giacque alla sorte degli altri prelati, e fu deportato qual prigioniero in Bastia, donde, nel 181 3, gli riuscì di recarsi presso Vittorio Emmanuele re di Sardegna, che lo accolse con di- stinzione e lo consultò in gravi oc- correnze. Lo si volea vescovo di No- vara; ma l'Arezzo ricusò di aderire come avea fatto al proposito della metropolitana di Palermo. Ricom- posto l'ordine delle cose nel 1814, ritornato Pio VII alla sua Sede, nominò il nostro Tommaso pi-o- commissario del santo Offizio, e mem- bro della Congi'egazione per la Ri- forma : finalmente, dopo aver colla sua diligenza e zelo disimpegnata una commissione in Firenze , il detto Pontefice in premio de' suoi rilevanti servigi, agli 8 mai'zo 18 16, lo creò Cardinale prete del titolo di s. Pie- tro in Vincoli, e quindi legato apo- stolico di Ferrara, che governò pa- ternamente, e saggiamente per ben quattordici anni. Nel 1820 passò al vescovato suburbicario di Sabina, e nel i83o, Pio Vili lo promosse a vice-cancelliere di S. Chiesa, finche vide terminar placidamente i suoi giorni a' 3 febbraio i833. Il regnan- te Pontefice, per ai'gomento di di- stinzione, volle decorare di sua pre- senza, le esequie che gli fiu-ono ce- lebrate, nella sua chiesa commen- dataria di s. Lorenzo in Damaso , ove rimase sepolto. Divise la sua eie- dità, tra la congregazione di Pro- paganda , i suoi famigliari e i poveri del vescovato. Benemerito di Ferrara per V istituzione dell'accade- mia degli Ariostei, cooperò eziandio

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al ristabilimento del collegio de' ge- suiti, già fondato da s. Ignazio in tal città. I fasti della Chiesa, ricorderanno le virtù e i pregi di s\ degno Por- porato, il quale intervenne a tre con- clavi , dove furono eletti Leone XII, Pio Vili e Gregorio XVI.

ARGENTINA. Vescovato . K Strasburgo in Francia.

ARGENTINA (Tommaso d'), scrit- tore ecclesiastico del quale poche no- tizie abbianìo. Egli trasse i nataU nella città di Strasburgo , e molto si distinse per la sua pietà e dot- trina. Nel 1 345 fu creato generale dell'Ordine agostiniano, e dopo ave- re per dodici anni governata la sua famiglia con molta prudenza, morì in Vienna d'Austria. Fra le altre opere sue, che videro la luce, si ri- cordano con lode i Commentarii sul Maestro delle sentenze, slam- pati a Strasburgo nel i490-

ARGENTINO Francesco, Car- di naie. Francesco Argentino trasse i natali in Venezia verso l'anno 1 4^o, da un povero alemanno della città di Argentina, il quale avea preso a moglie una veneziana. Giovanni INIo- cenigo, che poscia fu doge, si diede pensiero di procurargli ima buona educazione. Riconoscendo in questo giovanetto un talento non ordinario, e grande bramosia di erudirsi , lo mandò a Padova affinchè vi appren- desse il diritto. Questi poiché ebbe compito il corso del medesimo, ne ottenne la laurea , e poscia fece ri- torno in Venezia, ove esercitò l'uf- fizio di avvocato. In quel tempo il Cardinale Giovanni de Medici era esule in questa città. L' Argentino così seppe cattivarsi la benevolen- za di lui , che ottenne un po- sto di canonico nella chiesa di san JMarco , o , secondo alti'i , nella cat- tedrale di Padova. In seguito re-

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cossi a Roma, ove consegui di es- sere annoverato tra i famigliari del Cardinale delia Rovere, il quale as- sunto fu poscia al Pontificato col nome di Giulio II. Questi fece l' Argen- tino vescovo di Concordia nel i5o7, e poscia gli conferì la carica di Da- tario, e finalmente la dignità Car- dinalizia col titolo di s. Clemente, a' 2 2 marzo i5ii. IMa poco go- dette di quest'onore, imperocché do- po cinque mesi terminò di vivere in Roma nello stesso anno 1 5 1 r in età di anni sessantuno. Ebbe la tomba nella cattedrale di Concor- dia, E autore di varie opere, tra ìe quali è noto un trattato sopra 1' ìni- inunità ecclesiastica, che non fu mai stampato.

ARGENTRÉ (Carlo Du Plessis d'), vescovo di TuUes, nacque nel castel- lo di Plessis nel iGvS, dal decano della nobiltà di Bretagna. In Parigi terminò il corso filosofico, ed in Sor- bona quello della teologia. I disce- poh del collegio d' Ainville lo ebbero a precettore di filosofia, cui egli in- segnò per essere annoverato fra i membri della società di Sorbona. Nell'esame, che sostenne a tal fine, diede im saggio del suo luminoso ingegno nelle tesi, cui risolvette con applauso vini versale. Dopo essere sta- to nominato da Luigi XIV all' al>- hazia di s. Croce di Guingam, e da (^arlo duca di Trimouille al decanato di Lavai, ottenne la dignità di vi- c;ario generale del vesco^'o di Tré- guier. Fu il primo, a cui si confe- risse gratuitamente la carica di li- raosiniere del re, nella qual qualità fu presente alla consacra/ione di Luigi XV, nel 1722. Do|v> tre anni fu creato vescovo di Tulle , e con molto zelo disimpegnò gì' importanti doveri del suo minislero. Ad onta deJle sue occupazioni, dedicava ogni

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giorno sette ore allo studio . Nel 174O} ei compì la mortale car- riera compianto da tutti i buoni, i quali perdettero in lui un padre dolce e caritatevole. Abbiamo di lui le opere seguenti : i . Apologia del- l'amore, che ci fa desiderare di pos- sedere Iddio, solo a motivo di tro- vare la nostra felicità nella cono- scenza e nel suo amore, con osser- vazioni sopra le massime ed i prin- cipii di Fenelon. 2. Note latine so- pra r analisi della fede. 3. Elemen- ta thcologira etc. seguiti da im Ap- pendice. 4- Lexicon pliilosophicum. 5. De propria ratione, qua res su- pernaturales a rebus naturalibus difjferunt. 6. Martini Grandini ope- ra, alle quali aggiunse molti suoi scritti cioè: De prcedest inalio ne ad gloriavi et reprobatione, conimcnta- rius historicus : de voluntale divina antecedente et conseguente salvandi homines , veteruni ac recentioruni testimonia j index manuscriptus com- mentariorum de rebus theologiiv, a quibusdani priscis interpretilnis 3Ia- gistri senlentiarum conscriptoruni j de contritione et attritione scholasti- corum doctorum senlenlice j senten- tia s. Bernardi de ablutione pedani a Christo institutaj sentcnlia docto- rum s. Hilarii de Chrisli doloribusj de Honorio Papa. 7. De mimine Dei ut rerum omnium effertorìs. 8. Animadversiones in analysim Holdenì. 9. Collectio effatorum di- vina Scripturcv. io, Collectio j'udi- ciorum de novis crroribus ctc. i i . Theses philosphica; et tlieologiciv tu ni in amorem tlivinum et spein tlteolo- gicam. 12. Orazioni e preghiera tratte dalla santa Scrittura. i3. Spie- gazione dell' orazione domenicale. 1 4. Osservazioni sulla traduzione del- la sacra Scrittura di Sacy. i3. Istruzione pastorale sopra la giù-

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risdizìone, che appartiene alla ge- rarchia della Chiesa. i6. Disserta- zione per ispiegare in qual senso si può dire che un giudizio della Chie- sa per cui si condannano molte proposizioni di qualche scritto doni- niéitico, e regola di fede. 17. Spie- gazione dei Sacramenti della Chie- sa. 1 8. Metodo dell' orazione men- tale. 19. Spiegazione della premozio- ne fìsica. 20. Pastorale sulUi divozione al sacro Cuor di Gesù. 2 i . 2 re sermo- ni sulle grandezze di Dio, di Gcsìi Cristo, e sulla verità della cattoli- ca religione. Questo illustre scrittore era già per fare di pubblica ragione un' opera intitolata : Theologia de divinis litlcris expressa, quando fu colto dalla morte.

ARGENVILLIERES Clemente, Cardinale. Nacque in Roma, nell'an- no 1687, da poveri genitoi'i. Cre- sciuto negli anni , applicossi con molto impegno allo studio , ed a quello soprattutto delle leggi , delle quali essendo egli peritissimo, si die- de a difendere in qualità di avvo- cato le cause della Curia Romana, e meritò di essere ammesso nel iiume- ro degli avvocati concistoriali da Cle- mente XII. Benedetto XIV, che suc- cesse a quel Pontefice, nel concla- ve in cui restò eletto lo condusse seco per conclavista, indi confei'ì ad Argenvillieres un posto di canonico nella basilica lateranese , e poscia lo dichiarò suo uditore, e gli affidò altri uffizii , che avendo egli disim- pegnato con molta perizia, gli meri- tarono di essei^e promosso dallo stesso Papa alla dignità di prete Cardinale del titolo della Ss. Trinità nel Monte Pinció, promozione eh' ebbe elietto il di 26 novembre 1753. Fu eziandio confermato nell' antica sua carica col nome di prouditore, e quindi fatto prefetto della Congregazione del con-

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cilio, e protettore dell'Ordine dei minimi, (^uantimquc si vedesse in- nalzato a tanta grandezza, non ne insuperbì punto; aiizi quanto più vedeasi onorato, tanto pili sludiavasi di essere alfabile, motlesto e pronto a soccorrere que' tutti , che ad esso lui ricorrevano. Dopo avere impie- gata la sua vita nel servigio della Chiesa, mori nel 1758, in età di anni setlantauno, di cui cinque ne visse nel Cardinalato. Fu sepolto nella chiesa del suo titolo nella cap- pella di s. Francesco di Paola, con un breve e semplice epitaffio, eh' egli stesso avea composto, a cui altro se ne aggiunse molto elegante.

AR(;iMIRO (s.), martire nella Spagna nel secolo nono, trasse i na- tali in Cabra , città dell' Andalusia , da genitori di nobile lignaggio. I maomettani adirati contro di lui, perchè avea sparlato del loro pro- feta, ne resero consapevoli i giudici, i quali lo condannarono al taglio del- la testa, il 21 giugno dell'anno 85(3.

AR.GISA. Città vescovile d' Asia sino dal V secolo, sulh-aganea della metropoli di Efeso. È cliiamata Al- giza negli atti del concilio calcedo- nese, ed in quelli del settimo conci- lio generale. Al primo assistette Pro- colo , ed al secondo Lonee , vescovi di Argisa, dopo i quah altri non se ne conoscono.

AE.GO [Arginen.). Città vescovile sino dal secolo V, suffiaganea a Co- rinto, che fu fatta metropoli nel 1089 da Isacco l'Angelo imperatore greco. Innocenzo III però, scrivendo ad un arcivescovo di Corinto, parla di Argo come di una città soggetta a questa metropoli; e Commanville dice che nello stesso secolo IX, fu unita a Corinto. Ora è propriamen- te vescovato in partibus , sogget- to all'arcivescovato di Corinto egual-

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mente in partilms. BaudrauJ la descrisse come im villaggio avente pochi abitanti,e soggiunge che lu ven- duta ai veneziani da Teodoro duca di Lacedemone, che fli presa dai tur- chi e ripresa da Maometto II. I ve- neziani la l'icuperarono nel 1686, e rimase in loro potere in vigore del trattato conchiuso coi turchi nei 1699, ma poscia di nuovo ne per- dettero il dominio.

ARGO. Città vescovile del Pelopon- neso, nella diocesi dell' llliria orientale e della provincia di Eliade, soggetta alla metropoli di Corinto. Non forma- va altre volte che un vescovato con Napoli di Romania, e, nel 1089, di- venne metropoli per cura di Alessio Comneno, senza però alcun sulfra- ganeo. Il sultano dei turchi Baia- zette, nel i Sg^, se ne impadronì, e la rovinò dalle fondamenta. Da quel tempo Napoli divenne metropoli.

ARGONAUTI di s. Nicola e del- le Conchiglie. Ordine militare, di cui fu fondatore Carlo III re di Napoli, sul declinare del secolo decimosesto. I membri di quest' Ordine ricono- scevano san Nicola per protettore , e portavano una collana formata da conchiglie chiuse in mezze lu- ne d' argento , da cui era p inden- te una nave con queste parole! : nox CREDO TEMPORI. Ecco il motivo per cui furono appellati Argonauti di s. Nicola e delle Conchiglie. Il loro a- bito da cerimonia era di seta bian- ca in forma di grande cappa, su cui poncasi la collana. La regola, alla quale si attenevano, era quella di s. Basilio.

ARIIUSEN. Piccola città vesco- vile del Nord-Jutland in Danimar- ca, sulTraganoa di Luden. La sede episcopale vi fu stabilita verso la metà del secolo X, e comprendeva trecento e ventidue parrocchie. La

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cattedrale, dedicata a s. Clemente, è degna di considerazione.

ARIA. Città vescovile dell'isola di Creta. Gregorio la pose fra le sedi latine suffraganee di quella metro- poli.^ Leone X uni ad essa la chie- sa di Cisamo nel ì5io. Nel iSaS Clemente VII le unì quella di Che- ronesa, e Giulio III quella di Cala- mone, nel i55i.

ARIA o ART A. Città vescovile della diocesi dellllliria orientale nella provincia di Eliade, suHiaganea del- la metropoli di Corinto. Nel seco- lo deeimoquarto fu riunita a Le- panto , rispetto allo spirituale . Il metropolita di Lepanto e di Arta avea altre volte sotto la sua giurisdi- zione otto vescovi, quattro dei quali furono aggiunti alla sede di Gian- nina, e poscia, secondo lo Spon, fu- rono di nuovo dipendenti da Arta.

ARIANI. Eretici discepoli di Ario. Alcuni dicono, che questo eresiarca trasse i natali nella Libia cirenaica, al- tri lo vogUono nativo di Alessandria. Avea un ingegno felice, era ambizioso di gloria ed amante di novità. Il ve- scovo di Alessandria Achille lo pro- mosse al sacerdozio, e lo fece anche parroco. Dopo la morte di questo prelato, Ario pretendeva di conse- guire la dignità vescovile , ma fu preferito Alessandro, uomo rispetta- bile per dottrina e pietà. Da quel tempo Ario si propose di vendicar- si del suo competitore, e lo attaccò nella dottrina. Bestemmiava, nel 3 1 5, che il Verbo non era eterno, eguale al Padre , ma che era una creatura tratta dal nulla dal Pa- dre avanti tutti i secoli, e di cui si servì per creaie il mondo. Inoltre insegnava, che Gesìi Cristo era ca- pace come noi di virtù e di vizio pel suo libero arbitrio; ma che a- vendo abbiacciala la virtù, Dio la-

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Tra fatto partecipe della divina na- tura ed insignito dei titoli di Ver- bo, di Figliuolo, di Sapienza. Natale Alessandro dice, che Ario insegnava eziandio, che il Verbo nell' incarna- zione assunse il corpo senza l'anima, della quale la divinità facea le parti. Sulle prime queste bestemmie furo- no da lui seminate privatamente ; ma poscia non ebbe orrore di spar- gerle anche in pubblico , per mezzo di canzoni spirituali, e in versi, ac- ciò tutti li apprendessero, e persino i lavoratori della campagna. Niente lasciò intentato il santo vescovo Ales- sandro per ritirare quest' empio dal- l'abisso; ma tutto fu indarno, e perciò raccolse un sinodo nel 32 o, al quale intervennero circa cento vescovi dalla Libia e dall'Egitto. Ario ebbe l'ardire di difendere le sue dottrine alla presenza di quei vene- rabili prelati, i quali fldminarono la scomunica contro di lui e de' suoi partigiani. Dopo questa condanna, ei recossi nella Palestina, ove si pro- cacciò molti seguaci e protettori tra i vescovi stessi. Costantino, desideroso di vedere in pace la Chiesa, delibe- rò di unire un concilio ecumenico nella città di Nicea, nel 32 5. A questo intervennero trecentodieciotto vescovi, nonché i legati del Sommo Pontefice Silvestro I e lo stesso Co- stantino. Dopo un serio esame , flx condannata la dottrina di Ario, il quale avendo ricusato di sottoscrìvere alla definizione del concilio, fu esi- liato neir Illirico per ordine dell' im- peratore con due vescovi suoi se- guaci. Dopo tre anni quest' empio eresiarca illuse Costantino con mia confessione di fede fatta con molta arte, e perciò fu richiamato. Il san- to vescovo di Alessandria Atanasio ricusò di riceverlo nella comunione; e perciò nel conciliabolo di Tiro ce-

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lebratosi contro di lui, fu discacciato dalla sua sede per opera degli Aria- ni. Ario ritornò in Alessandria, ma il popolo non volle riceverlo alla comunione, motivo per cui nacquero dei gravi tumulti. Come ciò perven- ne alle orecchie di Costantino, que- sti comandò ad Ario di recarsi a Costantinopoli, e fattagli tiu-c la pro- fessione di fede, credette alle prote- ste che facea di attenei'si a quanto fii definito nel concilio di Nicea. Ma mentre era condotto in trionfo dai suoi partigiani, nel 336, giunto alla piazza fu colto da uno spavento cosi grande, che gli sconvolse le visce- re; e ritiratosi per un bisogno na- turale, jn pochi momenti spirò. Do- po la morte di questo eresiarca gli Ariani propagarono quasi in ogni luogo le loi"o bestemmie con vario successo, ad onta delle zelanti solle- citudini de' Romani Pontefici pei- ab- batterli, e quantunque fossero condan- nati in diversi concilii.Ma poi l'eresia di Ario, che tanto si propagò per tutte le Provincie, a poco a poco si andò estinguendo in guisa, che dopo la fine del quarto secolo, gli Ariani non ebbero più nell' impero l'omano vescovi, chiesa, e se ve n'erano al- cuni pochi, non facevano corpo. Sus- sisteva però questa eresia tra' goti, ne' quali avca cominciato a stabilirsi fino dal tempo di Costantino, fra i vandali ancora, che s' impossessarono dell' A frica , e tra i borgognoni , ai quali r aveano comunicata i goti. I francesi 1' abbracciarono quando si ritrassero dall' idolatria, l' abban- donarono, se non dopo la conver- sione di Clodoveo. Rinacque poi r arianesimo nell' Europa , uscito dal seno del fanatismo , che si ac- cese nella riforma de' luterani , poi- ché un predicatore anabattista pre- tese di essere nipote di Dio, negò

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la (livinilìi di Gesù Cristo, e si tro- \o de' seguaci in maniera, che in poco tempo si dilFuse per la Ger- mania e Polonifi, formò molte sette, passò in Olanda , e fu portata in ìnj^hilterra da Ochino e da Bucero, chiamati dal duca di Sommerse t , tutore di Odoardo VI, affine d' iu- se^rnarvi la dottrina di Zuinglio. In questo regno trovò esso molti difen- sori, che ancora lo sostengono, non ostante che Madama Myer abbia eret- ta una cattedi'a ed abbia lasciato im fondo per otto sermoni contro l'Aria- nesimo. J^. la Bibliothéque Angloise tomo \ II, e il Dizionario delle eresie.

Gli Ariani dai nomi dei loro capi si aj^pellavano eziandio acaciani, eu- dossiani, eusebiani, aeziani, emiomia- iii, ussaciani ed anche anomei.

ARIANO [Arianen). Città con re- sidenza d'un vescovo nel regno delle due Sicilie, chiamata altre volte E- quiis Tulicus od Equus Dlagnus , ebbe secondo alcuni per fondatore Diomede d'Etolia nel ritorno da Tro- ja, da cui pare esserle derivato il nome di Eqnun Magnus. Altri in- vece partendo dal nome di Ariano, che porta presentemente, dicono es- seio stata così chiamata da un altare dedicato a Giano, a cui offerivansi ogni anno dei sagrifìzi, cioè Ariano, da Ara Jani. Checché ne sia, essa era un' assai bella e ricca città e venne costituita in ducato. È situata nel principato ulteriore del r<-giìo di Napoli , alle folde del- l'Apennino sopra una scoscesa al- tura , dodici o tredici miglia da Renevcnto, e cinquanta da Napoli. Un terremoto quasi la rovesciò nel i4')6, sebbene sia stala rifabbricata nel i/i"", non era facile il ren- derla di nuovo popolata; dacché quelli non furono i soli terremoti, assai a- vcndone sofferti, noi due ultimi sc-

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coli, specialmente quello del 1732. E però cinta da forti mura suscet- tive di valide fortificazioni.

Dichiarata dal Sommo Pontefice Giovanni XI li, romano, nel concilio celebrato nel 969 ai 26 maggio, se- de arcivesco\'ilc Benevento, assogget- tò ad essa per sulfraganei varii ve- scovati, fra i quali la sede di Aria- no istituita nel medesimo secolo . V. Epistola ad archicpiscopuin Be- ncvenlamim^ nelV appendice al to- mo IX de^ concilii. Vogliono alcuni che Ariano ricevesse la fede nel tem- po medesimo in cui l'ebbero i pae- si limitrofi, a' tempi cioè degli apo- stoli, o dei loro primi discepoli. Tut- tavolta prima del secolo X non si trova nominato verun vescovo.

Interessante é la sua antica cat- tedrale, dedicata all'Assunzione della B. Vergine ; ed è anche pregevole per le sue reliquie. Il capitolo ha cinque dignità , la maggiore delle quali è l'arcidiacono, con venti ca- nonici , otto mansionarii , ed altri sacerdoti, e chierici pel servigio di- vino. Fra le undici parrocchie, che sono nella città , evvi quella di s. Giovanni, che è pure collegiata, con due conventi di religiosi , ed ini monistero di monache, oltre diverse confraternite , conservatorio , ospe- dale, monte di pietà, e seminario. La tassa camerale ascende a due- cento e tretlici fiorini.

Tra gli uomini insigni di Ariano, si noverano i tre seguenti Cardinali. El^zeario di Sabrano de' conti di A- riano, promosso vescovo di Chicti nel 1 3"3 da Gregoi-io XI : Diomede Ca- ra fa de' duchi di Ariano, che fatto ve- scovo di quella città da Giulio II nea- dcmpì con zelo i doveri, restam'ò la fìicciata della cattedrale, che, pur con- sacrò, riedificò l'episcopio, e la chiesa abbazialc di s. Angelo; venne elevalo

ARI alla porpora nel i555 dal suo pa- rente Paolo IV : Marcello Pas- seri, già canonico della cattedrale, avvocato de' poveri , e vicario gene- rale presso questa curia, creato Car- dinale da Clemente XII nel 1733. y. Francesco Antonio \ itale, Me- morie degli uomini illustri della cit- tà d'Ariano. Roma. 1788.

ARIARATHIA. Città , che, secoiv-^ do Strabene , el)be il nome da Aria- the re di Macedonia. E posta nel- l'Armenia minore, ed era altre volte sede di un vescovo, essendo stata e- vetta sino dal Y secolo.

ARIAS MONTANO. Nacque nel iSi'j a Frexenal neir Estrcmadura, e secondo altri in Siviglia . Fece molti progressi nello studio delle lingue orientali , vestì l' abito del- l' ordine di s. Giacomo , ed accom- pagnò il vescovo di Segovia al con- cilio di Trento , ove molto si di- stinse. Ritornato in Ispagna, riti- rossi neir eremo di nostra Signora degli Angeli, presso Aracena, per attendere più di proposito a' suoi studii ed alla meditazione. Filippo 11 lo richiamò dal suo ritiro con l'animo di affidargli la direzione di una nuova Poliglotta, che fu stam- pata in Anversa dai Plautini, giusta l' edizione di Alcalà , già data alla luce per opera del Cardinale Xime- nes. Egli v' inserì delle parafrasi caldaiche, motivo per cui fu accu- sato di giudaismo dai suoi nemici . Per difendersi da queste calunnie pertossi a Roma ove restò trion- fante. Filippo II allora gli offerse un vescovato, ma egli lo ricusò; e nel 1598 terminò i suoi giorni in Siviglia. Oltre la Poliglotta d'An- versa , abbiamo di lui le seguenti opere : nove libri sopra le antichità giudaiche j i salmi di Davide in versi latini j un commentario so-

VOL. IH.

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pra Giosul'j sul libro dei Giudici, su Daniele , sui dodici Profeti mi- nori, due tomi di commenti sopra Isaia, alcune dilucidazioni sui pri- mi trcntaun salmi, ed una special- mente sul salmo 55 j alcuni schia- rimenti sui libri del nuovo Testa- mento j la storia del genere umano e della natura j lo spettacolo Da- vidico j V Ecclesiaste in versi j le fi- gure dell'antico Testamento spiega- te in versi _: alcuni inni sacri j l'iti- nerario di Beniamino tradotto dal- l'ebraico, e la traduzione della pa- rafrasi caldaica di donata sul profeta Osea.

ARIAS (de) EM.\?aTEtLO YPoREEs, Cardinale. Einanuello Arias nac- que in Alexos castello della dioce- si di Vagliadolid nella Vecchia Ca- stigha nell'almo 1637. Si rese cele- bre non tanto per nobiltà di lignag- gio, quanto pel suo amore allo stu- dio. Profittò, a modo, che ancor giovanetto diede alla luce pai-ec- chi componimenti poetici , ed al- tri riguardanti le matematiche. Nel i652 fu obbligato da suo padre a condursi in JMalta come cavaliere di quell'Ordine. Raffaello Cotonerò, per mostrare ad Arias la propria gratitudine, perchè si era adopera- to affinchè fosse proclamato Gran IMacstro, gli conferì nel 1 662 la ca- rica di vicecanccUiere di tutto l'Or- dine. In seguito il Gran Maestro Nicolò Cotonerò, fi-atello del prece- dente, gli conferì nel 1G68 la ricca prebenda di Eenavente, sei anni dopo quella del Viso, e da ultimo nel 1676 l'altra di Tevenes. Anche il Gran Maestro Gregorio Caraf- fa, eh' ebbe quella dignità per o- pera di Arias, gli diede la com- menda di Guiroga, e gli ottenne da Innocenzo XI la dignità di Gran Baly della religione. Provveduto di

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copiose rendite ecclesiasliclie, rinun- ziò al suo posto di cancelliere, per ritornare in patria Carlo II di IMadrid volca mandarlo ambascia- tore alla corte di Portogallo nel- Tanno 1^90, ma ne lo dispensò al- lorché intese che bramala di essere sollevato da quella carica, meditan- do di ascriversi all' ecclesiastica mi- lizia. In età di anni cinquantatre' abbracciò lo stato ecclesiastico. Nel 169?. venne eletto granpriore e luo- gotenente del granpriorato di Ca- stiglia, oratore di tutto l'ordine Ge- rosolimitano presso il re cattolico, e governatore del regio e supremo consiglio di Castiglia. Dopo aver per due anni disimpegnato gli obblighi di questo impiego, domandò di es- serne sollevato , ed ottenutone il permesso, ritirossi nella sua commen- da del Viso, ch'era posta poco lun- gi da Madrid. Ma sollevatosi in que- sta città il popolo a motivo della carestia di pane e vettovaglia, nel i6c)9, il re scrisse due lettere ad A- rias onde si portasse a sedare il tu- multo. 11 re lo obbligò a ripigliare r antica sua carica. Dopo la morte di Callo II egli si adoperò perchè gli succedesse Filippo V nella mo- narchia di Spagna. Questo nuovo monarca lo elesse a proprio consi- gliere di stato, e nel 1702 lo no- minò arcivescovo di Siviglia. Caldo di zelo pel bene della sua diocesi, ne fece più volle la visita, ed invi- tò uomini raggnartlcvoli per dot- trina e santità, i quali cooperassero seco lui neir esercizio del pastora! ministero. Le sue esimie virtù gli procacciarono 1' anìore de' diocesani, che ammiravano in lui la più amoro- sa pietà, la carità piii luminosa ver- so i poveri, e lo zelo più cHìcatc di fondare o rislaurare chiese, se- minarii, spedali eil altri luoghi pii.

ARI Mosso da queste viitù, e dai servi- gi prestati alla Chiesa ed allo stato, il re cattolico fece istanza perchè gli fosse conferita la dignità Caidi- nalizia. 11 Sommo Pontelice Clemen- te XI vi annuì, e ai 18 gennaio 1713 lo creò prete Cardinale; ma non essendosi mai recato a Roma , non ebbe cappello, titolo cardinalizio. Quattro anni dopo la sua elezione cgU fu colto dalla mor- te, che avvenne nel 17 17. Ebbe tondja nella metropolitana di Sivi- glia nella cappella del Ss. Sacramen- to. Fece erede di sue facoltà la col- legiata di Xeres, e lasciò altri le- gati a benefizio de' poveri.

ARIASSO [Ariassiis). Città vesco- vile fondata nel V secolo, della dio- cesi d' Asia nella seconda Pamfilia , sulTraganea della metropoli di Per- ga, o Pirgi.

ARIBERTO, detto anche Amberà TO, Cardinale. Ariberto fu innalzato alla dignità di prete Cardinale del titolo di s. Anastasia da Celestino If, nel giorno delle ceneri dell' anno II 44- Come legato Pontifìcio re- cossi a Verona ove tenne un con- cilio, nel quale vennero stabilite del- le leggi utilissime , aiìln di provve- dere alla disciplina di quel clei'o . A questo si trovarono presenti ezian- dio i due Cardinali; Guido, prete di san Grisogono, e Guido da Crema, prete di s. Maria in Trastevere , il patriarca di Aquileia ed il vescovo di Verona. In seguilo il Sommo Pon- tefice Anastasio IV lo inviò legato in Lombardia, allineile delinisse una causa che i canonici di s. Antonino di Piacenza movevano ad Aldo loro vescovo , accusiindolo di aver loro usurpato la possessione di Urugnato. Ariberto però non potè venire a eajx) di (pianto bramava, e quindi fu i-e- duce a Roma dopo aver sottoposto

ARI quella città all'interdetto ecclesiasti- co. Corsi dodici anni di Cardinalato, comp\ la sua carriera mortale nel II 56, o nell'anno seguente; ebbe tomba nel mezzo nella chiesa di san Martino ai Monti sotto una lapida fregiata del suo nome e dello stem- ma gentilizio.

ARIBONE diacono, Cardinale. A- ribone fu innalzato a questa dignità dal Sommo Pontefice s. Leone IX, il quale governò la Chiesa dall' anno 1049 al io54; e divenne primo archivista della Chiesa Romana. Ste- fano IX, lo creò arcidiacono. Sotto il Pontificato di Nicolò II, fu pre- sente al concilio che celebrò questo Pontefice in Laterano , e vi appose la sua sottoscrizione. Intorno l'anno 1060, compì la sua carriera mortale. ARIGIO o Aridio (s. ), vescovo di Lione , innalzato a quella di- gnità dopo la morte di Secondi- no, verso l'anno 60 3. Alcuni sto- rici lo accusano di aver cooperato alla deposizione di s. Dieder vescovo di Vienna. Per altro la chiesa di Lione lo invoca nelle sue litanie, e gli tributa l'onore di santo. La me- moria di lui si celebra nel giorno 20 di agosto.

ARIGONI Pompeo, Cardinale. Pompeo Arigoni creduto è da al- cimi milanese, da altri comasco. Tutti convengono iiell' asserire che a caso traesse i natali in Ro- ma neir anno i oj i da illustre li- gnaggio. Cominciò il corso de' suoi studii in Perugia, lo proseguì in Bo- logna, e lo perfezionò in Padova, ove ottenne la laurea in ambe le leggi. Reduce in patria, si rese cele- bre per la sua perizia, nella facol- tà legale, e non andò guari che il Papa Gregorio XIII lo ammise tra gli avvocati concistoriali, e dopo pa- recchi anni Gregorio XIV lo ascris-

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se tra gli uditori di Rota. Quindi, a' 5 giugno 1596, fu da Clemente Vili creato diacono Cardinale di s. Maria in Aquiro, e, nel iSgy, el)be il titolo presbiterale di santa Rai- bina . Inoltre fu annoverato tm i membri delle Congregazioni del Concilio, del saulo Oilizio, de' ve- scovi e regolari, e fu eletto protet- tore degli osservanti e dei canonici regolari del Ss. Salvatore. Nel i6o4 per ordine di Clemente VIU pre- siedette al capitolo tenuto in Roma dai padri teatini per l' elezione del nuovo generale , ed in questa cir- costanza diede a conoscere quanto fosse profonda la sua luniltà, volen- do occupare uno degli ultimi posti. Neil' anno appresso Leone XI lo scel- se a suo datario, nella qual carica venne confermato da Paolo V. Que- sto Pontefice dopo due anni lo eles- se arcivescovo di Benevento. Entra- to in possesso della sua sede, l' A ri- goni fondò, o, per meglio dire, im- partì al collegio dei gesuiti di quel- la città tanti benefizii, che gli me- ritarono il nome di fondatore. Ri- staiu-ò con molta magnificenza la sua cattedrale, e l'arricchì di preziose suppellettili e di sacri arredi . Riedificò dalle fondamenta il palazzo arcive- scovile, che minacciava rovina, e lo ingrandì, e rese più bella la sua chiesa titolare di s. Balbina. Eresse uno spedale, di cui affidò il gover- no ai fratì di s. Giovanni di Dio. A questi assegnò la chiesa ed il mo- nistero di s. Adeodato , che dotò colle rendite di s. Spirito, di s. Ma- ria de' martiri e di s. Bartolommeo, le entrate del quale volle che restas- sero per l'ospitalità dei pellegrini e per le spese di que'i'eligiosi. Contribuì e- ziandio all' abbellimento della chiesa di s. Maria della Consolazione. Ma cominciando la sua salute ad infievo-

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lirsi ed a soffrire debolezza di le- sta, che non gli lasciava sempre li- bero r liso della ragione, egli recossi in un'amena villa alla Torre del Greco presso Napoli, affine di respi- rarvi un'aria più salubre. Non an- dò per altro guari di tempo, che ▼enne colto dalla morte nel 1616, contando egli l'età di seltantacinque anni non compili , e venti di Car- dinalato. Il suo cadavere venne tras- ferito a Benevento, e sepolto nel- la metropohtana, ove sorge un a- vello di marmo con grande epitaflo, che ricorda le sue principali geste.

A questo Cardinale vengono at- tribuite parecchie opere, le quali sono annoverate dal Mazzuchelli , àaXVAr- gelati e da altri scrittori.

ARINDELA. Città vescovile della diocesi di Gerusalemme nella terza Palestina, fondata nel VI secolo, e indi fatta suffiaganea della meti'o- poli di Petra.

ARIOPOLI,oAREOPOLI {Ario- polilaii.). Città vescovile in partihiis della diocesi di Gerusalemme nella tei'za Palestina, che vuoisi eretta nel V secolo, ora vescovato suffraganeo della metropoli di Petra. Sembra che questo nome sia composto dalle parole Àr e Polis, e che significhi Città Ar.

ARISTEO. Crcdcsi , che questi fosse uiìlzialc di Tolomeo Filadelfo, re di Egitto. Lo si risguarda autore della Storia dei Settanta, scritta in forma di lettera, nella cpiale si narra il modo onde fu tradotto in greco V antico Testamento. Da que- sta storia si lileva, che bramando Tolomeo di avere una biblioteca nella (piale si contenessero tutti i libri del mondo, ne alìidò la cura a Demetrio Falereo. Questi soddis- fece con molto impegno al deside- rio del suo principe, e lo rese consa-

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pevole che gli ebrei aveano alcuni libri , cui molto importava di ti-a- durre nella lingua greca. Tolomeo come ebbe ciò inteso, mandò in Ge- rusalemme ambasciatori con molti presenti al Sommo Pontefice Elea- zaro per ottenere da esso lui quei libri ed alcuni uomini capaci di far- ne la traduzione. Eleazaro scelse settantadue persone, sei da eiascima delle dodici tribù, ed a queste com- mise d' intraprendere l' importantis- simo lavoro , che fu condotto a termine felicemente nell' isola di Faro. Alcuni per altro opinano, che questa storia sia slata immaginata da qualche giudeo. 11 sig. Yan Dale in una sua dissertazione sostiene , che Tolomeo fece tradurre il solo Pentateuco, e che gli altri libri fu- rono voltati in greco da altri inter- preti. Questa opinione non fu ab- bracciata da altri uomini forniti di rara dottrina, e molti riguardano come mia favola quanto raccontasi intorno a questa versione. Lasciando per altro ogni questione , egli è certo che questa traduzione è anti- chissima, e che fu tenuta mai sem- pre in gran pregio. Di questa si valsero i cristiani, poiché fu seguita dagli stessi apostoli; ed in seguito i santi padri l' ebbero in tanta ve- nerazione, che non dubitavano di asserire, essersi la Provvidenza ser- vita di questo mezzo, per appa- recchiare i popoli ad abbracciare il vangelo.

ARISTIO. Città vescovile della diocesi d'-\sia nella prima provin- cia della Frigia Paeaziana , stabi- lita nel IX secolo, indi falla suf- fraganea alla metropoli di Laodi- cea. Abbiamo notizia di due suoi vescovi Paolo e Tarasio, il primo dei quali intervenne al concilio di Calce- donia, ed il secondo a quello di l'ozio.

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ARISTONE (s. ), e compagni martiri nella Campania. Uopo es- sere stati convertiti alla fede per opera di s. Sebastiano , colsero la palma del martirio verso 1' anno 286, mentre infieriva la persecuzio- ne, mossa alla Chiesa da Diocleziano e Massimiano Erculeo.

ARICJNA. Città vescovile delle ter- re de' garmei e dei mahuziti.

ARLES. Città arcivescovile in Francia [Arelate, de Area lata, dal suo territorio vasto e spazioso), nel- la Provenza, dipartimento delle boc- cile del Rodano, situata alla sinistra di questo fiume , che vanta la sua fondazione, o ampliazione dai focesi di Marsiglia. Divenne assai florida sotto i romani, ed anco oggidì pre- senta molti preziosi avanzi di sua grandezza ne' monumenti che atte- stano la predilezione de' suoi con- quistatori. E pure una delle più an- tiche città della Gallia Narbonese, fu colonia romana, e venne chia- mata eziandio Sestana dal nome della sesta legione, che vi pose sta- bile residenza. Giulio Cesare la di- chiarò capitale delle Gallie , vi fece costruire dodici vascelli per assediare Marsiglia ; e Costantino imperatore vi fissò per alcun tempo la sua di- mora , e ristaliili le mura rovinate da Brocus nell'anno 270 dell'era cristiana , edilìcandovi inoltre un pa- lazzo, che oggi chiamasi il Castello della Troville:\e diede inoltre il pro- prio nome , e sotto gì' imperato- ri Onorio e Teodosio fu nominata Madre dei galli. Costanzo assediò Arles nel 4 ^ ^ ? '^ prese , e vi fece prigioniero Costantino il tiranno. I visigoti r assediai-ono l'anno 4"^ ma fu liberata da Ezio: in progresso i visigoti nuovamente vi posero l'as- ''Pdio, ed Evarico la prese nel 4^*^- !! re degli ostrogoti Teodorico, per

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l'amore che avea ad Arles, la fece capitale de' suoi stati, fu con essa largo di benefìcii, costruendovi an- che alcune riparazioni ; ed Ibas suo generale, impedì nel Sog fosse presa da' francesi , i quali per altro quat- tro anni dopo se ne resero signori, insieme al restante della Provenza. Nell'ottavo secolo, cioè nel ySo, i saraceni s' impadronirono d' Arles, ma Carlo Martello poco dipoi la liberò dal loro giogo , e restò ai francesi fino all' 879 in cui Bosone si fece proclamare re d' Arles; e nel- r assemblea de' 1 5 ottobre, si stabi- h il nuovo regno Arelatense, o Bor- gundico. Neil' anno precedente Papa Giovanni Vili, costretto da' saraceni ad uscire da Roma, si condusse in Ar- les, ove giunse nel d\ della Pente- coste, trattato con pieno rispetto da Bosone , eh' egli adottò per figlio , dichiarò difensore del proprio stato, e si fece da lui accompagnare in Roma. Il regno d' Arles composto della Provenza, ebbe nel 933, in ag- giunta la Borgogna Transuriatia: que- sta formazione , o riunione di stati, accadde nel trattato conchiuso fra Ugo conte d'Arles, che nell'anno 926 era divenuto re d'Italia, e Rodolfo re della Borgogna Transuriana verso il gSo. Arles divenne in seguito <jnasi una repubblica sotto gì' imperatori, che ne portarono il titolo di re , durante il regno de' conti di Pro- venza della prima e seconda stirpe. Gì' imperatori germanici , successori di Corrado II il Salico, che ne go- deva l'alta sovranità, le concessero tali e tanti pi'ivilegii, che il gover- na mento diventò quasi libero, e re- pubblicano. Corrado II ne acquistò il diritto pel testamento di Ridolfo III detto il Poltrone, ultimo i^ di Arles, morto a' 6 settembre io32, per cui s' impadronì della Borgogna,

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ad Olila dello pretensioni d'Eude II conte di Sciampagna, ec. figlio di Berta sorella del di-fonto. Aumenta- rono tali concessioni Corrado III, nel iii5, e Federico I, nel 1178, il quale però costrinse i duchi di Zeringhen a cedergli qae' diritti sul regno d' Arles, che aveano acquistati, in forza delle fonazioni di Lotario II, e Corrado IH suoi predecessori; ed in tal anno, ed in qualità di re d' Arles si fece coronare a' 3o luglio. In questo secolo la città era soggia- ciuta alle dominazioni straniere, per- chè nel 1 1 46 fu presa dal conte di Barcellona e da Alfonso II re d'Ara- gona nell'anno 11G7.

Federico II, nel i2i3, le accordò altri privilegi , in virtìi de' quali po- tè istituire de' magistrati, come il Podestat, de' consoli, ed un giudice; quindi per la sua possanza, Genova ed altre città commerciali vollero collegarsi ad Arles. Nell'anno seguente l'accennato imperatore cedette ogni pretensione sul regno a Guglielmo principe d' Grange, e Raimondo fi- glio di questo, nel layS, ne fece cessione a Carlo I conte di Proven- za , che sottomise interamente al suo dominio la città, e da allora in poi seguì le sorti della Provenza. Più tardi, cioè a' 4 ghigno i365, anche Carlo IV imperatore fu inco- ronato re d' Arles , dall' arcivescovo Guglielmo della Garda. ]Ma l' auto- rità degl' imperatori non fu mai gran cosa, ne' paesi posti tra le Al- pi ed il Rodano , giacché la loro lontananza, e le dissensioni co' ro- mani Pontefici , contribuivano sem- pre piìi ad adievolirli. Il menzio- nato imperalf)rc Carlo IV , snhilo dopo la sua coronazione, si spogliò di (|ualun(|ue pretensione sul regno d' Arles in fìivore di Luigi dna» di Angiò conte di Provenza, poi re di

ARI Sicilia, e quindi Arles in uno alla Px'ovenza, nel i48i, fu riunita per sempre alla corona di Francia, e Lui- gi IX ne prese definitivo possesso. Vuoisi che il primo vescovo di Arles sia s. Trofimo, che, secondo la tradizione della chiesa d' Arles, fu compagno nelle fatiche a s. Paolo. Spedito egli nelle Gallie, predicò il vangelo nella Provenza , e fondò la sede d' Arles, nella cui cattedrale fiu'ono poi, nel 11 52, trasferite le sue reliquie. Di qua venne la muta- zione del suo nome, mentre prima era dedicata a s. Stefano, come si ha dal Baillet, e dal du Port nel- la sua Storia della chiesa d' Arles. Benché questa chiesa lo abbia sem- pre onorato per suo fondatore , e ritenga che morisse alla fine del pri- mo secolo, non mancano però alcu- ni i quali sostengono esser fiorito ne'primordii del terzo secolo. Cer- to è che nel Pontificato di santo Stefano I, eletto l'anno i^j, n'era vescovo Marciano, il quale essendosi unito all' antipapa Novaziano, s. Ci- priano pregò il Papa a deporlo, ed a .sostituirvi altro vescovo. Così ri- porta il Baluzio in s. Cypriani episl. 6S , p. 260, e il Baronia ali" anno 258. Da questo ricorso si deduce oltre la primazia che il vescovo d-Ar- les aveva nelle Gallie, la sua principa- lità in questo paese senza superiore al- cuno, come si ha da altri esempi. Anzi insorta questione .sulla primazia fra il vescovo d' Arles e quello di \ ienna , verso r anno ^01, il concilio di To- rino provvisoriamente .stabilì, a con- .servazione della pace, che ambedue avrebbei'o giurisdizione ecclesiastica sulle città della Provenza, che fo.sse- ro piìi vicine alla ris|icltiva loro .se- de; e Papa .san Zosimo, nel .^17, considerando che s. Trofimo aveva portalo pel primo il lume della fé-

ARI de nelle Gallie, attribuì a questa me- tropoli la primazia..

Di quel diritto venne la Chiesa d'Arles tenuta in possesso sino al Pontefice s. Leone I , che censurò , come diremo, Ilario perchè si attri- buiva i privilegi degh altri metro- politi. Fu il Pontefice Vigilio, che neir anno 545 fece primate il ve- scovo diArles, allora appartenente al re Childelìerto figlio di Clodo- veo , commettendosi le sue veci in quella provincia , per 1' osservanza de' canoni , per meglio conservare r integrità della fede cattolica, per togliere le discordie tra fratelli e consacerdoti, e per definir le cause ; ma in quanto alle più difficili, ilPapa dispose, che dovessei'o riportarsi al- la Sede Apostolica.

Molti furono i fasti ecclesiastici , degnidi menzione i quali dalla storia de' molti concilii ivi celebrati, risulta- no; molte eziandio le glorie di Arles che da' seguenti vescovi in princi- palità procedettero. Sant' Onorato fu fatto vescovo d'Arles l'anno /i'2.G, sebbene fosse ripugnante , e fondò molti monisteri. Nel ^iq gli successe il suo parente, e discepolo s. Ilario , il cpiale per la sua fermezza depose dalla sede di Besanzone Chelidonio, che appellossi a s. Leone I , e si recò in Roma. Ilario fece altrettanto; ma Chelidonio fu riposto nella sua sede. Ilario si trovò imbarazzato an- co in un altro affare . Essendosi malato Proietto vescovo della sua provincia, egli ne ordinò il succes- sore, locchè disapprovando Leone I , il vescovo soffin con pazienza la sua umiliazione, onde meritò che dopo la sua morte il Pontefice lo tlichiarasse Ilario di santa memo- ria.

Al vescovo Cone, suo malgrado, hi eletto nel 5o i successore s. Cc-

ARI 3i

sario, parente del defònto. Zelante fu il suo ministero , intento preci- puamente a sradicare l'arianesimo, a combattere il semi-pelagianismo , che da un secolo avea fatto grandi progressi in Provenza , e nell' estir- pare gli avanzi della pagana super- stizione. Fondò in Arles mi moni- stero di donzelle, che sotto la dire- zione di sua sorella gimisero a due- cento. Si vuole che la recrola ad esse imposta, la quale poi venne intro- dotta in altri monisteri , sia la pri- ma composta in occidente , per le religiose . S. Cesario formò una re- gola anche pei religiosi, ma ambe- due cessarono d' essere in vigore , quando si propagò quella di s. Be- nedetto. Egli fu considerato il pri- mo vescovo delle Gallie, anche jier r eminenza della sua sede, la quale, come si disse, partecipava della di- gnità metropolitica , dopo che Tre- veri avea perduto tal prerogativa. R^ecatosi a Roma a venerare la tomba de' beati apostoli , il Papa s. Simmaco l'accolse con distinzione, lo decorò del pallio, e lo elesse vicario della Santa Sede nelle Gallie, ed in Ispagna , confermando a sua consi- derazione , i privilegi della chiesa di Arles.

Dopo la morte di s. Cesario, nel 542, fu innalzato alia sua sede Aus- samo , al quale , nel 546 , succesf>e s. Aureliano. Fu appunto tal santo che mandò a chiedei'e a Papa Vi- gilio il pallio, e il titolo di vicario della Santa Sede, e il re Childebcrto accompagnò con lettere la preghiera, acciocché la giurisdizione tosse entro il suo dominio. Anche s. Aureliano fondò due monisteri in Arles, uno pegli uomini, e l'altro per le don- ne, scrivendone appositamente le re- gole , e ficendo abbate dei primi s. Fiorentino. Anche al vescovo san

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Virgilio fu mandato, nel ^9^, dal Papa il Pallio, dichiarandolo s. Gre- gorio I vicario della sede apostolica per le chiese del regno di Borgo- gna, e di Austrasia di cui era si- gnore Childeberto li; ed inoltre volle che s. Agostino romano (ch'egli spedì in Inghilterra , ove poi ne divenne l'apostolo) fosse consacrato da s. Vir- gilio. Per non dire di altri, troppo noto è il Cardinal Lodovico d' Ala- mand arcivescovo di Arles eletto da Martino V, nel i423, e poi Cardi- nale, giacche dichiarato per uno dei legati del concilio di Basilea, si op- pose alla traslocazione di esso fat- ta da Eugenio IV, ed assuntane la prosiden/a, si dichiarò capo del partito refrattario , fece eleggere , consacrò , e coronò l' antipapa Feli- ce V. Ma dopo la rinunzia di que- sto il Cardinale ne fece penitenza, ed ottenne la dignità Cardinalizia, di cui era stato privato, e il perdo- no dal Pontefice Nicolò V ; e tal fu la vita che menò in seguito che Dio operò alla sua tomba non pochi miracoli, per cui Clemente VII, nel 1 527, ne riconobbe il culto. Ma oltre tutti questi, ed altri arcivescovi, Arles ebbe la gloria di dare a Milano il suo concittadino s. Ambrogio.

La sede illustre di Arles, che nel 147^ perdette Avignone, fu riunita nel concordato del 1 80 1 da Pio VII di gloriosa memoria alla me- tropoh d'Aix, e sebbene fosse rista- bilita in quello del 181 7 dallo stes- so Pontefice, non ebbe poi esecuzio- ne, e restò definitivamente unita ad Aix, mentre l'ultimo .suo arcivesco- vo Gio. Claudio le Blanc de Bcau- lien, morì in Parigi nel \Si5. La diocesi d' Arles componcTa.si di cin- qnanl'uiìa parrocchie, ed avea trenla- tremila lin; diicndita. La cattedrale, edilizio gotico, a\ea per pali'ono s.

ABI Stefano protomartire, contando un capitolo di venti canonici, ed altret- tanti chierici, che anticamente era- no canonici regolari di s. Agostino.

Arles è assai celebre anche pei venti concilii che vi si adunarono, la maggior parte nella sagrestia della cattedrale.

Il primo concilio si celebrò neb l'anno 314, alla presenza di s. Sil- vestro I, e di Costantino imperato- re, in cui per la terza volta furono condannati i donatisti: tra i venti- due canoni che vi si formarono, l'ot- tavo proibisce il ribaltezzai'e gli e- retici , quando tornavano alla co- munione della Chiesa, se già fosse- ro stati battezzati in nome della san- tissima Trinità. Beg. t. II, Labbé ed Ard. t. I.

Il secondo concilio si adunò nel 353 dagli ariani contro s. Paolino vescovo di Treveri , che essendo di- fensore di s. Atanasio, venne man- dato in esilio. Beg. tom. Ili, Labbé t. II, Ard. t. I. Alti'i lo pongono nel 355.

Il terzo si convocò nel Pontificato di s. Siricio, l'anno 3qo, ove vennei'o promulgati trentasette canoni.

Il quarto fu celebrato nel 44^- 5 o piuttosto nel 443, come si ha dal- la Gallia Christ. t. I, p. 52g, a cui presiedette il vescovo s. Ilario, che eb- be la principal parte ne' cinquanta- .sci c<inoni di disciplina, che vi furo- no stabiliti, tratti la maggior parie (la quelli de' precedenti concilii.

11 quinto ebbe luogo nel 4^2 , sopra la disciplina ecclesiaslica, e per mezzo di cinc(uantasei canoni, molti de' quali già sanciti negli anleiiori concilii. Sono degni di menzione il decimo.sesto, che impone nbattez7.are i paolinisli: il trentesimo che proi- bisce con.scgnare chi si rifugiò nelle chiese; il Irentcsinic primo che di-

ARI chiara meiilevoli di scomunica que" chierici, che ricorrono a'tril)unali ci- vili; il ciiujLiantesiino, che interdice a chi ha niinicizie notorie, l'ingres- so nelle chiese. Reg. Vili. Labbé, t. IV, Ard., t. II, e Baliizio, in Collect.

Il sesto concilio si tenne nel ^^5 nel Pontificato di s. Leone I , pel- le controversie insorte a causa di giurisdizione tra l' abbate di Lérins Fausto, e il vescovo di Frejus Teo- doro. Reg. VIII. Labbe' t. IV, Ard. tom. II.

II settimo si radimò nel 4^3 a por fine alle vertenze giurisdizio- nali di s. ]\Iamcrto arcivescovu di Vienna, e Leonzio d'Arles. Reg. IX, Labbé t. IV, e Ard. t. II.

L'ottavo concilio cclebrossi l'anno 475 contro i predestinaziani. Ibidem.

Il nono si adunò nel 524, men- tre governava la Chiesa Giovanni I. Si occupò delle ordinazioni, e sancì quattro canoni. Fu pi'esieduto da s. Cesario vescovo di Arles, zelante che ne'concilii si facessero regolamenti pei costumi, per la disciplina, sulla litur- gia, e sulle questioni dommatiche. Reg. XI. Labbé t. IV, Ard. t. IL

Il decimo venne convocato nel 554, e trattò sulla disciplina re- golare, e sulla giurisdizione de' mo- nisteri (Gallia Crisi, t. I. p. 3g!^, e l. III p. 1 1 e i3.). Il Lenglet al- l'anno 553, registra un concilio di Arles sopra la disciplina ecclesia- stica , citando gli autori che ne trattano. Reg. t. XII. Labbé t. V. Ard. t. II.

L' undecimo adunossi nell' 8i3 per le istanze di Carlo Magno so- pra la disciplina ecclesiastica, per la quale si formarono ventisei canoni. Reg. XX. Lab. t. VII, Ard. t. IV.

Il duodecimo concilio si tenne nel 1049 o nel 1059, e ne tratta la voi. ni.

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G^ll. Chrifst. tomo VI, p. 32 e 36.

Il decimoterzo venne convocato l'anno io65 per decidere alcvme dillL-rcnze insorte tra l' arcivescovo d'Arles, e il visconte di Narbona. Mansi, tom. I, p. i3io.

Il decimoquarto, tenuto nel i9.o5, sulla disciplina della Chiesa. Gali. Clirist. t. I, p. 5C)5.

Il decimoquinto si radunò nel 1 2 I o, per occuparsi delle proposi- zioni fatte inutilmente a Raimondo conte di Tolosa, per la sua assolu- zione, dall'aver favorito gli albigesi. Labbé, t. XI, Ard. t. VI.

Il decimosesto, celebrato nel 1234, ricevette il concilio generale duode- cimo , lateranese quarto, celebrato nel 1 2 1 5 da Innocenzo III, e fra i ventiquattro canoni che vi si forma- rono sotto la presidenza dell' arcive- scovo Gio. Baussan , il decimosesto comanda, che gli eretici dopo esse- re stati scomuniaxti, se non si con- vertano, vengano consegnati al brac- cio secolare. Laiche tom. XI, e Aiti, t. VII.

Il decimosettimo ebbe luogo l'an- no 12 36, e trattò materie riguar- danti la disciplina della Chiesa . Gali. Christ. t. I, p. 5{)^.

Il decimottavo si convocò nel 1242, egualmente per la disciplina ecclesiastica. Labbé tomo XI. Il Lenglet lo registra all'anno 1246, citando il detto autore, e l'Ard. t. XI.

Il decimonono venne celebrato nel 1260 sulla disciplina, e contro l'ab- bate Gioacchino, fondatore del moni- stero Florense nella Calabria : l' erro- re di questo grand'uomo fu però di mente, non già di volontà. Fra i diciassette canoni stabiliti dal conci- lio, fìi prescritto che gli ebrei per «es- sere contraddistinti da' cristiani, por- tassero un segno visibile. Labbé, tom. XI. Ard. tom. VII. 5

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Il ventesimo adunossi a' 3 i luglio del 1275 dall'arcivescovo Bertrando di s. Martino, e vi si sancirono ven- tidue canoni in vantaggio della di- sciplina: il settimo vieta la vendita degli ornamenti de' sagri templi sen- za il permesso dell' Ordinario; il no- no dichiarò i parrochi esecutori dei pii legati; ed il vigesimo proibì di seppellirsi in luogo sacro coloro che non si confessarono nella Pasfjua. Labbé, tom. XI. Ard tomo VII. V. Provfivza, ed Aix.

ARLES BosoXE de' Regoli, Car- dinale. Rosone Arles vuoisi da al- cuni storici con qualche fonda- mento essere il medesimo che V>ct- bone Orsini , il quale nel 1182 fu promosso alla porpora da Lucio III. Dapprima ebbe la dignità di diaco- no Cardinale di S. Angelo, e poscia ottenne quella di prete col titolo di sant' Anastasia. Sembra, che questi abbia compito la sua carriera mor- tale sotto il Pontificato di Urba- no III.

ARIMAGH {Armacan). Città con residenza arcivescovile nell' Irlanda. Arniacha, capo luogo della contea di cgual nome , nella provincia di Ulster, fu già metropoli dell' Irlan- da. E molto ben situata in una collina presso il fiume Gallcn. JN'el medio evo Armagli era popolalissi- ma, essendo la sua università stata fre(|uentata da piìi di settemila stu- denti. Decaduta a poco a poco fu saccheggiata e minata nelle gueire tra i nativi e gU anglo-normanni, e nel 1642, incendiata da Sir Phelin O JMeil. Dopo la riforma Armagli prosegui ognor più a decadere fino all' arcivescovato di Ricairtlo Robin- son , il (piale riparò la cattedrale , rinnovando per così dire la città tutta. Armagli deve a lui pur anco, oltre ad una chiesa parrocchialc; un

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palazzo ed un osservatorio provve- duto d' istrumenti non meno che una scuola gratuita, nella quale i fanciulli vengono allevati secondo i moderni insegnamenti. La cattedra- le di Arniagh, grandioso edilìzio go- tico, fu ben presto preda delle fiam- me e delle rapine dei danesi, che la distrussero spogliandone gli ar- chi vii.

La sede vescovile venne fondata l'anno 4^^; ^^ *• Patrizio apostolo degli irlandesi, spedito a spargere la luce del vangelo <lal zelante Pon- tefice Celestino I romano. Veggasi Mariano Scollo lib. II a^tat. ad aniiLun 432. Per questo titolo i pre- lati di Armagli assunsero la prima- zia dell' Irlanda, ed in qualche mo- do venne loro un tal titolo dal mo- mento che il concilio di Mellcfont, nel II 52, li costituiva metropolita- ni dell' Ulster. Le altre metropoli dell' isola non vi acconsentirono. Dopo la morte di san Patrizio, r abbate del inonistero di santa Co- lomba ebbe cura di tale primazia, e, sebbene semplice jirete, arrogossi sugli altri vescovi un'autorità di cui non si trovano esempi. L' arci- vescovo di Cantorbery difatti pre- tendeva che un tal diritto fosse a lui solo devoluto, ed all'ombra di esso faceva le ordinazioni. Celso , arcivescovo di Armagli è però il primo che abbia stabilito una me- tropoli tla lui stesso filta cdiliciirc. S. Bernardo, nella vita di s. Malaihia dice, che Celso dappoi cirel)l>e edi- ficata quella metropoli la fece con- fernKU'e dal Pontefice, e che s. Ma- lachia succeduto a Ct'lso recossi a Roma per chiedere la conferma di ciò che Celso avea domandato a fa- vore della tletla metropoli, e di più l'onore del pallio da Ct^lso non pos- setluto. La coufcriua di inetropoU

ARM fu data; ma riguardo al pallio fu deciso doveilo prima chiedere il concilio di tutta 1' bianda come ne fa testimonianza Roger, ne' suoi an- nali, all'anno ii5i. Certo è che il Pontefice Eugenio 111 lìell' anno I 1 52, confermandole il grado ar- civescovile , le conferì il pallio . D' allora in poi l' Irlanda fu divisa in quatti'o arcivescovati, cioè Ar- magh, Cashel, Dublino e Connulh, o Cannacia, ora soggetta all'arcive- scovo di Tuam, o piuttosto gli vil- timi due furono aggiunti ai primi due. Armagli avea pei'ò la prima- zia su tutta l'isola, ma nel 1182 fu sottratta da essa la sede di Du- blino da Papa Lucio III, il quale la fece immediatamente dipendere dal- la s. Sede. Nei i 171 temiesi in Ar- magli im concilio per provvedere alla disciplina ecclesiastica. Tra le discipline ivi prese si fu quella di porre in libertà tutti gì' inglesi stati comperati affine di placare lo sde- gno di Dio, la cui mano punitrice pesava allora suU' Irlanda.

S. Benigno vescovo di Armagli, discepolo di s. Patrizio , è tenuto in grande venerazione in Irlanda. ( F, s. Benigxo ). Vogliono pur es- ser notati san Forannan vescovo di Armagh nel decimo secolo, san Malachia mentovato ( Vedi), Gia- como Usserio ( Vedi) uno de' piii dotti uomini del XVII secolo, e che fu pur arcivescovo di Armagh, ma protestante. Questa chiesa primate di tutta r Irlanda, non è al d'og- gi immediatamente soggetta alla San- ta Sede, ed ha per sutiraganei i ve- scovi di Clogher, Down, e Connor, Derry, Raphoe, Ardach, Dromore, Meath e Kilmore. Dopo che la ri- forma tolse i beni a' cattolici , non vi sono prebende in Irlanda, ma il primate in questa diocesi, e gli altri

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eccieslostici si sostentano con obla- zioni. Si sa che ai vescovi d' Irlan- da , perchè abbiano onde provvede- re alla propria sussistenza, è solito concedersi di ritenere due parrocchie loco mensalis. Le parrocchie non ha guari erano quarantanove, oltre molte cappelle, e cinquant'uii i vicarii, fa- cendosi ascendere i cattolici a circa trecento mila.

ARMAGNAC Giorgio (d'), Car- dinaie. Giorgio d'Armagnac nacque nella Guascogna, nel i5oo,da prosa- pia imparentata colla famiglia di Fran- cia. Il Cardinal Francesco d'Amboise suo affine , e Carlo duca di Alen- ^011 suo zio, si assunsero l' incarico di dargli una educazione convenien- te alla sua nascita. Giorgio trasse molto profitto da'. suoi studii, e, per- suaso che la scienza disgiunta dalla pietà ad altro non serve, chea pascersi di vanagloria, dicdesi con tutto l'impe- gno all'acquisto della virtù. Per laqual cosa Francesco I l'e dei francesi gli affidò cariche importanti nella sua cor- te, e poscia il Papa Clemente VII gli conferì la chiesa di Rodez ad istan- za del detto monarca. 11 novello prelato ristabilì in quella città i ge- suiti, e ad essi affidò la pubblica educazione. Lo stesso fece in Tolo- sa, ove fabbricò a questi religiosi un magnifico collegio. JNel i536 ot- tenne dal Sommo Pontefice Paolo III r amministrazione della dioce- si di Vabres ; e Giovanni Maan asserisce , che, destinato da Paolo III ad occupare la sede arcive- scovile di Tours, ne ritenne il go- verno per tre anni , senza averla giammai veduta. In seguito il re cristianissimo lo inviò ambasciatore al senato veneto ed alla corte di Pioma, ove dal predetto Paolo III, a' 19 decembre i5445 ottenne la di- gnità di prete Cardinale del titolo

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de' santi Giovanni e Paolo. In se- guito Paolo IV, nel i555, gli affi- dò la chiesa di Lescar, e trasfe- rito da Pio IV all'arcivescovato di Tolosa, Ein-ico II lo dichiarò suo intimo consigliere e governatore di tutta r Occitania. Esercitò questa ca- rica con tanta saggezza e bontà, che meritossi il nome di ottimo princi- pe, nonché di mecenate de' letterati. Fu presente al colloquio di Poissy, ove difese con molto calore la cat- tolica fede. Adoperossi e colle paro- le e cogli scritti per ricondiuTC al centro di vmità Lodovico di Borbo- ne principe di Condè ed altri illu- stri personaggi infetti di eresia. Eb- be il conforto di veder coronate di prospero successo le sue fatiche, affine di mantenere ubbidiente alla santa Sede la contea di Avignone, alla ((uale presiedette in luogo di Car- lo di Borbone. Inoltre servendosi di alcinie truppe inviategli da s. Pio V, occupò parecchie terre degli e- jx'tici , le restituì al dominio del- la Chiesa romana sotto la giurisdi- zione di Avignone. Di questa chiesa egli assunse H governo nel i^'j'j, dopo avere rinunziata quella di To- losa. Nel corso degli otto anni, in cui tenne la sede di Avignone, oc- cupossi in varie opere che resero celebre il suo nome. Fondò un mo- nistero di l'eligiosi minimi , accreb- be quello dei celestini, stabilì il tri- bunale della Ruota, celebrò nel i5j() un concilio provinciale, e colmò quel- la città di altri considerevoli bene- ilcii. Finalmente nel i585, compì la sua mortale carriera, compianto da tutti. Questo illustre ]wrsonag- gio, che sostenne l' onore del Car- dinalato ])er anni ([uarantauno, ed era intervenuto ai comi/li di Criulio 111, Marcello 11 e Paolo IV, ebbe ad essere seppellito nella chiesa di

ARM di santa Maria de' Doni in Avi- gnone.

ARMALECH. Città vescovile, già nel paese dei medi, del vicariato del Catai.

ARIMELLINI Medici Francesco, Cardinale. Francesco Armellini, se- condo alcuni, nacque in Perugia nel i4t>g. Secondo altri, in Fossato luogo della diocesi di Nocera. Evvi ancora chi assicura che il suo cognome fòsse Pantalassi, chiamandosi così il suo genitore, il quale lasciò questo per assumere quello dello zio materno. Giulio II gli conferì la carica di suo segretario, e del sacro Collegio. Dopo la morte di questo Pontefice, Leo- ne X che gli successe, adottò l'Ar- mellini nella propria famiglia, lo a- scrisse tra i protonotarii apostolici, poscia lo fece chierico di Camera e finalmente segi'etario apostolico. A- vendo disimpegnato con molta dili- genza e perizia questi importantissi- mi vijTizii, dal detto Pontefice, nella celebre promozione di trent'un porpo- rati il primo luglio iSiy, fu crea- to prete Cardinale del titolo di s. Mar- co, e, secondo altri, di s. Calisto. Fu inoltre insignito del carattere di lega- to dell'Umbria, della Marca e della Francia , ed eletto amministratore delle chiese di Oppido e Gerace, come pm'e camcrlingo della santa Chiesa romana. Dopo qualche tem- po Clemente VII lo innalzò alla ca- rica di pro^^cecancelliere, e nel i 52 4, Io elesse arcivescovo di Taranto. Ma, nel i52 7, essendo stata saccheggiala la città di Roma, egli soggiacque al- la perdita de' suoi beni, e siccome tacciato di attaccamento al denaro, fu criticato dal Cardinal Pompeo Colonna in pieno concistoro. In quell'anno medesimo, aillitto per le sua perdite , terminò la carriera mortale nel ixislello di san Ange-

ARM lo, ove avea cercato un rifugio. La sua spoglia fa sepolta nella chiesa di s. IMaria in Trastevere, ove sor- ge alla sua memoria ini sontuoso mausoleo. Trovossi presente ai co- mi/,ii (li Adriano \I, e Clemen- te VII , il quale co' duecento mila scudi che il di'fonto possedeva fuo- ri di Roma, si servì pel suo riscat- to, e pei bisogni della Chiesa.

ARMELLINO. Ordine di Cava- lieri. Eqiie.s lìiuris Ponlici. Ferdi- nando il' Aragona, re di JNapoli, nel i436, fu insidiato da una congiura de' principi del regno , de' quali era capo suo cognato Marino Mar- ziano principe di Rossano, confede- rato con Giovanni d'Angiò duca di Calabria , e pictendente al trono. Fece imprigionare Marino, e poscia convintolo di reità , gli perdonò il delitto , liberandolo dalla pena di morte. Volendo che a tutti fosse pa- lese tanta clemenza, istituì un Ordi- ne di cavalieri , ai quali donò per insegna mia collana d'oro, da portarsi sul petto, da cui pendeva un Armellino d'oro lordato nel fango, col motto:

MALO MORI QUAM FOEDARI , CÌoè , VO-

glio piuttosto morire y che ìmbrat^ tarmi j volendosi significare nel fango il sangue del nemico , che sebbene potesse punire qual reo , volle to- gliere nell'aggraziarlo qualunque so- spetto vendicativo. L'Ordine si dif- fuse anco fuori del regno di Napoli, e particolarmente nella Spagna pel dominio, che que' sovrani esercita- rono su NapoH. I cavalieri non eb- bero abito particolare, costitu- zioni approvate da' Papi ; e quindi la onoriiicenza consisteva nel dar lo- ro la descritta collana.

ARMENIA. 7^. Patriarcati, E Re- ONo Antico di Armenia.

ARMET o RROGNIER Giovanni, Cardinale. V. Brognier.

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ARMINIAjNI, o RIMOSTRANTL

V. RlMOSTR AINTI.

ARIMOGASTO, ARCIHNIMO e SATURO (ss.), martiri, patirono in Africa sotto Genserico re de' van- dali. Armogasto fu spogliato delle cariche che copriva alla corte del re, per essersi manifestato distiano; e, stretto primieramente da funi, ot- tenne con le sue preghiere che qiic- .ste si spezzassero. Tornatone inu- tile questo tormento, fu egli appeso per un piede colla testa penzolone, ma pur questo produsse elì'etto. Fi- nalmente il re consigliato da un pie- te ariano a non farlo morire per- chè non fosse venerato siccome mar- tire, ma ad imporgli un fine d'altra guisa, cacciò Armogasto alle minie- re nella Bizacena, e poscia rilegollo a Cartagine siccome guardiano d'ar- mento. Armogasto predisse l'ora del- la propria morte, e fu seppellito nel luogo, ch'egli stesso s'era scelto.

Archinimo era cittadino di Mascnla in Numidia. Venne condannato al tagho della testa, e già era per ricevere il colpo mortale , quando ad eccitamento degli ariani gli fu consentito di vivere affinchè non si venerasse siccome martire dei cri- stiani. Ciò che di lui poscia avve- nisse, non è chiai'o: certo è che la Chiesa lo onora siccome martiriz- zato.

Saturo era il soprainten dente alla casa d'Unerico primogenito del re. Aveva a moglie mia donna, che ado- perava tutte le piìi seducenti lu- singhe, per distorlo dal proposito di patire, e volea farlo abiurare; ma Saturo, lungi dal lasciarsi sedurre, fu dato in braccio ai tormenti . In questi però non lasciò la vita , che noi permisero gli ariani, ma fu costretto a trarre il resto dei suoi cfiorni in estrema miseria .

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La festa di questi santi si colei )ra

a' 29 di marzo.

ARX.VLDISTI. Sotto questo no- me voglionsi intendere tanto i di- scepoli tli Arnaldo da Brescia, quan- to i seguaci degli cn'ori di Arnaldo da Villanova. V. Arnaldo da Bre- scia, ed Arnaldo da Villanova.

ARNALDO ossia ASC AN IO, /;/'<-- ic Cardinale del titolo di s. Cle- «lente. Arnaldo venne innalzato a tal dignità da Pasquale II , che ten- ne il Supremo Pontificato dal 1099 al I I 1 8. Intervenne al concilio di Guastalla, e confermò col giuramen- to quanto il Sommo Gerarca Pa- squale li avea fatto nella sua pri- gionia a favore di Errico IV sul- Taifare delle investiture. Intorno al- l' anno della morte di questo pre- lato , non abbiamo notizie sicure ; sembra per altro che questa sia av- venuta prima del 11 12.

ARNALDO d' Andilly Antonio. Nacque a Parigi nel 1612. Fece il corso di umanità nel collegio di Calvi, studiò filosofia in quello di Lisieux , e poscia dedicossi atl ap- prendere il diritto, cui ben presto lasciò per darsi a tult' uomo alla teologia. Nel i638 ne ottenne la laurea, e tanta erudizione dimostrò neir esame cui sostenne , che fece 5tu[(ire tutti gli astanti. Il celebre Ijc.M'ot , che poscia fu vescovo di CliartiTS , non la pensava come Arnaldo intorno alla Grazia, il per- chè (|uesli gli si oppose con uno scntlt) inlilolalo: atto di Tenta (ii'o, cui sostenni; nel j()3(), e dedicò al eK-ro di Francia iillora radunato in l'aiigi. Due anni dopo ei iliede alla luce il suo libro dclLf frecjucn- tc. comunione, il «piale fu coinltat- tulo con molto calore «lai gesuiti, contro i «piali siwnbrava «lettalo. Le qiie^lioni sulla Grazia, che .sorsero a

ARN quella stagiono, fecero .sì che viep- più si accendesse il liioco della ilis- cordia . Arnaldo dichiarossi parti- giano di Giansenio, e compose una Apologia, del libro di questo vesco- vo. Ma quello che fece levare molto rumore si fu l'aver egli scritto due lettere nella circostanza, in cui ven- ne negata l'assoluzione al duca di Liancour, il cpiale era intimo amico di alcuni protettori di Giansenio. \'i furono censurate due proposi- zioni , dalla Sorbona , la quale senza ammettere le appellazioni ed oppo- sizioni di lui , lo escluse dal numero de' suoi membri. Arnakio allora si ritirò, e si diede a comporre alcu- ne opere sopra varie materie. Fi- nalmente, nel 1668, nel qual anno venne concessa la pace alla Chiesa, abbandoni) il suo ritiro, e l'arci- vescovo di Sens col vescovo di Chà- lons si adoprarono, alfnich(ì (>gli fosso compreso in quella pacilìcjizione. Do- po questo avvenimento Ai'naldo im- pugnò le armi contro i calvinisti, e pubblicò l'opera della perpetuità della fede. sull'Eucaristia, cui dedi- cò a Clemente IX!; opera la <]ualo servì ad iilumiiiare parecchi stagnaci della pretesa riforma. Arnaldo com- pose degli altri scritti , e colla sua scienza profon«la rispondeva a tutti i dubbi , e spargea la luce .sopra ogni materia )iiìi d i Ilici le ; motivo per cui e Sommi Pontefici e vi-sco- vi «■ soviaui ed uomini dotti lo ebbero in grande «'slimazioiie. INIa non andò guari tli t«>rnpo ehi- fu rotta la pace. Arnaldo impugnava la penna contro i gesuiti , e «piesti laccano uso contro di lui «Ielle armi «h'If autorità. Ver la «piai c«)sa ei si \n\e eoslivlld ad abhandonan- il luogo di sua «limora, e eer(are un asili! sdllti altro eii'li» . l'.i i«'e«»VM [H'itanlo a Mous, e poscia a Bru*-

AJliN stIIcs, (la (love ])as.sò in Ainslcidam in foni[iai!;iiia dell' arcivescovo di Ulreelit. Uiloriialo poco d<>[>o in Jìnissellcs, ottemie la [ìjotezioue del goveiiiatoie di'i Paesi Eassi, il (jiia- le con iiKjJto piacere Icf^geva gli scritti di lui. In <[uesto frattempo insorse una guerra fra la P'raiicia e la Spagna, e lutti i fraiiet\si fu- l'oiìo costretti ad abbandonare il territorio spagnuolo , tranne Arnal- do (!(! i suoi compagni. Se non che nell'anno ottavo, dacché avea fissata in Ihnssclles la sua dimora, dovette partire di (piesta città, non potendo j)ÌLi (jltre essei'e protetto dal gover- natoi'e. Andò pertanto vagandrj per (pialche tempo, e sotto il nome di un suo amico, ritornò a Brusselles, dove menava una vita ritirata, e dedita all'orazione. Finalmente nel i6<j4 terminò la sua mortai carrie- la a Brusselles, da dove fli traspor- tato a Portoreale il suo cuore, che poscia venne trasferito a Palaiseau. 1 più segnalati poeti composero in onor suo degli cpitafiì. Ei venne di[)into diversamente secondo i di- versi partiti; ma se gli storici sono divisi sulla condotta, e sui senti- menti di lui, abbastanza si accor- dano sulla sulilimità del suo inge- gno.

Quest' uomo straordinario non solamente si distinse nella teologia, neir intelligenza delle sacre carte, e nella scienza ecclesiastica; ma ezian- dio era profondo nella geometria , nella grammatica, nella dialettica, e neir eloquenza. Tante poi sono le opere, cui egli produsse, da re- car meraviglia. La maggior parte sono anonime, e molte versano su- gli affari de' suoi tempi. Per amor di l)revit;i ne ricorderemo soltanto le i)rincipali : i . Storia e concordia tvangclica j in latino. La morale

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(il G. C. roK'csciata dai cah'ìnislì. 3. Triiduzioìw di alcuni libri di s. y/gostiiio. 4- L^ innocenza e Ut verità difesa contro i gesuiti ed il loro p. Brisacier. 5. Difesa del nuovo Testamento di Mons. 6. Km- pietà della morale dei calvinisti. 7. ydpologia pei cattolici. 8. apo- logia de:' santi Padri della chiesa contro il sig. le Bloine. (). Nove, volwni di lettere, io. Due volumi sulla necessità della fede in G. C. 1 1 . Sei ultimi volumi della morale pratica. 12. Hiflessioid filosofiche e teologiche sopra il nuovo sistema della natura e della grazia , del padre 31alchranche. i 3. Regole per discernerc le buone _, e non buone critiche delle versioni della scrittura in francese, rispetto alla lingua. 1 4- Dilucidazione sopra l' autorità dei concila generali ., e dei Papi. 1 5. Elementi di geometria. 1 6. U ar- te di pensare, i 7. Riflessi oni .sopra V elocpienza dei predicatori. iH. Trattato delle vere e false idee. 19. Molti volumi sulla morale ri- lassata dei casisti.

ARNALDO DA Brescia, sparse i suoi errori nel secolo XII. Egli ardentemente bramava di render celebre il suo nome, gli man- cava facilità e spirito di esporre le proprie idee (piantunque fosse di scarsi talenti. Dall' Italia passò in Francia , ove ebbe a precettore il famoso Abelardo. Tornato nel suolo natio , vestì l' abito monacale , ed acciecato dallo spirito di novità e superbia , attaccò lo stato ecclesia- stico e monastico , e si fece a pre- dicare, che i vescovi, i chie- rici, ne i monaci poteano possedere feudi o benefizii stabili, altrimenti non potrebbero conseguire la bea- titudine eterna. Quest' empio apo- stata subì la condanna nel concilio

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lateraiiese, convocalo nel r 1 89 tla liinoci'nzo II, e tu costretto ad al- lontanarsi dall' Italia. Dopo la morte per altro di quel Papa, egli vi ri- tornò, e pi-oposc al popolo romano di stal)ilire l' antico governo, d' im- padronirsi del temporale dominio, di limcttere il senato, e di scacciare il Papa cogli altri ecclesiastici. Il fuoco della rivolta si accese ben presto, e durò pel lungo tratto di due lustri, avendo prodotto la mor- te di Lucio li, e la fuga in Fran- cia di Eugenio III. Dopo quest'epoca questo monaco sedizioso fu dato in mano al I*ontefice Adiiano IV, da Federifo I, presso il quale si era rifuggito colla speranza di accrescere vieppiù la sedizione, per cui quel ]*apa sottopose Roma all'interdetto. Egli fu condannato , nel i 1 55, dal prefetto di Roma ad esser abbruciato vivo e ridotto in cenere, quindi gettato nel Tevere, poiché non era senza fondamento il timore che il popolo onorasse le reliquie di questo scellerato, cui alcuni liguardavano qual martiie. F. Ottone di Frisi- gna, De Geslis Fridcrici lib. II, cap. 2 r ,

AR.NALDO diMoxTAMER, nacque in Puicerda nella Catalogna, e per le sue stravaganze fece che la fama del .suo nome alquanto si divulgasse. Con- dotto da un falso zelo sosteneva, che quando alcuno avesse indossalo l'abito di s. Francesco non potea su- bire la eterna dannazione ; che il serafico padre scendeva ogni anno nel purgatorio per liberai-ne quelli del suo Ordine, e finalmente che la famiglia francescana avrebbe eterna durata. Per queste opinioni strava- ganti ei fu citato al tribunale d'In- quisizione, ed alla presenza degl'in- (juisitori abiurò le sue eresie. Se non che dopo (pialchc tempo di nuovo

A R N le disseminò, e tpiesta caparbietà fece s'i, che il vescovo di Lrgel Ei- merico a perpetua carcere lo con- dannasse.

ARNALDO da Villanova. Quasi tutti gli autori sono di avviso che vivesse alla fine del secolo XllL Gli fu dato questo cognome dal luo- go della sua nascita. Era fornito di un ingegno singolare, per cui mol- ta fama si procacciò non solo nelle scuole, ma eziandio presso i dotti. Egli ardea del desiderio di sapere ogni cosa, e già avea cognizione di quasi tutte le scienze. Ma di queste sue px'erogative ei s' invam, e per- suaso di esser capace di tutto, la- sciossi acciecarc dallo spirito della superbia in modo da non vergognar- si di cadere in molti errori. Egli insegnava che la natura umana in Gesù Cristo era del tutto eguale al- la divinità; che le opere della mi- sericordia sono più grate a Dio del sacrificio dell'Altare; che i monaci corrompono la dottrina di Gesù Cri- sto, sono senza carità, e saranno tut- ti dannati. Avea in gran pregio lo studio dell'astrologia, e, fondato su questo, andava spargendo che la fine del mondo dovea fissarsi nel i345 o nel iSyG. Inoltre iuipugnò l'au- torità dei Sommi Pontefici, rigettò le preci a vantaggio delle anime dei trapassati, e fu nemico dello stato monastico. L'università di Parigi, e gì' inquisitori radunati in Tarasco- na , condannarono l'eresia di Ar- naldo. Terminò i suoi giorni in un vascello, uìentrc ritornava dalla Si- cilia.

ARNOBIO. Questo scrittore nac- que a Sicea, città dell' Africa nella ])rovini'ia proconsolare, ed insegnò la relloricii ver.so la line del secolo terzo. Era seguace delle folli super- stizioni dei gentili ; ma illuminato

AllN dalla gi'azia ne conobbe la falsità, ed arse di desiderio di seguire le evangeliche dottrine. Per ottenere dal vescovo di Sicca di essere am- messo più facilmente nel numero dei fedeli, compose sette libri contro i gentili, mentre ancora era catecu- meno. Quest' è il motivo, per cui gli scapparono alcuni errori, i quali avrebbe schivato se fosse stato me- gUo inslrutto nelle teologiche disci- pline. Ciò nondimeno le prove, che adduce a confutare il paganesi- mo, sono molto solide : lo stile è veemente ed energico, manca di qualclie eleganza ne' discorsi, quan- tunque vi si trovino dei termini du- ri, gonfi e poco usitati. E incerto in cpial anno abbia egli terminati i suoi giorni.

AR.NOLDI o Arnaud, o Arnault Pietro, Cardinale. Arnoldo, che altri chiamano Raynaldi o Arnaldi, nacque nel Bearne in Guascogna verso la me- tà del secolo decimoterzo. L' amore che avea per la solitudine, ed il desi- derio di consecrarsi al servigio di Dio, lo indussero ad ascriversi tra i re- ligiosi di s. Benedetto nel moniste- ro di san Severo, diocesi di Aii'c. In seguito fu eletto abbate del mo- nistero di s. Croce di Bourdeaux, e ne sostenne con molta lode l'in- carico. Venne anco da Clemente V fatto cappellano Pontifìcio e vi- cecancellicre della Santa E.omana Chiesa, ed a'i5 dicembre i3o5, lo stesso Pontefice il creò prete Car- dinale del titolo di s. Stefano di Mojitecelio, ovvero di s. Prisca. Ma pochi mesi dopo la sua promozione terminò di vivere in Avignone nel i3o6.

ARNOLDO. Fra gli scrittori ec- clesiastici, che illustrarono la Chiesa nel secolo XII, merita di essere annoverato anche Arnoldo Caito- voL. m.

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nes^. Egli formava parte dei disce- poli di s. Benedetto, e fu fatto abbate di Bonevalle, per le rare doti, ond'era a gran dovizia fornito. Era intrinseco amico ili s. Bernardo , che prima di morire gì' indirizzò una lettera. Si crede autore dei dodici trattati, De operihus Chrìsd cardinalìbu.<!, che alcimi attribui- scono a s. Cipriano, ma senza fon- damento. Scrisse inoltre il secondo libro della vita di s. Bernardo, un trattato sulle selle parole pronun- ziale sulla croce da G. C. , un sermone sulle lodi di Maria , e finalmente un trattato inlorno alle opere dei sei giorni.

ARNOLFO (s.), martire della dio- cesi di Reims. Trasse i natali nel- l'Austrasia, e venne informato alla pietà ed alla dottrina da s. Remi- gio. Dopo aver distribuito i suoi beni ai poverelli, abbandonò la ca- sa paterna ed intraprese alcuni viag- gi di divozione. Quindi terminò la sua carriei-a trucidato dagli assassini, o più veramente dai servi della sua sposa. Alcune chiese gli tributano gli onori dovuti ai santi martiri.

ARNOLFO (s.), vescovo di Sois- sons, derivato da una illustre fa- miglia francese, ebbe a consecrar parte della sua gioventù al mestiero delle armi, e fece onorevole servizio sotto i l'e Roberto ed Enrico I ; ma annoiatosi del mondo, si fece mo- naco neir abbazia di s. Medardo di Soissons. Vivuto quivi alcun tempo, ottenne dall' abbate di potersi isolare affatto dagli uomini , e di serrarsi in una piccola celletta separata dal monistero. Tre anni vi stette , ma richiesto a vescovo dal clero e po- polo di Soissons, sebbene sulle prime riluttasse, pur vi si dovette lasciar indurre . Fu vescovo assai zelan- te : se non che gli abusi introdotti 6

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t;rano tanti clic il suo suclaie per c- stirjiarli riusciva infruttuoso. ]3onian- (lù (juindi ctl ottenne di rinunziare al- sua (li<;iiilà. Fondò poscia il moni- stero di Alileniburgo, città considera- bile della diocesi di Eruges, dove mo- rì in mezzo alle più austere penitenze. La sua tomba fu gloriosa pei mol- li prodigi che vi furono operati. Dieci anni appresso le sue reliquie furono riposte nella chiesa di san Pietro di Aldemburgo. Se ne celebra la lesta ai i5 di agosto.

ARNOLFO (s.) , vescovo di Metz^ fioriva nel secolo VII, e trasse i suoi natali da famiglia assai doviziosa. Educato perciò a quella guisa che si addiceva al suo grado, fu dal re Teodeberto invitato a corte, ove ot- tenne il posto più ragguardevole, dopo quello del maestro del palaz- zo. Quivi, accoppiando le virtù pro- prie del cristiano a quelle dell'uo- mo di corte , si sposò a Doda , noltiiissima gentildonna , dalla qua- le ebbe Cleodulfo , e Auscgiro , ca- po dei carolingi re di Francia. Venuto in seguito alla corte di Clo- tario , con intenzione , a quel che pare, di rendersi religioso , fu richie- sto per vescovo dal clero (; dal po- polo di Metz . Ma egli alieno da cotesto ministero, siccome cosa trop- po diflìcile, pose ogni suo potere per distornare quel popolo da tale di- visamento. IVIa tornatagli vana ogni ritrosia, finalmente v'acconsentì, non restando però di giovare il re dei suoi consigli, e d'intervenirne alla corte. La vita vescovile di Arnolfo non lascia desiderare virtù che a niinisteio di tal fatta si convenga. Ma siccome la Aicinan/a della corte e gli ulìlzii della sua missione gì' im- pedivano ili occuparsi interamente nelle cose celestiali, determinò le- varsi da {|iitlla e di liniinziare nel

ARI' tempo medesimo a questi. A quante opposizioni sia egli venuto in picda ben si può immaginare : alla fine ot- tenuto linlenlo, si ridusse in un lo- mitaggio che tuttavia esiste. Quivi morì ai 16 ili agosto del G^ i. L'.ui- no susseguente, le sue reliquie furo- no trasportale a Metz da s. Quirico di lui successore, dove oggidì si con- servano. Se ne celebra la festa ai 18 di luglio.

AROjXNE (s.), martire in Inghil- terra. V. s. Giulio.

ARONNE (s.), abbate in Bretta- gna, fiorì nel secolo sesto. Gover- nava un convento dell' Armorico po- sto in un' isola separata per mi brac- cio di mare dalla città di Alelh, quando passò in Francia s. Macuto. Egli accolse questo santo uomo co- me dovevasi aspettare, e divise con essolui la gloiùa del suo apostolato. Onorasi ai 2 1 di giugno nella dio- cesi di s. Macuto e di s. IMalò , e vi si celebra la sua festa di rito dop- pio minore. Nella diocesi di Rrioco havvi una chiesa parrocchiale inti- tolala del suo nome.

ARPASA. Città vescovile della provincia di Caria , nella diocesi d'Asia, suffi-aganca della metropoli d'Alrodisiade.

ARPE Agostino. Fiorì nel seco- lo XV HI, e .si rendette famoso ]>er la sua Somma Egidiana , noneliè per un libro d' institu/ioni morali , intitolalo Pantheon Augustinum.

ARPI. Città vescovile d'Italia, suf- fraganea di Siponto, n«>lla provincia di Capitanata, a jiiedidel monte Gar- gano. Cbiamavasi anche Lampa ^ Ar- gos, Jlippinm, Argiirijìa , Al li) ripa , ed apparteneva parlie(»laiinenle alla Daunia. Anche ai giorni nostri se ne scorgono le rovine a poca di- stanza da Manfredonia nel regno di Napoli. Molti degli anlichi serit-

ARR tori ne fanno menzione. JVel 3 1 4 uno de' suoi vescovi si trovò pro- sente al concilio di Arles.

ARPOCRAZIANI. Eretici, de'q.iali fa menzione Origene nella sua opera contro Celso nella edizione di Cam- bridge a pagina 272. V. T.vsco-

PRUGIXr.

ARRABONARII. Nome che si meritarono alciuii sacramentarii del secolo decimosesto, i quali sostene- vano l'Enairistia essere come itn' ar- ra del corpo di G. C, e come l' in- vestitura tiella eredità a noi pro- messa. Stancaro disseminò cotanto empia bestemmia nella Transilvania.

ARRAwS [AtrcbaLfii.). Città con residenza di im vescovo in Fran- cia. F. antichissima e grande ; fu la capitale dei popoli atrebati, sic- come li chiama Giulio Cesare, e po- sta altre volte sotto la metropoli di Cambrai. E*-a anche l'antica capita- le dell'Artesia, mentre ora è capo- luogo del dipartimento del passo di Calais. Divisa in due città, l'una an- tica , che si chiama la fortezza , r altra moderna , che dicesi vera- mente la città, Arras è situata a quarantaquattro leghe di distanza da Parigi.

Solfi-ì stragi e saccheggi la città d'Arras da' vandali nel /\oj, e dai normanni nell" 880 fin a rimanere in sid finir del secolo nono interamente desei'ta. Quinti! ripopolata, fu pre- sa nel 90 1 da Carlo // Semplice, e nel pia venne restituita ; e quan- do Carlo il Calvo re di Francia la donò per dote a sua figlia Giuditta, che avea sposato Baldovino Braccio di ferro conte di Fiandra, Arras era la capitale di questo paese. Dipoi fu riunita alla Francia con tutto l'Artois nel i i8o. Luigi XI il Pru- dente la prese nel i477j dopo la morte del duca di Borgogna ; ma

ARR 43

nel 1493, avendo delle intelligenze nella piazza, se ne impadronì l'ar- ciduca Massimiliano d'Austria, che nello stesso anno divenne re de' ro- mani. i\el i5i)G i francesi aveano già sorpresa Arras; ma Luigi XI li, re di Francia, nel 1640, la prese do- po un assedio di due mesi. Gli abi- tanti in queir occfisione aveano col- locata sopra una delle loro porle la seguente iscrizione;

Qiiaiul Ics francais prcndront Arras, Les souris maugeront Ics chats:

cioè, quando i francesi prenderan- no Arras, allora i sorci mangeran- no i gatti. \J\\ fìanccse disse che al motto prcndront bisognava toglie- re il p, a guisa che rivolse contro quelli di Arras la stessa loro spiri- tosa invenzione. Dipoi il principe «li Condé pel re di Spagna Filippo IV assediò ancora Arras nel iGIj, ma dopo una sanguinosa battaglia, fu costretto a levarlo e ritirarsi. Arras venne quindi definitivamente ceduta alla Francia col trattato dei Pirenei, La cittadella eretta nel 1670, e le sue fortificazioni sono opere dei piìi celebri ingegneri francesi. Aminiran- si ancora fra le altre alcune Lunet- te, chiamate alla Vauhan, che di- consi i primi lavori di tal natura del famoso italiano de IMarchi.

Lo stabilimento della sua sedo vescovile risale sino al IV secolo. È stata sotto la metropoli di Reims fi- no al 1559, in cui Paolo IV, atl istan- za di Filippo II, e col disposto della costituzione Super Universa, la sot- topose alla chiesa di Cambrai eret- ta in arcivescovato. Commanville di- ce che già nel VI secolo era stala unita a Cambrai, e che nel rog3, Urbano II la separò da essa; ma sono molti anni che è suffraga-

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nea dell' arcivescovile di Parigi . La sua cattedrale è mirabile per la sontuosità, anzi può conside- rarsi uno de' più arditi edifìzii gotici dell' Europa. V. Millin^ che ha pubblicato la veduta della piaz- za maggiore di Arras colla chie- sa ristaurata e campanile, in due interessanti rami. In questa chie- sa , e nella santa cappella con- servavasi colla più gran venerazio- ne una candela di grossezza stra- ordinaria , che si crede miraco- losamente caduta dal cielo. F'. Hi- stoire de la sacn'e inanncc , et de la sainte chandelle donnc's de Dicu et conservées en la ville d'Ar- ras, à la quelle soni ajoutées les miracles des Ardens, tant de la di- te ville, que de Paris, et de Tour- nay^ avec la vie de s. TVaast, par Guill. Gazets, Arras 1622. Ilisloi- re de la chandelle donm'e de Dieu et conservée à Arras depuis fan I io5,par lemémeib. 1625 et 1682. Discours sur le sainte cierge d' Ar- ras apporlé da del par la s. Pier- ge dans VEglise cathcdrale d'Ar- ras, conime le souverain remede de la maladie du feu ardent, le ij de mai 1 1 o5, suivant ce rare chrono- graphc cereuni , par le p. Nicolas Faron dominicain, ih. iGgS i744- All'articolo Ca:vdela si parla del- la distrirzionc di detta s. cappella, avvenuta nel declinar dello scorso secolo.

L antica abbazia dei benedettini di Arras, intitolata a s. Wast o Vedasto vescovo d'Arras, racchiude la tomba di questo santo, e qui'Ua di Thierri o Teodorico HI re di Fran- cia, dal quale fu oltremodo arric- chita l'abbazia. Quest'ultimo vi fu seppellito con Doda sua moglie.

Jl capitolo di Arras è composto di un proposto, di lui decano, diducar-

AIUl cidiaconi, d' un tesoriere, di un pe- nitenziere, di quaranta c;inonici, e di cinquantaduc cappellani. \'arii con- venti religiosi esistevano nella città, quello specialmente magnifico latto edificare da Filippo Laverei abbate di s. Vasto nel 1599. La dioce- si contava quattrocento parrocchie , dodici capo-pievi, dieciotto o venti abbazie, e molte collegiate. Al pre- sente le sue parrocclùe sono ridotte a sole quarantacinque con seicento chiese succursali. fanno ascender le rendite del vescovato a venlidue- mila lire. L' attuale vescovo Ugone Pvoberto Giovanni Carlo de la Tour d' Auvergne Lauraguais della dioce- si di Tolosa, nel concistoro dei 2 3 di- cembre 1839, fu creato Cardinale dal regnante Pontefice Gregorio XVI, che gì' inviò la berretta Cardinali- zia per l'ablegato monsignor Barto- lomeo Pacca, canonico vaticano.

Quattro concilii sono stati celebrati in Ari'as. 11 primo si tenne nel 1020, come rapporta 1' Arduino nel tomo VI de' concilii, in occasione di certi e- retici venuti dall'Italia, i quali ave- vano in orrore il battesimo, riget- tavano l'Eucaristia, pretendevano che la penitenza fosse inutile ai cristia- ni caduti in peccato, e che non si dovessero onorare i santi confessori. Questo concilio fu presieduto da Ge- rardo vescovo di Cambi-ai e di Ar- ras per la concentrazione in quel tempo di due vescovati. Vi si pub- blicarono diecisette capitoli tanto su- gli errori tlogli eretici, quanto sopra alcuni altri punti di disciplina. /\ lo Spicilegio di d. Luai d'Acheri. Il secondo concilio si tenne nel i4oo sotto il vescovato di Pietro di lla- chiourt, il terzo nel iSyo sotto l-'rancesco Ricliardot, ed il quarto nel iC)88.

AÌUIE13LAJ0 (d') PiETiu), Car-

ARR dinalc. An-cblajo, detto comuncmcii- te AiTchlay era vice-caiiccllieie di Francia, auionico di s. Quintino nei "Vironiaiidi ed arcidiacono l'orlmnese nella chiesa di Autun, Papa Giovan- ni XXII, il di 1 7 deceinbre 1 3 1 6, ad istanza di Filippo re di Fran- cia, gli conferì la dignità di prete Car- dinale col titolo di s. Susanna. Lo stesso P(jnteflce gli comandò poscia di esporre il suo parere intorno al- le dotti-ine di fra JMichele da Cese- na. Obbedì rArreblajo, e condannò con uno scritto le tesi del medesimo. In seguito fu scelto dallo stesso Pontelice a decidere una controver- sia insorta nel capitolo di Chieti per la elezione di quel vescovo. Terminò la sua mortale carriera nell' an- no 1329.

ARRÈDI SACRI. Suppellettili, arnesi ed altri oggetti inservienti alle funzioni ecclesiastiche. L' uso degli Arredi sacri ebbe origine fin dai primi tempi della Chiesa, e furono introdotti in parte ad imi- tazione di quelli che adoperavano i sacerdoti della legge vecchia. Seb- bene la materia, la forma, e gU usi ne fossero differenti , uno fu sempre lo scopo, cioè il divin ser- vizio, l'onore dell'Onnipotente. I Sommi Pontefici, con decreti, costi- tuzioni e canoni de'concilii, li ac- crebbero, e variarono secondo la di- versa maniera degli ecclesiastici Kiti. Vogliono alcuni che il Pontefice s. Clemente I, dell'anno di Cristo 93^ abbia prescritto con leggi le sacre vesti, e i paramenti della messa; e che abbia dato a' vescovi alcune in- segne _, agli arcivescovi il Pallio, prescrivendo che i Sommi Pontefici, e loro legati non potessero uscire senza la Croce avanti. San Sisto I Pontefice nel i32 determinò, secon- do il lilìro Pontificale, che i sacri vasi.

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cioè i! Calice e la Patena, non po- tessei-o toccarsi che dai sacri mi- nistri. E s. Solerò, che fii innalzato al seggio Pontificio l'anno 17 5, secondo che opinano alcuni, ordinò che le sacre vergini non toccassero i vasi sacri e le palle che cuopro- no il ctilice, incensassero nelle chiese. Bonifacio I rinnovò (piesto decreto nel 4 18.

Papa s. Urbano I, eletto nel 226, fece fare d'argento i vasi, che do- vevano servire per i sacri ministen, donde alcuni deducono il principio de' calici d'argento; ma prima di lui essi erano già in uso. J^. Par\-

MENTI SACRI, I^fSEGNE PONTIFICIE, VESCOVILI ED ABEAZIALI, PaTENA, Ca-

LicE e tutti gli altri relativi arti- coli.

II Pontefice s. Cornelio del 2^4 condannò in un concilio i Caduti, cioè quelli che per timore de' tor- menti abbandonavano la religione. Essi dividevansi in varie classi, fra le quali vi erano i Traditori , che ubbidendo agli editti del tiranno, consegnavano a' giudici pagani i vasi sacri, i libri e gli Arredi delle chie- se, ì^. Donatisti.

Papa s. Stefano I, nel 257, istituì la benedizione de' paramenti sacri , e s. JMelchiade, eletto ai 3 oltobre 3 II, ordinò, che nel celebrare la messa, vi fossero nell' altare due candeHeri almeno , colla cix)cc in mezzo. Lungo sarebbe il dire quanto i Pontefici furono generosi colle chiese nel fornirle di sacri Arredi, e di ogni sorta di preziose suppel- lettili: zelo e magnanimità imitata da parecchi imperatori , re e princi- pi. Intorno a ciò sono a vedersi anco gli articoli. Chiese, Pisside, Altari, Bagolo, Bugia, Lampadi , Faldisto- rio, Ciborio, ecc.

ARRUBALE (Pietro d'), nacque

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nel iTk) a Ceiiiceros, luogo della Spagna, nella diocesi di CalahoiTa, ai coiilìni della Navarra e della \eahia Casliglia. Nel i579 entrò nel collegio de'gesuili, e fu prolès- sore di teologia prima a Salamanca e poscia a Roma. Nelle Congrega- zioni de Auxiliis gli venne affidato il canco di sostenere le contese teo- logiche, che prima erano trattate da Gregorio di A^alenza. Mori in Salamanca, e lasciò due volumi, de Deo imo et trino, et de Ange- lis , scritti con brevità, ma senza nuocere alla chiarezza.

ARRUFFAT Guglielmo , ossia Ruliìiti o de Rullai, ed anche Ru- fati, Cardinale. Guglielmo ArrulTat nacque in Cassaneto nella Guascogna verso la metà del XIII secolo. Il Som- mo Pontefice Clemente V lo innalzò alla dignità della poi-pora il di i5 dicembre i3o5, col titolo diaconale de' ss. Cosimo e Damiano, che po- scia fu cangiato in quello di prete dei titolo di s. Pudenziana. Fu elet- to tra' giudici delle questioni insorte nell'Ordine de' minori intorno alla povertà. Dopo sette anni di Cardi- nalato, morì in Avignone nel i3i2, ed in quella città ebbe la tomba nella chiesa dei frati minori.

ARSACE (s.), solitaiio nella Bi- linia e confessore , era di origine pei-siano. Intorno all' anno 35b ci confessò con animo invitto la fede di Cristo sotto Licinio, dopo di che si rinchiuse in ima torre della città di Nicomedia. Dio lo decorò del dono dei miracoli e delle profezie, per cui predisse; che la città di Ni- comedia sare])l)e stata eguagliata al suolo da i\\\ terremoto. L' evento fee^ conoscere la verità della predi- zione, ed a questo llagcllo si un\ quello del fuoco, che ridusse in cenere la città. 11 smilo terminò

ARS la sua carriera nella tori-e, che si avea scelto a dimora. Il martiro- logio romano ne segna la festa ai iG agosto.

ARSAIVIOSAT. Città vescovile della diocesi d' Antiochia nella Me- sopotamia, sullraganea della metro- poli di Amida. Di essa fanno men- zione anche gh antichi scrittori , fra i quali Tacilo assi'i'isce eh' era vm semplice castello.

ARSENIO (s.), anacoreta di Egit- to, nacque a Roma di famiglia se- natoria. Educalo assai nobilmente , si die' per tal guisa allo studio dei greci e latini autori, non che delle Scritture sacre, che in breve montò in fama di uomo profondamente addotti'inato. Chiamalo pertanto a Costantinopoli da Teodosio il Gran- de per dar opera all'educazione dei suoi figliuoli, vi fu accolto coi segni della maggiore estimazione: fatto senatore, avvegnaché diacono, si ebbe in conto di padre de' giovanetti principi, e da tutti i cortigiani veniva onorato. IVIa siccome da gran tempo desiderava di menar nel ritiro una j vita sconosciuta e che di corte non ^ ne sapesse; cosi fece suo |)ro dello scapestrarsi di Arcadio, imo de' fi- gliuoli dell' imperatore: perocché ve- dendo che, ripigliato Arcadio dal padre, vieppiù incaparbiva, s im- 4 barcò sopra un naviglio che scio- glieva per Alessandria. Non valse che Teodosio mandasse poscia per lui, e che Araulio, succeduto al pa- dre nel trono, gli facesse sapere di aver mestieri de' suoi consigli, poi- ché Arsenio riparò nel deserto di Setti, presso alcuni santi monaci , con proposito di rendersi egli pure religioso, e di menarvi i suoi giorni nella penitenza. Rinunciò quindi al- le ricchezze, rimandando a nn suo | parente il testamento con cui era j

ARS

costituito crede d'una assai pingue sostanza, e preferì a questa un vi- vere assai stretto e disagiato. Pian- geva di continuo, dicendo di ritro- vare nelle lagrime una tal dolcez- za, che non aveva giammai nel- le voluttà della corte gustato. Ave- va quarant'anni di età quando die- de le spalle alla corte, e ciò avven- ne l'anno 3f)4- Altrettanti ne visse nel deserto; salvo che verso l'anno 3q5 dovette uscirne per qualche tempo a cagione di una scon-eria che lècero i Mazici, popolo selvag- gio della Libia. Al cessare di que- sta vi ritornò, ma dovette abban- donarla per sempi-e verso 1' anno i\3-\ per un secondo discorrimento degli stessi selvaggi, i quali truci- darono parecclii eremiti. Ricoverò prima sullo scoglio di Troe, detto anche Petra , rimpetto a Menfì, e dieci anni da])poi a Canopo presso Alessandria. Ala non polendo sollo- rire il trambusto della vicina città, ritornò a Troe, dove morì. Arsenio fu risguardato siccome un modello della vita solitaria. Nel martirolo- gio romano è nominato ai 19 di lugHo.

ARSIJN'OE ( Arsinoen. ). Città ve- scovile d'Africa nella Cirenaica, fra Laptis e Tolemaide, l'istituzione della cui sede rimonta al IX secolo. Antica- mente era chianiata Barce. Di essa fan- no menzione Plinio, Strabene e Tolo- meo, il quale però o])ina che sia la stessa che Thcucìdra. E titolo d' un vescovato in partibus. Gli ultimi che r ebbero furono RalTaele Tun- cki e Fiancesco Paolo Grifi di bla- tera , cameriere di onore di Leone XII, che, nel concistoro de' 28 gen- naio 1828, rinnalzò alla dignità epi- scopale.

ARSINOE {Fnmaugiistan.). Cit- ta, sino dal V secolo vescovile deiriso-

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la di Cipro, la qiialc altre volte ap- pellavasi Anmiocoslo , ed a' nostri giorni chiamasi lù/niagosia. {^Fedi).

ARSI NOE. Città vescovile, la cui sede venne eretta nel IV secolo, della provincia d'Arcadia, della Eptano- me. Quivi si prestava culto religio- so ai coccodrilli, e perciò fu appel- lata eziandio città dei coccodrilli . Di presente non rimangono a ve- dersi che le sue rovine.

ARS IO o ART US Giovanni, ov- vero degli Arsi, Cardinale. Gio- vanni Arsio era francese di na- zione , e fioriva nel secolo deci- moquinto. Acivescovo di Taranla- sia, intervenne al conciliabolo di Ba- .silea, ove seguì il parlilo del pseu- do-pontefice Felice, il quale in Ce- benes, a' 6 aprile i444> lo innalzò alla porpora. Il Sommo Pontefice Nicolò Y , perchè non rimanesse vestigio alcuno del passalo scisma , con suo breve emanato a' 19 o 20 dicembre i44Q5 l*^* dichiarò vero Cardinale del titolo de' ss. Nereo ed Achilleo. Sostenne questa dignità, e l'anlicardinalato pel corso di un lustro, dopo il quale pagò il tributo alla natura nel i4'>i- Ebbe ono- revole tomba nella melropolilana di Savoja.

ARTE Angelica, o arte degli spiriti. Con questo nome si appel- lava la stolta e superstiziosa pretesa di venire alla cognizione di ogni co- so, o d' indovinarla col mezzo degli ang(di o degli spiriti, il che è ri- piovalo dallo stesso buon senso.

AR.TE di s. Anselmo. Così ap- pellavasi la maniera superstiziosa di guarire le piaghe col tocco sol- tanto di alcuni pannolini. Coloro <he la usavano , pretendevano che questa pratica così si chiamasse da s. Anselmo. Però la verità si è, che tale appellazione derivò d;d nome di

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un famoso mago che ne fu l'auto- re, il quale .si chiamava con que- sto nome.

ARTE Notoria. Modo supersti- zioso di acffuistar le scienze per in- fusione coH'osscrvare certe astinenze e ceremonie tantasliclic, le quali, ren- <lendo gli uomini imbecilli e visio- narli, trascinavano ai pili gravi de- litti.

ARTE DI s. Paolo. Cos\ chiamavasi una specie di Arte notoria. Chi la praticò sognava che l'avesse insegna- ta s. Paolo dopo il suo rapimento al terzo cielo.

AR.TEMIO (s.), martire, fu eletto a sopraccapo delle truppe romane in Egitto sotto il regno di Costan- zo. In questo ufllcio ebbe dall'im- peratore commissioni che lo mette- vano in sospetto d'inimicizia contro santo Atanasio; ma si crede che le fornisse, perchè non era in istato di farnele tramontare. Del resto ei non approvò mai l' eresia , e .sotto Giu- liano diede apertissima pruova d'es- sere ortodosso anzi che no : peroc- ché, dati a terra i templi, e infran- ti gì' idoli dei pagani di Egitto, e accusatone quindi a Giuliano, fu da lui citato a giudizio, e troncato del capo l'anno 36?,. E onorato dai gre- ci fra quelli ch'essi chiamano gran martiri; e la sua festa ricorre ai 20 di ottobre.

ARTE:\I0NIANI. Eretici discepo- li di Artemone, il quale nel .secolo terzo sosteneva che Gesù Cristo era mi semjìlice uomo, supcrioi'e peraltro a tulli i profdi. Inoltre insegnava che la dottrina predicata dagli apostoli tlurò soltanto lino al tempo del Ponte- fice Zelfirino : eresie che vennero condannale solennemente dai con- cilii (h Meea, di Efeso e di Calce- donia.

AllTESlA o ARETUSA. Città

ASA

vescovile della seconda Siria, suf- fraganea di A panica, sino dal V secolo.

ARTOTIRITI. Eretici, che .sor- sero nel secolo secondo. E.ssi fòi-niava- no un ramo dei montanisti. Si servi- vano del pane e dc;l formaggio per r Eucaristia , conferivano gli ordini sacri alle donne, alle quali i)ermct- tevano di predicare quali profetesse nelle loro assemblee , e iìnalmente corrompevano le sacre Scritture.

AR.VERNO Guglielmo. Scrittore che fiori nel secolo decimoterzo. Ol- tre ad alcuni scritti esegetici e varii sermoni, compose venticinque tratta- ti, i quali tutti versano sopra questio- ni teologiche. Le sue prerogative gli meritarono di essere innalzato alla sede arcivescovile di Parigi, ove ter- minò i suoi giorni nel 1249-

ARZANGANA . Città vescovi- le della diocesi della grande Ar- menia, nelle vicinanze di Melitina, presso la Siria. Il vescovo Sergio si adoperò al fine di sottrarre certo Dio- nigi patriarca deigiaeobiti dall'ira del sultano d'Icone, che lo avea con- dannato a morte.

ASAFFO (s.), vescovo nel paese di (Valles in Inghilterra. Era monaco del convento lòndato da s. Renti- gerno .sulla .sponda dell' Ebvy nel IS'orth- Wales. La sua scienza, la sua pietà, i miracoli ond'era favorito da Dio, furono cagione che ben tosto fu eletto a succedere a s. Kentigerno nel reggimento del monistero , non che nclla.sedia episcopale che vi em aggiunta. ]Morì ver.so la fine del se- colo sesto , lasciando alcune ope- re .scritte, fra le quali la vita del suo predecessore, e alcuni ciuioni e regolamenti jier la sua chiesa. La festa di ([uesto .santo è rapportala al jìrinio i\\ maggio.

ASAFOl'ULl o s. AsAFo. Città ve-

ASC

trovile (ringliilteiTa, chiamata anche Mlvia, clic ora e quasi un semplice \il- lagf^io. Apparteneva al principato di Crallcs nella conica di Flintc, e nel 56o, era sede di un vescovo sullra- ganeo dell'arcivescovo di Cantorb(!ry.

ASCALONA [Ascalonen.]. Città vescovile della diocesi di Gerusa- lennne nella prima Palestina eret- ta nel IV secolo , e sullraganea alla metropoli di Cesarea. Chia- masi anche Scalona, ed era una del- le cinque primarie città, anzi capi- tale di una satrapia de' filistei. Quan- tunque non abbia ricevuto il van- gelo tostochè fu divulgato, egli è certo però che nel 36 1, e preti e vergini ottennero il martirio in que- sta città. Allorché i latini ed i fian- cesi ridus^ro sotto il loro potere la Palestina, la sede vescovile di A sca- lona venne trasferita a Betlemme. Ora è vescovato in partihus. Gli ul- timi due vescovi fin-ono Gio. Maria llderbain, e Pasquale Giusti di Alife, il quale fu preconizzato da Leone XII nel concistoro dei 3 luglio 1826.

ASCAINIO , Cardiiìale. Ascanio Cardinal prete del titolo di s. Cle- mente, ottenne questa dignità da Pasquale II, sul principio dei se- colo duodecimo. Appose il suo giu- ramento alla conferma che fece del privilegio delle investi tm-e, accordato all'imperatore Enrico da Pasquale II.

ASCELIN UGO. V. Biliomo.

ASCENSIO]yE. Festa dalla Chie- sa cattolica celebrata in onore del glorioso salimento di Gesù Cristo al cielo. Se ne fa rimontare la prima instituzione sino a' tempi apostoli- ci. Sant'Agostino lo dice schietta- mente nella sua epistola 54- Infatti le costituzioni Apostoliche, lib. V, e. 18, parlano di questa gran- de festa, e la stabiliscono pel gio- vedì della quinta settimana dopo

VOI,. HI.

ASC 4,^

la Risurrezione, giorno in cui, giu- sta l'antica tiadizione della (Chiesa, appoggiata alf autorità delle divine Scritture (Act. i. 3), successe ap- punto il mistero. Dessa, del paio che nell'occidente, venia celebrata fino dai primi secoli anche nell'oriente, dove otteneva il nome di 2\'ssaraco- sle. o T^ctracoste, cioè quarantesimo gioiTio. S. Giovanni Grisostoino ed altri padii di qu(;l tempo scrissero ilelle omelie sull'argomento. Però in quell'età non venia riguardata che siccome una solennità del se- condo ordine. V. Martene, De an- tiq. cccl. n'tì'b. t. Ili, lib. IV, e. 3.8, n. I.

Anticamente nella festa dell'Ascen- sione facevasi da quasi tutte le cine- se una processione. S. Gregorio di Tours ne fa memoria (Hi'slor. Fran- car. 1. V, e. Il), e Pietro Gassen- do (art. 2, e. 19) ne descrive l'or- dine di quella, che si celebrava nel- la diocesi di Digne in Francia. Il Baillct {Storia della festa dell'A- scensione, §. 7) vuole che si facesse a ricordanza del viaggio degli Apo- stoli da Gerusalemme al monte Oli- veto , dove accompagnarono Gesù Cristo, e poi da quel monte, salito al cielo il Salvatore , di bel nuovo in Gerusalemme . Merita ringoiar menzione la ceremonia, che in quel d'i si praticava nella chiesa di Vien- na del Delfìnato. Nel ritoreo della processione, cui interveniva anche l'arcivescovo, due canonici al di fuo- ri della chiesa si avvicinavano ai can- tori , da' quali venivano interroga- ti colla formula : Qiieni cjuaeri- tis? I canonici rispondevano: Jesimi Nazarenum, qui resurrexit , e dai cantori venia soggiunto: Jam ascen- diti sicitt dixit. Allora i primi in- tuonavano Alleluja, ed cntrad in chiesa, era solennemente celebrata la

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50 ASC

messa {F. Marlene loc. cit. n. 3.). Neil" islesso giorno ancora si faceva la benedizione del pane e de' nuovi fruiti. Qual rilo si usasse in quella bcneilizione, appare (iall'antico Poii- lilìcale di IN'arbona e di Miniale, di cui mi tempo si servi Giovanni Sairebruch 5 vescovo di Catalogna, ed è riportato anche dal Martcne (loc. cit. n. 4)- ^^ Roma il Sommo Pontefice celebra in questo gioino Cappella Papale [J edi), dopo la quale comparte solennemente lapo- stolica benedizione.

ASCETA. Voce di origine greca, la quale corrisponde all' italiano ope- ratore. Sino dai primi secoli si da- va questo nome a quei cristiani, i quali menavano una vita ritirata ed astinente. 1 greci chiamano Asce- ti ogni specie di solitarii, quantun- que un tempo, secondo l' opinione di molti, i nomi asceta e monaco non suonassero lo stesso. 11 Fleury riporta, che gli Asceti conducevano una vita ritirata, continente ed asti- nente, mangiavano cibi secchi, e di- gimiavano alcuni giorni di seguito, si cingevano di cilicio, prendeano sonno sulla terra, e molto erano vi- gilanti per attendere all'orazione ed alla lettura de' sacri libri. Anche ai giorni nostri chiamansi Asceti, o A- scetici quelli, che si danno alla me- ditazione delle eterne verità, alla piratica delforazione e della peniten- za, a gui.sa dei solilarii. vSi il no- me di Ascetici anclie a quei libri, che trattano di cose di pietà e di divozione, nonché agli autori dei medesimi.

ASCETERIO. Voce, la quale tor- na al medesimo di lungo d' eserci- zio, e perciò venne usata a signifi- care monistero. Alcuni sono d'av- viso che anticamente questo nome

51 desse agli cremi soltanto, nei quali

A5sC si riliravano que' .«santi uolnnii, (he illu.stiarono la Chieda con una vi- ta dedita alle penitenze più austere.

ASCIIAFFEISBUIIGO ( Aschaf- fetdnirguììì , y^scibiugimi). Città d'A- lemagna nella Fianconia, libera un di ed imperiale. Spettava aireletto- re, ed arcivescovo di Magonza nel circolo del Basso Reno , indi fu ])0S- seduta dall'ai'civescovo primate della confederazione. Quando INlagoiiza fu riunita alla Francia, divenne in sua vece elettorato del s. romano impe- ro , e formò col principato di Ra- lisbona la dotazione, o provvista del- l'arcicancelliere dell' impero medcsi" mo. Il suo castello a quattro faccie, nel quale trattenevansi gli eletto- ri di INlagonza durante la caccia au- tunnale, è magnifico. A arie chiese sono in Aschaffenburgo, oltre un col- legio, il ginnasio ed il liceo.

INel iipii, come abbiamo dall'Ar- duino nella Sloi-ia. de'eonciliì, tomo VII, in Aschaffenliurgo fu celebra- to da Gerardo d' Eperstein arcive- scovo di Magonza un concilio, nel quale si stabilirono molte leggi op- portunissime per la disciplina eccle- siastica.

Dopo la elezione fatta dal concilia- bolo di Basilea dell antipapa Felice V contro il legittimo Eugenio IV, che mori nel 1 44? j Nicolò V, successe nel- la cattedra di s. Pietro. Questi fu aiu- talo dall'imperatore Federico ìli, che per la pace della Chiesa, dopo la dieta tenuta in Franefort ne tenne un' altra in Aschaflenburgo , dove ordinò ( F. i decreti riportali dal Giorgi , vita di Nicolò V anno i447 numero XXW ) a tulli i sudditi dell" impero <li riconoscere Nicolò V per solo, vero e legilli- mo Papa, il clic produsse in seguito r estinzione dello scisma.

Dipoi il Cartonai Carvaial, limalo

ASC dal Pontefice a tal fine in Germa- nia , a' I 7 fclibraio 1 44*3, stipulò in Aschaircnbnrgo il celebre concordato, che porta il titolo di Concordalo germanico: concordato da Federico IH sottoscritto nella ricordata dieta celebrata in AschalTenbin'go , coi principi ecclesiastici e secolari del- l'impero, e confermato da una bol- la di Nicolò V, in data del i." apri- le i44^- Lasciasi in esso, dice il Bcrcastel tomo X\ IH pag. 29, al Sommo Pontefice il diritto di no- minare a tutti i beneficii delle prin- cipali chiese, come pure a tutte le dignità ed a tutti i beneficii, che vacassero in corte di Roma, consi- derabili o mediocri , semplici od onerosi, secolari o regolari, elettivi o non elettivi , fìnalmeutc a tutti quelli dei Cardinali e degli uifizii della corte romana , in qualunque luogo muoiano quelli che li posseg- gono. Da un' altra parte si deter- minò che le elezioni canoniche si farebbero nelle metropoli, nelle cat- tedrali e ne' monisteri, a condizio- ne che sarebbero confermate dalla Santa Sede, nel termine prescritto dagli antichi decreti. Quanto poi alle altre dignità e beneficii, a ri- serva delle dignità principali delle cattedraH e delle collegiate, deler- mino.^si che dal Papa, e dall'Ordi- naiio sarebbero conferite allcrnali- Kuuncnte ad ogni sei mesi, ed in tal maniera che se fra tre mesi , da contarsi dalla vacanza del beneficio lasciato alla nomina del Papa, non se ne producesse l'atto, lOrdinario vi provvedcrebbe , e cp.ianto alle an- nate , sarebbero pagate quelle del- le cattedrali e delle abbazie d' uo- mini, giusta la bolla della Dateria apostolica, da quei beneficii in fuo- ri, la cui rendita non eccedesse la sonuna di ventiqufittro fiorini d'oro.

ASC 5 1

Tdi beneficii sarebbero conferiti gra- tis dalla Santa S{:{\(i. Recatosi, nel i4>2, Federico HI a Roma, fiiù di regolare il concordato germani- co con Nicolò V , il quale gli ac- coi'dò r indulto delle Preci prima- rie, cioè la facoltà di conferire le dignità ecclesiastiche vacanti la pri- ma volta dopo I' elezione degf im- peratori, precedendo prima la lor petizione al Papa. V. 1*ì\eci i'ri.m.\-

RIE.

Nel Pontificato di PioVI, inoc- ca.sione dell'istituzione della nunzia- tura di JVIonaco , si dimostraro- no malcontenti alcuni prelati di Germania , principalmente gli elet- tori di Magonza e di Col-unia, e l' arcivescovo di Sahsburgo , come quelli che stendevano prima la giu- risdizione ne' douiinii Bavaro-Pala- tini. Quindi adunatisi nell' agosto 1786 con altri vescovi in Aschaf- fenburgo , formarono una lega stra- vagante contro la suprema autori- tà Pontificia, in virtù della quale spedirono i loro quattro deputati Steimes, Reck, Tauser e Benich ad Ems, borgo dell'Austria superiore , dov' era in vigore la setta di Lu- tero, per tenervi un congresso, che molti vescovi della Germania risgiiar- darono come direttamente opposto non solo alla consuetudine, ma a tutte le leggi canoniche, e tendente a rovesciare interamente il detto concordato della nazione germanica.

ASCITI o ASCODROGITI. Ere- tici, che nel secondo secolo infesta- rono la Chiesa, cominciando a spar- gere i loro errori nella Galazia. Si vantavano pieni del Paracleto di Montano, introducevano i baccanali nelle chiese, ove danzavano intorno ad una pelle piena di vino, che riguardavano come gli otri , di cui si parla al capo IX di s. Matteo.

5'z ASC

ASCODROBI. Eretici, di cui parla s. Girolamo. Costoro, toltane Ancira di Galazia , non dissemina- rono in altri luoghi i loro errori.

ASCODROPITI. Eretici del se- condo secolo , ramo dei marcossia- ni . Rigettavano i sacramenti , so- steneano che le cose spirituali non possono venir comimicate per mezzo di cose visibili e corporee, e dicea- no, che la perfetta redenzione con? siste nel conoscere 1' universo.

ASCODRUGITI. F. Ascodeo- riTi.

ASCODRUTI. F. Ascodropiti.

ASCOFITI. Eretici, che sorsero nel secolo secondo. Rompevano co- storo i vasi sacri, non ammettevano l'antico Testamento, non adottava- no la necessità delle buone opere, che disprezzavano , dicendo che a conseguire la santità è sufficiente la cognizione di Dio , ed asserendo che ogni sfera del mondo è gover- nata da un angelo.

ASCOLI {Asculan.). Città con re- sidenza vescovile nello stato della Chiesa. È capoluogo della delegazione dello stesso nome nell'antica marca di Fermo sopra un monte le cui falde sono lambite dal fiume Tronto. Sta a venticinque tese sopra il li- vello del mare, e dai latini veniva chiamata Asculiwi Picemim per di-^ stinguerla da un' altra città dello stesso nome nel regno di Napoli, detta in latino Asculuin Satria- mim, od Ascnlum. Città antica e nobilissima è Ascoli, già metropoli del Piceno, provincia così chiamata da' latini da Picut, uccello consacrato a Marte, sotto gli auspicii del (piale passò a stabilirvisi una porzione de- gli antichi sabini. L' oi-igine di <pie- sta città è anteriore ad ogni memo- ria storica perchè a <[ualun(|U(' (i| li- cione si volesse assentile, non si han-

.^SC no che favolosi racconti. Pare che sia detta AscnUuii-aniA^c ilalla quan- tità dei roveri, ond' erano ricoperti i suoi monti. Fu splendida colonia romana , ed ejjbe parte nelle grandi imprese di <[uella repubblica domi- natrice. Molte sono ed imponenti le moli antiche e moderne, sacra e profane, pubbliche e private meri- tevoli in essa di speciale osservazione. Dalla famiglia ascolana de' Bassi uscirono i due A entidii, il primo de' quali, Publio, Ri console e trion- fatore de' parti, il secondo. Caio, se- guì fia le armi le paterne orme gloiiose, ed eijbe il iìglio Lucio no- minato Quatrumviro in Tivoli. En- tro le muia di Ascoli, sui cadaveri del proconsole Servilio e del legato Fontegio uctisi in popolare tumulto con tutt' i cittadini romani, che vi si trovarono, venne pronunciato il tremendo giuramento, che unì i po- poli italici per la guerra sociale rotta noli" anno di Roma 663, ed 8i avanti la venuta di Cresìi Cristo, del- la quale ebbe a dii' Floro : Nec Haii' nibalis. nec Pyrrhi fnìt tanta {'astatio, E dopo le replicate prove di valore date dai collegati , e dagli ascolani duci P. Ventidio Basso iuniore, e C. Giudacilio, in Ascoli ebbe pin-e la tal termine la lega dalla disumonu delle menti affievolita. Gneo Pom- peo Strabone, uscito dalle mura di Fermo, ove accorse Servio Sulpi/io a liberailo, cinse Ascoli di strettissi- mo assedio. Malgrado gli sfoivi e- roici di Giudacilio, che, invitati ail im banchetto i principali duchi, tran- iiufiiò in mezzo ad essi il veleno per non sopravvivere alla patria scia- gura, si dovettero dagli ascolani ilis- serrare le porte all'oste baldanzosa. Sidle fumanti rovine di quel!' illu- stre città si offerse dal supremo cou» ilottiero sanjiuinoia ecatombe.

ASC

Riedificata Ascoli poco appresso dai miseri avanzi ilella strage, seguì il partito CesariaaOj fòj'-'e per avver- sione alla gente Pompeja, e tornò sotto gi' imperatori ad invidialiile stato di floridezza. Partecipi però gli ascolani di tutte le italiane vicissilu- dini, ricuperarono la traiupiillità do- po i trioni! di Carlo Magno, dal qua- le fu loro accordalo tli essere retti dai conti finché dal Pontefice Sergio IV il vescovo Emmone, verso l'anno 1009, f" dichiarato principe: titolo e dominio che fu conservato da altri quattordici prelati suoi successori. At- tualmente i vescovi continuano a por- tare il titolo di principi d' Ascoli , ma non hanno giurisdizione tem- porale.

Le fazioni guelfa e ghibellina non lasciarono d infuriare in Asco- li, fomentata la prima da' Tibalde- schi e l'altra dai Dalla Vipera, an- tichissime e potenti famiglie ascola- ne , ambiziosi indÌA idui delle quali tiranneggiarono la patiùa, e v' intro- dussero armi straniere. In tal' epo- ca comparisce Giovanni Bonaparte capitano d'Ascoli e conquistatore di Fermo in una di quelle deplorabili azioni. Spinto poi ad emigrare do- po la caduta del suo parti tOj prese ricovero in Toscana , e si stabih a San fliiniato, donde poi diramossi in Corsica dando origine al ramo della famiglia Bonaparte, da cui nacque Na- poleone. Ma dopo che Clemente V nel I 3o5 stabili la residenza Ponti- ficia in Avignone, i polenti signori dello stato ecclesiastico, profittando di tale assenza, ne occuparono la mag- gior parte. Tuttavia, nel i353, In- nocenzo VI spedì in Italia il cele- bre Cardinale Albornoz a ricuperare le città tolte, ed Ascoli fu da lui riavuta dai Malatesta, ed altre della Marca tornarono all'ubbidienza della

ASC 53

Chiesa. Quella Maica fu presa però a tiranneggiare, nel 1 36o, da Filip- po di Massa de' Tibaldeschi, sebbe- ne il suo dominio non si estendesse oltre il detto anno. Nel i36j Ur- bano V la infeudò per dieci anni a Gomez Albornoz, nipote del mento- vato Cardinale, ed anche Innocenzo VII, nel i4o6, la die' per tre anni a Ladislao re ài JNapoli. E perchè nello stesso anno fu dal Pontefice revocata tale concessione, a cagione delle crud''lt~i da quel re usate coi sudditi della Santa Sede, ne prese tale sdegno Ladislao, che, nel i/i-oy, col mezzo di Lodovico Migliorati, nipote dello stesso Papa , occupò violentemente Ascoli, investendone, nel i4'3, Francesco conte di Car- rara, ed i suoi figliuoli Obizzone, ed Ardizzone. Tanto seppe adoprarsi il conte Francesco che, nel 1420, ottenne da Martino V d'esserne di- chiarato vicario nel temporale per la Chiesa E.ornana. Ma morto Tanno medesimo, succedutogli nel dominio della città Obizzone figliuolo primo- genito, il Pontefice Martino V, nel 1426, ritolse Ascoli dalle sue mani, e poco dopo liberolla eziandio dalla tirannide di Tommaso Miglianiso, siccome scrive lAndreantonelli, nel lib. III della Storia d^ Ascoli. Nel 1433 venne questa città in potere di Francesco Sforza , che nell' anno seguente ricevette il titolo di vica- rio da Eugenio IV. Pure lo per- dette, nel 1 44^5 allorquando, annoiati gli ascolani del duro suo governo, ritornarono alla primiera ubbidien- za, e vi durarono finché Sisto IV, nel 148'-'., diede loro la libertà di repubblica, col mero e misto impero, ed anche cuni poteslate gladiij a condizione di non far cosa ripu- gnante alle costituzioni della Mar- ca, e di pagare ogni anno alla Ca-

54 ASC

mera apostolica tre mila scudi, in segno di vera e real soggezione . Per ventidiie anni si godette Ascoli COSI bel privilegio; ma temendo poi di cadere nella tirannide di Astolfo Giiiderocchi prepotente cittadino , con avveduto consiglio, nel i5o:i, sotto il Pontificato di Alessandro VI, volle cedere alla libertà di rcpul> blica, e ritornare soggetta inte- ramente al soave dominio della Chiesa.

Nondimeno gli ascolani non mai perdettero la precipua dote del ma- schio valore, e della fermezza nel- r affrontare i pericoli, mai vana- mente corsero alle armi.

Nel declinare dello scorso seco- lo Ascoli provò la sorte dello sta- to Pontificio : fu invasa dalle ar- mate francesi, e durante il regno Italico, fu capoluogo di un circon- dario ilei dipartimento del Tronto, indi divenne capoluogo di una de- legazioiìe separata fino al 1827, nel qual anno fu riunita alla delegazione di FYnino ; ma il regnante Pontefice Gregorio XVI tornò a dichiararla .sede della delegazione apostolica e residenza del prelato delegato.

Ne primordii del IV secolo del- l' era cristiana ricevette Ascoli il lume della fede da .santo Emidio consacrato e speditovi dal Ponte- fice Marcello I, verso l anno 3of) (/^. s. Emidio). S. Emidio fu quindi d primo vescovo della Marca e di Ascoli. Una cappella esiste in Ascoli mcavata nel masso^ chiamata s. E- tìiidio delle Grotte, ap|ìuiito perchè ivi quel santo fu sepolto da Polisia figlia del prefetto della città, e per- chè ivi .soleva nel tempo delle più fiere |)ersecuzioni ammaestrare i no- velli cristiani. Venerato è s. Emidio dagli ascolani siccome loro patrono. Ai 5 agosto se ne celebra da essi la lli-

ASC sta, e si ricorda ch'egli distrusse l'an- tico culto prestato alla dea Ancaria, e che l^attezzò la maggior parte degli ascolani coll'acqua fatta da lui sca- lui-ire protligiosamente . Non so- lo A.scoli lo venera per protettore; ma Roma, l'Italia, e altre parti ne invocano il patrocinio ne' terremoti.

La gotica chiesa cattedrale di A- .scoli, innalzala sulle mine del tem- pio d'Ercole, è dedicata allAssunzioiie della 13. Vergine, ed a s. Emidio. Ila r esteriore facciata eretta sul dise- gno del celebre architetto pittore Nicola Filotesio, detto Cola dell' A ma- trice. Ammirasi in quella cattedrale im gruppo eseguito dall' ascolano Lazzaro Giosafatti esprimente il ve- scovo e martire s. Emidio in atto di battezzare la figlia del prefetto Polisia, mentre mi'urna ne accoglie le venerande ceneri trasportate dalla delta grotta. In quella cattedrale esiste inoltre un' antichissima mira- colosa immagine della Beala \ er- gine, doiìo del Pontefice Nicolò IV d'Ascoli, nonché un calice tl'argento con coppa e patena d'oro, donato da Papa Pio Vili, Ca.sliglioni , in memoria di esser ivi slato il vicario generale del vescovo Cardinal Ar- chetti.

Il capitolo, già signore del feudo di Martignano, come il vescovo Io era di Ancarano, vanta il privilegio di una semplice croce, l' uso delhi l)ugia e del canone nelle sacre fun- zioni. Un tempo quel capitolo a- vea diciassette canonici , 1' arci- diacono , r arciprete , il pi'eposto , il primicerio, il mansionario ec. ; ma non ha presentemente che 1" arcidia- cono, dodici canonici, ed alcuni sa- ceriloti e chierici pel divin servigio. Oltre la aitledrale contan.si nella città undici parrocchie, dodici coii- vcnli d uomini , olio monislcn

ASC di ventini, un seniinniio. tliic spe- dali, ed un munto di pietà. iNel convento de' francescani liuono ce- lebrati varii capitoli generali, ed imo di due mila religiosi. In esso abi- tarono JXicolò IV ascolano, e Cle- mente XIV, ambedue francescani. La diocesi era anticamente piìi este- sa, essendo stata smendjrata per for- mare altri vescovati nei dintorni, li vescovo d'Ascoli , come dicemmo, continua a portare il titolo di piin- cipe d'Ascoli, non ha giurisdizione sul temporale, è soggetto immedia- tamente alla Santa Sette , ed è tassato di trecento sedici fiorini camerali.

Ascoli vide il suo figlio Girolamo Mascio ascendere alla cattedra di s. Pietro col nome di JNicolò IV nel 1288 {Vedi), e Clemente VII, de Medici [Vedi), fu vescovo d'Ascoli. Dal regnante Gregorio XVI esal- tato venne alla sacra porpora l' a- scolano Filippo de Angelis , attuale vescovo di RIontefiascone.

ASCOLI e ClRIGNOLA ( y^SCll-

ìnn. et Ceriniolen. in Apulia). Sono fssi due vescovati imiti nel regno del- le due Sicilie, siiffraganei dell'arci- vescovo di Benevento. La città di Ascoli di Satriano , cos'i chiamata per distinguerla da Ascoli del Pice- no ^ è posta nella provincia di Ca- pitanata nella Puglia alle (hlde dei monti verso le frontiere del princi- pato ulteriore. Ascoli è città molto antica, e molto nota nelfistoria ro- mana. Quivi C. Fabrizio, nella guer- ra Tarentina, .sconfìsse Pii-ro re de- gli epiroti, e lo vinse fanno di Ro- ma 476, e 278 prima di G. C. Ptug- giero Guiscardo duca di Puglia di- "*trusse Ascoli nel XII secolo per essersi libellata ; ma fli ben presto i-iedifi- cata in qualche distanza. L' orribile terremoto del 1 3(:)C) la rovesciò in- teramente; comechè nel i4»o (osse

ASC 5j

rialzata dalle sue mine. Carlo V fe- ce di essami principato nel i53o, in favore del famoso capitano An- tonio di Leva, i cui posteri porta- no tuttora il titolo di principi d'A- scoli.

Si crede che fino dai primi tem- pi del cristianesimo vi venisse an- nunziato il vangelo. 11 suo vescovato, ch'è quello stesso di Ordeone, città ora distrutta, è antichissimo, e Gio- vanni XIII nel 969 l'assoggettò al- la metropoli beneventana ; ma a noi non sono pervenuti i nomi dei suoi primi vescovi. In mezzo a tut- ti i rovesciamenti della città, la cat- tedrale fu salva sempre come per miracolo. Nella nuova città la chie- sa de' frati minori di s. Maria e di s. Leone , per ordine di Martino V, servì di cattedrale, venendo i mona- ci altrove trasfeiili. La cattedrale è dedicata alla B. Vergine Maria delle Grazie: il capitolo si compone di ot- to canonici , compresa la preben- da di penitenziere, e di altre dignità, cioè larciiliacono, il cantore, l'arci- prete (il quale è anche parroco del- la città), due primicerii e due tesorieri. A i hanno eziandio alcuni cappellani e mansionarii. Evvi pure nella città un convento d' uomini ed alcune con- fraternite , oltre il monte di pietà , lospedale e il seminario. La dioce- si è però limitata a dodici miglia. Distinguonsi in essa l'abbazia di san Leonardo dell' Ordine de' cavalieri teutonici, fondata dall'imperatore Fe- derico li, le mura della cpiale sono coperte dalle catene di coloro, che fatii schiavi dai tinelli furono per intercessione di quel santo redenti. Era ricca quest'abbazia che in cen- to anni arrivò la sua rendita a qua- ranta mila ducali.

Alla sede vescovile di Ascoli va unita attualmente quella di Cirignola,

5(3 A SE

con cento fiorini di tassa. Onesta città è posta sulla medesima pianura pu- gliese, ed i suoi campi furono teatro al valoje del gran capitano Gonsalvo, colla dislruzione dell'armata francese nel i5o3; e fu tomba al duca di Ne- inoiu'S suo competitore. T . Cip.i-

GNOLA.

ASCOLO (s.) di Cappadocia, fio- riva nel secolo quarto. Per conse- crarsi interamente al servigio di Dio , mosse verso la Grecia , dove attese con tale impegno all'acqui- sto delle cristiane virtù, che se ne fece modello ai piìi perfetti. Per la qual cosa, essendo rimasta vacante la sede episcopale di Tcssa- lonica, il clero ed il popolo concor- sero a bramare questo santo perso- naggio per loro pastore. Fra le sue geste veramente gloi'iose si narra dagli storici, ch'egli, nel 38o, con- ferì il battesimo all'imperatore Teo- dosio ammalato in Tessalunica; che nell'anno appresso intervenne ad un concilio celebrato in Costantinopoli affin di reprimere specialmente 1 au- dacia dei macedoniani, e che, nel SS-j, assistette al concilio raccolto dal Sommo Pontefice s. Damaso, per comporre le discordie della chie- .sa di Antiochia allora governata da due vescovi. I santi Basilio ed Ambrogio lo ebbero in grande e- stimazione, e lo reputarono degno della loro più stretta amicizia.

ASCOLTAiXTI. Penitenti d<;" \w\- \m secoli della Chiesa, che potevano por piede nel vestibolo interno del tempio , per ascoltare le lezioni e le istruzioni , dopo le quali pe- rò doveano uscire , jirima che si desse juincipio alla messa de' cate- cumeni.

ASELLA (s.), vergine romana, che fioriva dopo la metà del secolo I \ . Avca compiuto appena l'età di tlo-

ASI

dici anni, (piando si dedicò intie- ramente al servizio di Dio. Braman- do essa di piacere al suo sposo ce- leste, coll'avanzare nella via della perfezione, (lavasi con tutto 1 im- pegno all'esercizio delle opere vir- tuose, e specialmente al digiuno, al- la mortificazione ed alla pr(^ghiera . Quindi tradusse la vita solitaria in Roma, ove Palladio aHerina, ch'es- sa terminò di vivere verso Y anno 4o5i in un monistero di vergini, di cui era stata direttrice. 11 martiro- logio romano moderno ne fa men- zione al giorno S dicembre.

ASELLO, Cardinale prete del titolo dei santi Gabinio e Susanna alle due case. Fioriva sotto il X'oii- tificato di s. Gelasio I, il quale s(^- dettc sulla cattedra di s. iMetro dal 492 al 496.

ASIA, lina delle cinque parli del globo. TraIas('iando di làvoleggiare, che la ninfa Asia moglie di Jape- to, e fiirliiiola dell'Oceano e di Te- tide, e madre di Prometeo abbia decorato del nome suo questa regio- ne, è da reputarsi opinione la più probabile, secondo Omero ed Ero- doto, che da una città, e provincia della Lidia, bagnata dal fiume Cai- strio, ove una palude Asia racchiu- devasi, e per cui gli abitanti si dis- sero Asioni e le campagne Asiaprata, siasi l'intero paese così denominato. Erodoto aggiunge che tale appellazio- ne viene da ([nella di Asias, figlio di Cotis, che diede il suo nome agli Ases, tribù dei sardi.

L' Asia considerata siccome la più bella parte del mondo , per la fecondità del terreno, per la va- rietà delle sue produzioni, per l'cc- icllenza delle sue butta, per lo splendore e preziosità delle sue gem- me, per la virtù delle sue pian- te e per le ricchezze de' suoi me-

ASI talli e pel raffinamento delle sue sete e coloni. 11 sistema fisico della medesima consiste nello innalzamen- to del terreno da tutte le estremi- tà verso il centro, dove forma poi un grande ripiano, probabilmente il più ampio, ed il più alto del globo.

L'Asia ha per confini a setten- trione r oceano scitico, a levante l' oceano orientale , a mezzodì l' o- ceano indiano, ed a ponente il mar rosso, r istmo di Suez, il mediter- raneo, r arcipelago, il mar di Mar- mora, ed il canal del mar jVero. L'A- sia è puie la parte del mondo più ragguardevole e più distinta: ivi fu creato il primo uomo Adamo, e la prima donna Eva ; ivi sorti dall'ar- ca Noè, dopo il diluvio universale; ivi cominciò la terra a popolarsi ; ivi vissei'o i patriarchi, ebbe luogo la vocazione di A bramo, fi^i data da Dio la legge a Mosè, si fondarono i più floridi imperi, cioè degli assi- ri, medi, babilonesi, niniviti e per- siani; ed ebbervi culla le arti e le .scienze; e, ciò che è più, nell'Asia il Figlio di Dio s' incarnò , visse , mori, risuscitò, per la salute di tut- ti gli uomini, e di finalmente partì la luce del Vangelo ad illu- minare tutto il mondo. S. Pietro vi stabili la sua sede , che poscia trasferì in Pvoma. Dall'Asia sorti pu- re quel Maometto, che la deturpò con tante fanatiche superstizioni.

In generale si riscontra nelle razze A- siatiche la varietà centrale dell'antico continente simile all'Europa. Varie so- no le nazioni dell'Asia, e si vedono con maraviglioso contrasto popoli guer- rieri, attivi e valorosi, vicini ad altri effeminati, timidi ed inerti, che ne addivengono la preda: ciò che si attri- buisce agli eccessi del clima, rile- vandosi che in gran parte il paese caldo è dai popoli schiavi, ed il fred- voL. in.

ASI 57

do dai popoli conquistatori abitato. A fomentare, ed eternare nelle di- verse razze la disunione, ed un im- placabile odio, concorrono le molte- plici e false idee religiose. Le tri- bù, che errano lungo le coste, trag- gono dal mare copiosa sussistenza, e soprattutto mediante la pesca del- le balene. Lo stato politico di quei popoli può l'idursi a tre dilferenti classi, cioè genti nomadi, che non riconoscono alcun capo, tribìi indi- pendenti, che riuniscono la forza lo- ro sotto la protezione di un sovra- no, ma senza adottare verun codice di leggi regolari, e finalmente stati monarchici ereditarii. Grandiose im- pronte d' immobilità caratterizzano la maggior parte delle nazioni a- siatiche, fra le quali vedesi pri- meggiai'e il tartaro, il chinese, l'in- diano , la cui origine perdesi in oscura e confusa tradizione.

Dopo la morte del grande Alessandro, che in avea riuniti gli avanzi delle estinte monarchie, colla divisione av- venuta tra i suoi successori, il do- minio d'Asia ne' Seleucidi consolidos- si, finché 25o anni avanti l'era vol- gare, insorsero i parti a scuotere quel giogo, e crearono un nuovo impe- ro, eh' ebbe la durata di pochi se- coli. Mossero con successo nuova- mente i persiani, appena inoltrato di poco il secolo dopo G. C, e fli per essi creata colla distruzione degli inva- sori una seconda persiana monarchia restaurata. Le guerre desolataci fra questo ed il romano impero, che o- scurarono la fama di Crasso, che cin- sero a Trajano di gloriosi lauri la fi-onte, e diedero morte a Giuliano l'apostata, e ad Eraclio vanto im- mortale, occupano la storia fino al- l'anno 6oo, in che gli arabi, o sara- ceni fin allora quasi ignoti, fecero sot- to le insegne di Maometto crollare 8

58 ASI

le due potenze rivali indebolite dal- l' età e dalla corruttela, ed eressero in Bagdad il trono dei califfi, che signo- reggiarono l'Oriente, e nell'Asia le già bandite arti e scienze tenlaroiiu ri- condurre. Le erranti orde turclie- sclie scesero poco dopo per la pri- ma volta dal centro dell'Asia a con- quidere gli ammolliti califfi, ma ben presto dovettero cedere al torrente de' selvaggi, tartari, niutclii, alla testa de' quali l'orfano Temugino, noto poi sotto il nome di Gengis, Grande.^ dal deserto di Cobi tutto dominò l'O- riente, e lasciollo, nel 1227, in retag- gio ai figli, che dal Catai a Mosca, e persino nell' Ungheria dilatarono le conquiste. I discendenti peiò del- le suddivisioni, spossati caddero sotto la spada fuhninatrice dell' intrepido Timur o Tamerlano, capitano illu- stre, sapiente monarca, ma flagello esecrabile dell' universo. Fu questa l'ultima rivoluzione generale d'Asia, sulle cui rovine crebbei'o i sul- tani turchi , ed i sofì di Persia , avendo 1' impero del Gran Mogol dal conquistatore fondato, perduto poco a poco i suoi stali, la sua pos- sanza, e persino il nome, dopo che i poiloghesi nel XV secolo appia- narono alle Indie la via, e collega- rono con quella delle nazioni eu- ropee l'asiatica storia. V. Turchi,

Moltissime sono le lingue dell'Asia, e noveransi come le piti dilTiisela tur- ca, la greca, la persiana, l'araba, la malese , la chinese , la maudascià , la giapponese , la tartara , la russa e la slava. La popolazione non ec- cede trecento trenta milioni d' indi- vidui, comechè altri la facciano ascen- <lere a quattrocento ottanta, dicendo che diciassette milioni sono cristiani di tutte le comunioni.

Questa bella parte dell'orbe si- no dai tempi antichi era divisa in

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maggiore e minore. L' Asia gran- de o maggiore, secondo Bandi and, si divideva in Albania, Arabia de- scila, felice, petrea. Aria, Armenia maggiore, Asia minore, Assiria, Ba- bilonia,Battriana, Caramania, Coiclii- de, Drangiana, Fenicia, Gcdrosia, Ir- cania, Iberia, India citeriore ed idte- riore, Margiana, Media, Mesopotamia, Palestina, Paropaniiso, Partia, Persia, Sarmazia asiatica, Sacia, Scizia, Seri- ca, Sodiana, Sina, Susiana, Siria, e la Terra settentrionale incognita. Noi lasciando di parlare sull' Asia gran- de o maggiore, dui'cmo alcuni cen- ni piuttosto sull'Asia minore, che il nome d'Asia più propriamente rite- neva altre volte. Essa dividevasi an- ticamente nei seguenti regni : a set- tentrione, il Ponto , la Paflagonia , la Cappadocia ; ad occidente, la Bi- tinia , la Rlisia , la l'àigia piccola , l'Eolide, la Jonia, la Caria; a mez- zogiorno, parte della Caria, la Licia, la Pamfìlia, la Cilicia ; ad oriente lungo l'Eufrale, Melitene, parte del- l'Armenia ; e nel mezzo la (ralazia, la Licaonia, laPissidia, l'isam'ia, la Frigia grande, la Lidia, ovvero la IMeonia. L'Asia minore chiamasi presente- mente Analolia o Natòlia, e si e- stende dall'Eufrate sino al mar di Marmora ed all' arcipelago. La pic- cola Asia, Asia parva, eia antica- mente una piccola contradit dell'A- sia minore, situata lungo la costa dell' arcipelago, a mezzodì della l'ài- gia, e comprendeva la Jonia, la Do- ride, la Caria ed altri piccoli paesi. Sidl'A.sia minore dominarono i ro- mani molto tempo avanti (iesìi Cri- sto dividendola in due esarcali, l'iuìo verso levante e .sei leni rione , «he chiamavano Ponto, l'altro verso mez- zodì e j)onenle, ed a qu(vslo ccinserva- rono il nome di Asia, della quale oia più pro[)riamenle parliamo. Questo

ASI paese ricevette la fede dagli apostoli su- bito dopo la passione di G. C. S. Pietro dalla Palestina passò nella Soria, nella cui metropoli, Antiochia, fissò la sede nell'anno dell'era cristiana 38, e gover- nolla per sette anni, senza lasciare di trascorrere le provincie di Ponto, Gala- zia, Cappadocia, Asia e Bitinia. S. Pao- lo ne percorse le migliori città^ e vi sta- bilì vescovati ed arcivescovati. S. Gio- vanni soggiornò ad Efeso, e parla nell'Apocalisse de' vescovi in molte di quelle città stabiliti, a' quali e- gli scrive, chiamandoli Angeli. Anzi non meno per la venerazione di questo apostolo ed evangelista, che per la giurisdizione civile da Efeso tenuta sull'Asia minore, si conosce che questa provincia ebbe giurisdizione ec- clesiastica fino dai primi tre secoli.

L'esarcato di Asia fu dal concilio calcedonese assoggettato, nel 45 ' 5 f^l patriarcato di Costantinopoli . Divi- dcvasi allora in undici provincie, ri- dotte poi, per sviddivisioni, a quat- tordici, cioè r Asia proconsolare, l'El- lesponto , le isole Cicladi , la Ca- ria, le due Frigie Pacaziana e Sa- lutare, la Lidia, la Licia, la Pam- iìlia, la Pissidia, la Licaonia ; pro- vincie tutte floridissime fino al duo- decimo secolo. Avea cospicue cit- tà e numerosi palazzi. Ma i sa- raceni cominciarono nel IX seco- lo a devastarle, A'i stabilirono nell'XI, e nel XII secolo molti principati, e portarono alla rehgione cristiana gra- vissimo danno, non ostante gli sfor- zi delle crociate, le cp.iali però mi- sero a contatto perfetto l'Europa coll'Asia.

Per altro, di tutte le provincie no- minate, l'Asia pi'oconsolare e l'Elles- ponto costituiscono la parte migliore di terraferma , comunque nulla più si trovi di quanto rendevale ricche e belle. Efeso, che n'era la capitale, è

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ora tutta in rovina, ed il suo arcive- scovo, che vi assume la qualità di e- sarca di tutta l'Asia, non è che titolare, privo essendo di suffraganei. Smirne è florida città frerpientatissi- ma dai mercadanti d'Europa, è abita- ta da ben qi:attromila greci ed ha il metropolitano piìi distinto di tutta la regione : ma Pergamo, Tiatira, e le altre città di questa provincia, ricor- date nell'Apocalisse, città altre volte floridissime, non sono piìi che vil- laggi. Di Cizico, già metropoli, non importa che più si parli, dacché non vi si scorge alcun vescovato.

Le due provincie delle Ci(;ladi sono anche al presente assai ricche. I greci, che le frequentano in gran- dissimo numero, sono sparsi per tutte, godendovi maggior libertà che in al- cuna parte della Turchia.

Le altre provincie di rito greco di questo esarcato d'Asia sono suniserabi- li, che nulla si ha quasi a dirne. Filadel- fia non è più che un borgo , dove sarannovi cinque o sei cento cristia- ni di detta comvmione ; Antiochia ne ha essa pure alcuni, ma ili pic- colo numero; Cogni, florida città, an- cor meno. Le campagne non so- no molto spopolate, ma sono gli abitanti tanto dispersi , che non vi s' incontra neppure un vescovato. Di ciò che erano altre volte, parleremo ai rispettivi articoli.

Le odierne grandi divisioni del- l' Asia sono la Siberia o Russia Asiatica, che è il pendìo settentrio- nale per cui si ascende alla Tarla- rla, la quale forma il grande alti- piano centrale, la cui parte più elevata consiste nel nocciolo del Ti- bet , inclinato alquanto all' O. dal lato, ove le orde tartare indipen- denti soggiornano ; la China colle svxe adiacenze e conquiste, non che il Giappone , che compongono il

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pend'io orientale, le Indie costituenti il pendìo meridionale, e finalmente il pendìo occidentale , che contiene la Persia, l'Arabia, ed i paesi tur- chi e caucasei.

Tutte le religioni dogmatiche , alle quali gli viomini assoggettarono la loro credenza, sono nate nell'Asia. Tre fra esse, il giudaismo, il cristia- nesimo, r islamismo si sono sparse nelle altre parti del mondo, mentre il bramanismo, ed il buddismo, o set- ta di Fo degenerato a cui aggiunger si possono altre religioni , le quali non contano che un piccolo numero di settarii, rimasero concentrale nel- r Asia. Tuttavolta le più sparse in questa parte del mondo sono il bra- manismo, ed il buddismo , perocché la prima è professata nelle Indie , la seconda al Tibet, alla China, al Giap- pone , nell' Annam , nel regno di iìiam, nell' impero birmano, e presso molti popoli mongoli e tungusi. L' islamismo domina al S. O. del- l' Asia, dal Bosforo sino alle monta- gne dell' Afganistan nella penisola occidentale dell' Indo, nel Turkestan e nella Bukaria. Vi è pure un gran numero di mussulmani nella peni- sola orientale dell' Indo, e qualcuno nella China. Si trovano nell'Asia dei guebri , o adoratori del fuoco , degli ebrei, dei o'istiani, e certi po- poli, come gli scik, i drusi, i sebimi, che hanno la loro particolare reli- gione. E sebbene tra i greci ed arme- ni, nazioni per la maggior parte scis- matiche, nestoriani, giacobiti e copti sieno divise quasi tutte le chiese dell' Asia , pei cattolici esistono le sedi vescoviU di Babilonia, Caceres, Goccino, Cranganor, Funehal, Goa, JVIacao, Malacca, JNlanila , IMeliap^r o s. Tommaso, JNaiikin, iVome di Gesù, l'ckinOjSegor via, vSmirne, ecce, tre delle quali sono arcivescovati, ol-

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tre i patriarcati di Antiochia, di Ge- rusalemme titolare, de' Caldei, e di Cihcia, non compresi i vescovati, e arcivescovati titolari, come si può ve- dere ai loro articoli, ed a queUi in partil/uSj ove si descrivono le notizie di queste parti d'Asia. A pie' del prer sente si riporterà la nomenclatura di molti di questi articoli, per co- modo del lettore.

Gemono gli asiatici sotto le piìi ributtanti superstizioni. La poligamia, cioè la moltiplicazione di mogli in un. tempo stesso, e la poliandria, cioè l'u- nione d'una donna con più uomini vi si veggono generalmente adottate. Quindi è che la donna in Asia ri- dotta dal sesso più forte allo stato della più dura schiavitù , trattata come istrumcnto della più brutale passione , olfre di rado quel morale carattere che la rende come moglie l'amica costante dell' uomo in tutte r epoche della vita.

JVel decimosesto secolo, i missionari! penetrarono nella Cina, alla quale vuoisi avere portato il lume del vangelo l' apostolo s. Tommaso , ed i suoi discepoli , come poti-assi ve- dere all'articolo Cina. S. France- sco Saverio della compagnia di Ge- sù, colle proprie mani battezzò nel- r Asia un milione e duecento mila pagani, per lo che il Pontefice Pao- lo IV, nel i558, eresse in arcivesco- vato la chiesa di Goa, ed in ve- scovati Malacca e Goccino. Di- poi Benedetto XIV, ad istanza del le di Portogallo Giovanni V, con bolla dei 24 febbraio 174^, Jiidia- ruììt Gentibiix , dichiarò s. Francesco Saverio , chiamato l' apostolo del- l' Oncnle, protettore principale de^ l'Indie orientali, dal capo cioè di Buona Speranza fino ai regni della Cina e del Giap[tone. Correntlo l'an- no 1578, ricevè il Pontefice Grego-

ASI rio XIII lettere di obbedienza dal- l'arcivescovo diAngamale e di Cran- ganor, metropoli del Malabar, ridotto per opera de' gesuiti dalla pervicacia nestoriana alla cattolica verità, abiu- rando l'errore nel concilio di Goa. 11 Papa , per magi^iormenle luiir- sclo, gli rispose con grande amo- revolezza, aggimigendo alla risposta molte reliquie riccamente ornate. Non fu minore la carità che Gre- gorio XIII mostrò nel 1^79 verso i popoli orientali , e spezialmente verso Giovanni re dell' isola di Cey- lan, credula da alcimi gravi autori ìa Taprobana. Veggasi 1' Histoire de Isle de Ceylan ccn'tc par le Cn- pitaiti Tean Ribeyro , et preseiik'e au Roy de Portugal cu i685 tru- dtiit da Portugoi'se en Francois. A Trevaux. chez Estienne Ganeau 1 700. Essendosi egli fatto cristiano con pili di ventimila dei suoi sudditi , fu perciò privato del regno da Ma- duni suo zio, e costretto a vivere miseramente nella piccola città di Colombo cadendo in mano poscia dei portoghesi , ove s' era ritirato con una provvisione appena bastante pei bisogni della vita. Più volte indar- no implorò l'aiuto di Sebastiano re di Portogallo , per ricuperare il suo scettro, onde alla fine risolvette di ri- correre al vicario di Cristo. Questi, dopo averlo consolato con un breve apostolico, in tal guisa si adoperò col re Enrico, successore di Sebastia- no, che ottenne l'ordine di rimet- terlo in possesso di quella corona; ma la malignità degli ufìiciali deirindia, ed i tumulti di Portogallo, non permisero mai all'impresa quel successo, che le pie intercessioni del Sommo Pontefice Pieri tavano.

Fu di grande consolazione ad Innocenzo X la nuova, che nell'an- no santo 1 65o ricevette, della pro-

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pagazione del santo vangelo ncll' In- die orientali, nel Congo, in Goa, in Tiinchiiio e nella China, non che la lettera scrittagli da Elena vedova imperatrice della China, do- po il suo battesimo, che essa ricevet- te insieme a Maria madre di lei , ad Anna moglie dell'imperatore ed a Costantino di lui primogenito. Sup- plicava essa il Santo Padre della Pon- tificia benedizione per la sua morte, e lo sollecitava aspedir colà predicatori, che dovessero coltivar que' popoli nella vera l'cligione, della qiial cosa lo pregava ancora Achilleo prefetto di quell'impero. ì^. Novaes tomo X p. 34, il quale parlando al tom. XI p. 38 d'Innocenzo XI, dice quanto segue : '> questo Papa, che non mai trascurava promuovei'e la dilatazione della fede cattolica , vide premiate le sue zelanti fatiche, con alcimi successi alla medesima religione van- taggiosi.» Volendosi riunire alla Chie- sa romana alcuni popoli scismatici dell' Oliente, Biagio arcivescovo di Samaco nella provincia Scirvaciense nel mar Caspio, con lettera dei 20 aprile 1682, e IMaidirio vescovo di Samaniri, con lettera scritta nel mag- gio dell'anno seguente i683, suppli- cavano il Pontefice, che spedisse in que' paesi missionarii, perchè ammae- strassero i popoli nella fede cattoli- ca, per lo giogo ottomano quasi del tutto abbandonata [Ada Concislor. 1682, i683). Nel 1688 poi ricevette Innocenzo XI una pubblica ambasceria del re di Siam, composta di tre amba- sciatori tunchinesi, e di altri neofiti, condotti dal gesuita p. Tachard fran- cese, i quali vestiti air uso del pro- prio paese , presentarono i regaU del loro monarca al Pontefice. Egli spe- solli per molto tempo trattandoli con somma tenerezza, e non inferior munificenza, rimandandoli alla pa-

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Ilici caiuhi di donativi. F. Bonanni

Nuniisiiiala Ponlifìcimi, tom. II pag.

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L' islancaliilo 7olo por la propa-

gaziou della fede, prerogativa tut- ta propria del Pontefice Clemente XI , fece che per dilatarla , e promoverla inviasse missionarii nel- l' India , alla Cina , alla Persia , air Etiopia , alla Moscovia ed al Mogol , le fatiche de' quali ope- rai evangelici furono coronale del più felice successo . Ecco quan- to di Clemente XI dice il No- iv/r? , tomo XII pagina 5'j , 6i, 18 1 : » Nell'anno 1708 giun- se r avviso al Pontefice dall' ar- civescovo di Malina , che arrivati certi forestieri alle isole Filippine , avevano scoperte nuove terre, nel- lo quali ampio campo si apriva alla propagazione delle evangeliche verità. A cpiest' annunzio Clemenlo XI con lettera dei 1^ marzo, che si legge nella sua raccolta, tomo I pagina 149? caldamente esortò il prelato ad esercitarvi il suo zelo, ed attendere alla salute spirituale di quelle anime, per l'aiuto delle qua- li destinò ima missione caldamen- te l'accomandata al re di Fran- cia, al- re di Spagna, ed agli arci- vescovi di Malina e del Messi- co. Indi, sul principio del gennaio 1714, scrisse al re di Lassa , rin- gi-aziandolo della bontà , con che favoriva ne' suoi stati i cattolici ed i missionarii apostolici, e lo pregava di continuare ai medesimi coslan te- mente la stessa benevolenza ". Ri- portasi tal breve nel tomo II della racx^olta, p. Zrr*. Con paterna amo- revolezza , Clemente XI colmò di lodi il patriarca dei caldei , per opna del quale si propagava in quelle icginni il culto cattolico, l'avvisò che i vescovi esistenti nel-

ASI le ]>arti degl' infedeli, non erano obbligati per la bolla di Sisto V a visitar personalmente i sttcri limìiiif ma lo potevano sup[>Iire per un procuratore da essi deputato, come egli la esortava a fare, con inviare pel medesimo oggetto alla Congrega- zione di Propaganda lo stato spiri- tuale della sua chiesa.

In quanto poi all' ultenore incre- mento della religione cattolica nel- l'Asia^ basterà accennare che attual- mente la Santa Sede ha un vicario apostolico nella Siria, e parecchi nel- la Cina e regni adiacenti , nonché nelle Indie orientali. Nella Cina e regni a<liacenti si annoverano i se- guenti vicariali ; cioè di Xansi e Xcnsì, di Hiiquang, di Sut-chuen, di Fokicn, di Tche-Kìang e KiangSi, di Lcao-tnng, di Xa~i-tuTig, di Siam, di Cocìilncliina, del Tunkìiio orien- tale, del Taukino occidentale e di Co- rea. Nelle Indie orientali poi vi sono i vicariati di j4va e Pegh, di Calcutta, di Thibel, di Sardhanà, di Bombay ^ di Fera poli , di ISIadras , di Pon- dicliery e Bladnrr, e di Ceylan. I l'ispettivi vicarii apostolici sono in- signiti del carattere episcopale con titoli in partlliii^ , e molti hanno anche il coadiutore fregiato della stessa dignità episcopale. Tutti poi sono dipendenti dalla sacra Congre- gazione di Propaganda.

Ecco gli articoli, che si possono vedere riguardanti l'Asia, oltre quel- li de' vescovati in parlibiis e delle antiche sedi vescovili, nonché tanti altri, che per brevità qui non si notano, benché esistano nel Dizio- nnrio: yfcri , Antiochia, Armenia, Btthilonia, Bcrea , Betlemme, Cai- cedonia , Caldei , Cesaren , Ciad, Cipro , Congregazione di Propa- ganda, Cranganor, Crimea , Crocia- te, Damidta , lùlessa, Kfeso, Faran,

ASO Funai, Gerusalemme. , Giappone, Goa, Hispahan, India, Lieo poli , AJaeao, Malaeea , Maroniti, missio- ni. Monte Libano, Nanhin, Naza- reth, Nicea, Nieoinedia , Orfa, O- rie.nlalì, Palestina, i Patriarcati e Re- gno antico di Armenia, Pekino, Per- sia, Rodi, Saraceni, Siam, Socia, Sultania, Tarso, Tartaria, Teodosia, Tibet, Trebisonda, Turchi, ce. ec.

ASOLO. Piccola città vescovile ora compresa nel regno Lombardo ^'cne- t(j. Cxijioluogo di un distretto della pro- ^illcia di Treviso. Essa è posta .sopra un eolle, che bagnato nelle sue radici dal INIusone, il quale da piti parti riceve le acque. Esistono tuttora le Vestigia delle sue mura, e dal luogo, ove sorgeva il magnifico castello, tut- ta si domina la città, e lo sguanlo delizia nel contemplare un ampio e giocondo orizzonte. Intorno alla sua origine, nulla v'ha di sicuro; .si .sa per altro che al tempo della romana repubblica fu città mimieipale, di cui Tolomeo e Plinio fimno men- zione. Egli è certo eziandio, che la cattolica lède vi fu di.sseminala da .s. l^rosdocimo, verso il quale gli abi- tanti nutrono speciale divozione. Fu se- de inoltre di un vescovo sulTraganeo di Aqiiileia , e due di que' vescovi sono ricordati nella storia dei eon- cilii. In seguito fu abbattuta dagli unni , dai goti, dai lombardi , ])iìi le fu possibile di riacquistare l' antica grandezza. Sembra che il suo vescovato nel secolo X sia stato riunito a quello di Treviso, al cui vesco\ o Rozzone, nel 969, il re Ot- tone I fece dono del castello e della cliiesa di s. Maria coi beni ad es.sa annessi. In questa città avvi un'an- tica collegiata dedicata alla Vergine. Un preposto ed un sacrista hanno ora l'impegno di provvedere alla cin-a delle anime, alla quale cooperano

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eziandio degli altri sacerdoti. Oltre a questa chiesa , ve n' ha delle al- tre, ed mi tempo conlava tre mo- nisteri di uomini, ed uno di vej-gini. ASPENDUS. Ciittà vescovile, sino dal quinto secolo, della diocesi d Asia nella prima Pamfilia, sul fiume Eu- rimedonte, sulVraganea della metro- poli di Sida.

AS1»ERS10NE. Una delle manie- re, onde conferiva.si il sacramento del Battesimo. V. Battesimo.

ASPERSIONE. Dispensazione del. l'acqua benedetta, che si fa in va- lie circostanze ed in varii modi. Ecco alcune rubriche i-apporto al- la cerimonia dell'Aspersione.

Al Sommo Pontefice pre-senta l'Aspersorio monsignor .sagrista, ma nt He basiliche patriarcali Io cede agi' arcipreti, ai vicarii , ed ai canonici fregiali della dignità vescovile. JVelle altre chiese, ove alcun Porporato ri- ceve il Papa , il prelato sagrista consegna l'aspersorio al I^orporato, acciocché lo presenti al Pontefice, che, segnato.si coH'acqua benedetta in forma di croce, aspeige gli astaiiti. Allorché si accosti alla chiesa \\n prelato referendario, od il governatore della città, un ministro vestito di cot- ta, gli presenta soltanto l'aspersorio, alfinchè egli colla mano lo tocchi per poscia segnarsi.

Quando il vescovo entra in chie- sa, la prima dignità, ovvero il pri- mo tra i canonici deve presentar- gli r aspersorio coli' acqua bene- detta, e ciò col bacio della mano. Questo s' intenderà anche pel Car- dinale legato, ovvero Ordinario, come dichiara il seguente decreto: Asper- sorium aquae benedictae Cardina- li etiam legato seu Ordinario lo- ci, aliquam Ecclesiam, seu Dioece- sis, seu jurisdictionis, quacumcjue de causa ingredienti, non ab ar-

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chidiacoìio, seu aiiis de capitalo cii- fuscumque Ecch'siac ponigi dcbet, sed a diguiore ìllius Ecclesiac, ad cniam CardimiUs eliani legalits, scic Ordinarins accedit. Che se il vesco- vo si recasse ad una collegiata, il priore di essa chiesa deve ad esso hii oiFrire l'aspersorio; locchè dicasi eziandio se mettesse piede in un tempio qualunque, tanto di secolari quanto di regolari. Se avvenga che il vescovo entri in chiesa, mentre si recita l'uffizio divino, almeno due canonici devono partire dal coro, e recarsi incontro al loro Prelato col- r aspersorio.

Se un suffragaiico col permesso del vescovo porti la cappa, due ca- nonici debbono andare lino alla porta della chiesa, ed il più degno tra es- si gh deve porgere 1' aspersorio, con cui egli asperge soltanto stesso. 11 primo tra i preti non deve pre- sentare l'aspersorio all'arciprete, prestargli altri atti di rispetto, i qua- li convengono ai soli vescovi.

L' Aspersione dell' acqua bene- detta si pratica partitamente a cia- scuna dignità, etl a ciascun cano- nico, cominciando da quelli che so- no alla parte destila. Questa dee farsi ogni domenica dal celebrante, anche sebbene non sia la prima dignità.

Al solo parroco appartiene di a- sj>ei-gei'e il cadavere di un defunto, anche qualora intervenisse alla fu- nebre cerimonia il capitolo della cat- tedrale o di altra collegiata. Agli stessi parroclii spetta il diritto di benedii-e le case.

ASI'KRSORIO. Così chiamasi quello stromenlo di argento, di oro, o di altro nielalio, con cui si distri- buisce r acqua benedetta. Di qiie- slo laccano uso anche i pagani nei loro sacrificii, ai quali premettevano molle abluzioni. Gli Aspcrsorii cra-

ASS no anticamente di foglie di alberi, di setole od anche di rami di uli- vo. Tuttavolla anche oggidì le mo- nache sogliono lare Aspersoiii di paglie lavorate, non che tli altra materia, con gruppo di setole bian- che nelle estremità.

ASPETTATIVE. F. Dateria

APOSTOLICA.

ASSEMANI Giuseppe Simonio, si- riaco maronita, arcivescovo di Ti- ro, canonico della basilica di s. Pie- tro , primo custode della bibliote- ca vaticana, nacque nell'anno 1687, e mori nel 1768. Era assai pra- tico delle lingue orientali, e diede al- la luce alcune opere, che gli acqui- starono molta fama. Tra queste si annovera i." una Biblioteca orienta- le intitolata : Bihliotheca orientalis clcmcìitliio - vaticana, recensens ma- nuscriptos codiccs syriacos , arabi- co.t , persicos , turcicos , hcbraicoSy sainaritanos, annenicos, cclhiopicosj ^nvcos, cegyptios, ibericos, et ma- labaricos, de jussu et inunifìccntia Clementis XI. 2.° Sancii Ephreni Syri opera omnia qme extant, grce- ce, syriace et latine eie. ?>." De San- ctis Fercntinis in Tuscia, Bonifacio ac Rcdcmplo episcopio, deque pres- bytero et niartyre Eutychio, de qui- bus s. Gregorius Papa in libro dia- logoruni scribit, dissertatio. 4-° I' talicce historice scriptores. 5." Ka- lendaria Ecclesia; universa;.

ASSEIMAJNT Stefano Evodio , arcivescovo di Apamea, il quale re- se illustre il suo nome per la co- gnizione delle lingue orientali, suc- cesse allo zio Giuseppe Simonio nella cariciì di primo custode della bibliote- ca vaticana, e compose alcune ojie- re degne di essere ricordate. Que- ste sono I ." Bibliothccae mcdico-lnu- rcntianae et palalinae codicuni ma- luiscriplonini oricntaVnun caudogus

A ss eie. 2." Ada sanclonim marlynnn ovicntalium et oeeidentaliimi in duas partes flistrihittcì, idi etiam acta s. Simeorn's Stjlilae e Bibl. Jpost. Val. in liieeni protraxit, clialdai- ciim texUini reeensuil, notis vocali- bus animavit, latine vertit, adnwni- tionibus perpetui. <;(pie adnolationibus illustravil Steph. E. Assemani. 3°. Sancii Patris Ephrem Syri, tomus tertius syriace et latine. Il padre Pie- tro Benedetto maronita della socie- tà di Gesù avea dato alla luce i due primi tomi dell' edizione siria- ca delle opere di s. Efrem, quando fii colto dalla morte. L' Assemani fu incaricato dal Cardinale Quirini di condurre a fine quest' opera ; e con molto studio raccolse quanto gli fu fatto di rinvenire nei manoscritti di questo santo padre , i quali gli avrebbero somministrata molta ma- teria, se non fossero stati rovinati dalle acque e dal fango del Nilo.

ASSEMANI Giuseppe Luigi, pro- fessore di lingua siro-caldaica nel col- legio della Sapienza a Roma, fioriva nel secolo XVIÌI. Fu nominato pro- fessore di liturgia sacra da Benedetto XIV. E autore di un'opera, che lo re- .se celebre, intitolata : Codex liturgi- cus Ecclesiae wiiversae in quindecim libros distributus. In questo